Affare Lavon

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L'affare Lavon si riferisce ad una operazione segreta israeliana fallita, nome in codice Operazione Susannah, condotta in Egitto nell'estate del 1954.

Come parte di un'operazione false flag,[1] un gruppo di ebrei egiziani sono stati reclutati dai servizi segreti militari israeliani per pianificare la collocazione di bombe all'interno di obiettivi civili egiziani, americani e di proprietà britannica quali cinema e biblioteche. Gli attacchi dovevano essere attribuiti ai Fratelli Musulmani, ai comunisti egiziani, a "insoddisfatti non meglio specificati" o "nazionalisti locali" con l'obiettivo di creare un clima di violenza e instabilità sufficiente per indurre il governo britannico a mantenere le sue truppe di occupazione nella zona del canale di Suez in Egitto. L'operazione non ha causato vittime, fatta eccezione per quei membri della cellula che hanno commesso il suicidio dopo essere stati catturati.

L'operazione divenne infine nota come affare Lavon (Lavon Affair), dopo che il ministro della difesa israeliano Pinhas Lavon è stato costretto a dimettersi a seguito dell'incidente. Prima delle dimissioni di Lavon, l'incidente era stato eufemisticamente denominato in Israele come la "Sfortunata vicenda" o "Il cattivo affare" (in ebraico: עסק הביש, Esek HaBish). Dopo che Israele ha pubblicamente negato qualsiasi coinvolgimento nell'incidente per 51 anni, gli agenti sopravvissuti sono stati ufficialmente premiati nel 2005 con attestazioni di stima rilasciate dal presidente israeliano Moshe Katsav.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Global terrorism James M. Lutz, Brenda J. Lutz 2004 ISBN 0-415-70051-5 pp46
  2. ^ (EN) Israel honors 9 Egyptian spies in Ynet news, Reuters, 30 marzo 2005. URL consultato il 29 gennaio 2014.
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