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Ay

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Ay
PortraitStudyOfAy.png
Frammento di statua raffigurante Ay, Berlino
Re dell'Alto e del Basso Egitto
In carica 1323 –
1319 a.C.[1]
Predecessore Tutankhamon
Erede Nakhtmin
Successore Horemheb
Nome completo Kheperkheperura Ay
Nascita Tebe, 1392 a.C.
Morte Tebe, 1319 a.C.
Luogo di sepoltura KV23, Valle Ovest
Dinastia XVIII dinastia
Consorte Tey
Figli Nefertiti, Mutnodjemet, Nakhtmin

Ay (anche Kheperkheperura Ay) (Akhmim, 1390/1380 a.C.? – Tebe, 1319 a.C.[2]) è stato un sovrano egizio faraone della XVIII dinastia egizia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nativo di Akhmin, dai greci chiamata Panopoli, fu un funzionario di notevole importanza durante il regno di Akhenaton, durante il quale ricoprì gli incarichi di: "portatore del flabello alla destra di sua maestà", "capo di tutti i cavalli del re", "primo degli scribi di sua maestà", "padre del Dio". Non è chiaro se fosse di ascendenza regale o meno. Intorno alle sue origini si sono sviluppate molteplici teorie. Una di queste sostiene che Ay e sua moglie Tey fossero i genitori di due grandi spose reali: Nefertiti, moglie di Akhenaton, e Mutnodjemet, moglie di Haremhab. D'altro canto, pare ormai certo che Tey non potesse essere la madre carnale di Nefertiti, alla luce del suoi titolo di "nutrice della Grande sposa reale" (Nefertiti stessa)[3][4].

Un'altra versione suggerisce che Ay fosse il fratello (o fratellastro) di Tiy, "Grande sposa reale" di Amenhotep III[5], fatto che renderebbe Ay zio materno di Akhenaton. Le due teorie non sono mutuamente esclusive, ma entrambe spiegherebbero l'alto status al quale Ay assurse durante il regno di Akhenaton. Dopo la morte di questi e dopo gli effimeri regni dei suoi immediati successori Ankhtkeperura e Smenkhkhara, Ay fece parte del consiglio di reggenza che governò l'Egitto durante la minorità di Tutankhamon, asceso al trono ad appena 9 anni d'età. La sua influenza, che ne aveva fatto uno statista potentissimo con un'esperienza di 25 anni accanto ai troni di Akhenaton e Tutankhamon, gli permise di succedere a quest'ultimo al momento della sua morte prematura, nell'inverno del 1323 a.C. Tutankhamon non era stato in grado di generare eredi, e la teoria che il vecchio Ay ne abbia sposato la giovane moglie e sorellastra, Ankhesenamon - figlia di Akhenaton e Nefertiti - per dare sostegno alla sua posizione, non possiede riscontri al di fuori di un anello, già noto ad Howard Carter, in cui i nomi di Ay e della vedova di Tutankhamon sono affiancati[6][7]. La questione è tuttora dibattuta[6]. Meno chiaro è il ruolo che ebbe il generale Haremhab nella successione al giovane faraone: sotto Tutankhamon egli recava infatti il titolo di "rappresentante del Signore delle Due Terre", e i suoi diritti alla successione non erano trascurabili[8]. Si rivelò forse determinante, per il potentissimo funzionario, l'ipotetico matrimonio con la vedova reale; potrebbe essere questo uno degli argomenti più semplici per spiegare l'inattesa successione di Ay a discapito del capo dell'esercito, Haremhab.

Comunque nelle pitture della tomba di Tutankhamon, Ay è raffigurato mentre esegue la "cerimonia di apertura della bocca"; rito questo riservato esclusivamente all'erede designato, e difatti Ay vi appare di già rivestito della corona blu khepresh.

Ay, ormai faraone, mentre esegue il "rito di apertura della bocca" sulla mummia di Tutankhamon. Da una pittura murale nella tomba di Tutankhamon.

Si suppone che per allestire in soli 60 giorni la tomba di Tutankhamon e quindi legittimare il suo diritto di salire al trono, abbia saccheggiato le tombe di Nefertiti ed Akhenaton. A sostegno di questa teoria sta il fatto che nella tomba di Tutankhamon siano stati ritrovati, gettati in una confusione che dà idea della frenesia dell'allestimento, oggetti destinati al corredo funebre di una regina, e il fatto che il corredo funebre accumulato in quella tomba non potesse essere stato preparato dallo stesso Tutankhamon in così poco tempo. Salito al trono in età già molto avanzata, 69 anni, regnò per soli quattro anni. Continuò l'opera di moderata restaurazione iniziata ai tempi di Tutankhamon, comunque differente dalla veemente restaurazione che sarà di Haremhab. Edificò per sé un tempio funerario nel complesso templare di Medinet Habu.

Uno dei personaggi chiave del regno di Ay fu il generalissimo Nakhtmin, forse figlio suo e della prima moglie Iuy, "adoratrice di Min" e "cantrice di Iside", forse madre di Nefertiti e Mutnodjmet. Quel che è certo è che Nakhtmin fu l'erede designato al trono, che però non raggiunse mai, forse morendo prima di Ay. Se non figlio carnale di Ay, Nakhtim dovette essere certamente essere stato adottato dall'anziano faraone in quanto una sua statua danneggiata, conservata presso il Museo egizio del Cairo, lo chiama "figlio della carne del re"; indubitabili anche i suoi titoli di "principe della corona" e "figlio del re"[9]. Alla morte di Ay, il trono destinato a Nakhtmin andò ad Haremhab.

La sua tomba a Tell el-Amarna, che non venne mai usata, contiene una delle versioni più complete dell'Inno all'Aton. Ay venne sepolto nella tomba KV23 nella Valle Ovest, detta anche "Valle delle scimmie", in una tomba che si pensa fosse stata preparata originariamente per Tutankhamon. La sua mummia non è stata mai trovata. Come per i suoi predecessori anche la memoria di Ay subì la furia iconoclasta di Haremhab, suo successore, che con Ay non aveva rapporti di parentela; il suo sarcofago fu spezzato in molti frammenti[10]. I monumenti e i resti del regno di Ay sono quindi estremamente rari.

Liste Reali[modifica | modifica wikitesto]

Nome Horo Giuseppe Flavio anni di regno Sesto Africano anni di regno Eusebio di Cesarea anni di regno
Ka-nekhet tenkau Achenreres II (?) 12 Acherres (?) 12 Cherres (?) 15

Titolatura[modifica | modifica wikitesto]

G5
E1
D44
S15 N28
Z2
Srxtail2.svg
serekht o nome Horo
G16
S42 G20 F9
F9
D46
r
D44
S22 t t
N25
nome Nebty
G8
S38 X7 C10 S L1 r
N17
N17
nome Horo d'Oro
M23 L2
Hiero Ca1.svg
N5 L1 L1 Z2
Hiero Ca2.svg
praenomen o nome del trono
G39 N5
Hiero Ca1.svg
R8 i t
f
i A2 i i
Hiero Ca2.svg
nomen o nome di nascita
Ay
in geroglifico


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Erik Hornung, Ancient Egyptian Chronology, Krauss & Warburton editors (2006) p. 493
  2. ^ Erik Hornung, Ancient Egyptian Chronology, Krauss & Warburton editors (2006) p. 493
  3. ^ Aidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson, 2004, p. 157.
  4. ^ Aidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Londra, Thames & Hudson, 2004, pp. 36, 147.
  5. ^ Rice, Michael, Who's Who in Ancient Egypt, Routledge, 1999, p. 222.
  6. ^ a b Christine El Mahdy, Tutankhamon, Sperling & Kupfer, Milano. ISBN 88-200-3009-8. p.228.
  7. ^ Dodson & Hilton, p.153.
  8. ^ Peter J. Brand, The Monuments of Seti I: Epigraphic, Historical and Art Historical Analysis (2000), p. 311
  9. ^ Wolfgang Helck, Urkunden der 18. Dynastie: Texte der Hefte 20-21, Berlino (1984), pp. 1908–1910
  10. ^ Bertha Porter, Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyph Texts, Vol. 1 parte 2, Oxford Clarendon Press, (1960), pp. 550–551

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Arborio Mella, L'Egitto dei faraoni, Milano, Mursia, 1976 ISBN 88-425-3328-9
  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bologna, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X
  • Alan Gardiner, La civiltà egizia, Torino, Einaudi, 1997 ISBN 88-06-13913-4
  • Alfred Heuss et al., I Propilei. I, Verona, Mondadori, 1980.
  • Università di Cambridge, Storia Antica. II, 3. Il Medio Oriente e l'area Egea 1380-1000 a.C., Milano, Il Saggiatore, 1975.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore dell'Alto e del Basso Egitto Successore Double crown.svg
Tutankhamon 13231319 a.C. Horemheb
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