Accettazione dell'eredità col beneficio di inventario

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L'accettazione dell'eredità col beneficio d'inventario è un diritto che spetta in capo all'erede. Se l'erede è un minore, un incapace o una persona giuridica questo è l'unico modo per acquisire un'eredità.[1]

Premessa[modifica | modifica wikitesto]

Con l'accettazione, tacita o espressa, dell'eredità il patrimonio dell'erede e il patrimonio del de cuius confluiscono in un unico patrimonio in capo all'erede. L'istituto dell'accettazione con beneficio d'inventario è un'eccezione a tale regola, tenendo separati tali due patrimoni sino all'estinzione dei debiti ereditari (tecnicamente si parla di Confusione dei patrimoni).[2]

Devono necessariamente accettare con beneficio d'inventario le persone giuridiche, associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti (eccetto le società), gli interdetti, gli inabilitati, i minori d'età e i minori emancipati, nonché a discrezione del giudice i beneficiari dell'amministrazione di sostegno. Si tratta infatti di un atto di straordinaria amministrazione, e come tale un'accettazione pura e semplice da parte di un soggetto appartenente a una di queste categorie è annullabile.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Seppur con modalità diverse, il cosiddetto beneficium inventarii risalirebbe al diritto romano, e in particolare a Giustiniano I (482-565 d.C.) e al Corpus iuris civilis (VI secolo d.C.).[3][4][5]

Il Corpus iuris civilis rappresentò la base del diritto per i secoli successivi, fino agli inizi del XIX secolo, allorché Napoleone Bonaparte riunì la varietà di fonti giuridiche differenti in uso in un unico e agile Codice civile napoleonico (1804); questo sarà poi la base dei successivi codici civili nazionali, inclusi quelli italiani (del 1865 e del 1942).

Nel Codice civile napoleonico, il "beneficio dell'inventario" compare all'articolo 793 ((FR) bénéfice d'invenataire).[6][7]

Effetti[modifica | modifica wikitesto]

Come già anticipato, tale accettazione tiene distinti i due patrimoni. In tal modo l'erede garantirà il pagamento degli eventuali debiti ereditari unicamente con il patrimonio del de cuius. All'estinzione del pagamento di questi, l'erede potrà acquisire l'eventuale asse patrimoniale residuo.

Procedura[modifica | modifica wikitesto]

Tale procedura deve essere attivata attraverso una dichiarazione presentata al cancelliere del tribunale in cui si è aperta la successione, oppure ricevuta da un notaio. Tale dichiarazione deve essere preceduta o seguita dall'inventario dei beni del de cuius.

Come nel caso dell'accettazione dell'eredità semplice, ci sono principalmente due situazioni da considerare, a seconda che il chiamato all'eredità sia o no nel possesso anche di uno solo dei beni ereditari (ad esempio, viva in un'abitazione appartenenete al de cuius). Se è nel possesso di beni ereditari, l'accettazione col beneficio d'inventario è possibile avviarla nell'arco dei tre mesi successivi all'apertura della successione (che nella maggior parte dei casi coincide con la data di morte del de cuius). Entro i tre mesi successivi all'apertura della successione, inoltre, il chiamato all'eredità deve redigere l'inventario. Se entro i tre mesi di cui sopra l'inventario non viene redatto o non viene redatto un atto di rinuncia all'eredità, questa si considera accettata a tutti gli effetti. Nel caso in cui il chiamato all'eredità abbia compiuto l'inventario entro i tre mesi, ma non abbia ancora accettato l'eredità col beneficio d'inventario, egli ha un termine di quaranta giorni per decidere se accetta o rinuncia all'eredità e per l'eventuale dichiarazione di rinuncia, in mancanza della quale l'eredità si considera accettata a tutti gli effetti.[8]

Se il chiamato all'eredità non è nel possesso di alcuno dei beni ereditari (ad esempio risiede all'estero), può accettare l'eredità col beneficio d'inventario (così come accettarla incondizionatamente) nell'arco di dieci anni dall'apertura della successione.[9] Una volta accettata l'eredità con beneficio d'inventario, il chiamato all'eredità ha tre mesi di tempo per poter fare l'inventario. In mancanza dell'inventario o di atto di rinuncia all'eredità, alla scadenza dei tre mesi l'eredità si considera accettata a tutti gli effetti. Se è stato fatto l'inventario senza una dichiarazione di accettazione col beneficio d'inventario, il chiamato all'eredità ha quaranta giorni di tempo per decidere se accettare e per la relativa dichiarazione di accettazione; in caso contrario, l'eredità si intende rifiutata. Nel caso in cui, dopo dieci anni, l'eredità non sia stata né accettata (con o senza beneficio d'inventario) né rifiutata, essa si considera rifiutata a tutti gli effetti.

Ratio dell'istituto[modifica | modifica wikitesto]

Tale istituto giuridico ha il suo fondamento per tutelare l'erede che, temendo di rispondere anche con il suo patrimonio personale ai debiti lasciati dal de cuius, si avvale del beneficio d'inventario, col quale verificherà l'esatta posizione debitoria e creditoria del defunto ed è ragionevole presumere che accetterà l'eredità solo se le attività del patrimonio ereditato supereranno le passività.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Torrente e Piero Schlesinger, Manuale di diritto privato, Milano, Giuffrè editore, 1995. ISBN 8814044880.
  • Giovanni Bonilini, Manuale di diritto ereditario e delle donazioni, Torino, UTET, 2011, V ed., ISBN 9788859800309

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti normativi[modifica | modifica wikitesto]

Codice Civile

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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