L'avvertimento

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L'avvertimento
L'avvertimento.jpg
Giuliano Gemma e Martin Balsam in una scena del film
Titolo originale L'avvertimento
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1980
Durata 108 min
Colore Colore
Audio Sonoro
Genere poliziesco
Regia Damiano Damiani
Soggetto Damiano Damiani, Nicola Badalucco
Sceneggiatura Damiano Damiani, Nicola Badalucco, Dino Maiuri, Massimo De Rita
Produttore Mario Cecchi Gori
Casa di produzione Capital Films
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Andrea Crisanti
Costumi Giulia Mafai
Trucco Gino Zamprioli
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'avvertimento è un film del 1980 diretto da Damiano Damiani.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Roma, 1980. Durante una delicatissima indagine su personalità dell'alto mondo imprenditoriale e bancario, colluse con la mafia, e reduci di ogni genere di scandalo, il commissario capo Vincenzo Laganà viene ucciso nel suo ufficio in commissariato per non aver accettato una tangente di 200 milioni versatagli sul suo conto in banca per corromperlo, insieme con l'avvocato Milanesi, testimone che avrebbe potuto incastrare tanta forse per alcuni troppa gente, da alcuni misteriosi sicari travestiti da poliziotti, proprio mentre il commissario Antonio Barresi, sta per rassegnare le proprie dimissioni, dopo aver trovato accreditati sul suo conto in banca cento milioni e una telefonata di ignoti che lo ammoniscono su come si deve comportare con loro durante la prossima inchiesta (per l' assassinio del commissario Laganà). Dopo aver seguito vanamente i sicari, il commissario Barresi si accorda con il questore per risolvere il caso, proprio mentre Silvia, la vedova di Laganà viene ricattata da una donna, che asserisce di avere le prove che il defunto commissario era un corrotto, perché venuta a sapere che sul suo conto in banca mancano 10 milioni, soldi che in realtà ha preso Silvia per pagare dei debiti. Rintracciati i ricattatori il commissario Barresi li arresta, ma questi fatti condannare dalla procura come i colpevoli della strage dove morirono il commissario Laganà e l' avvocato Milanesi, nonostante i tre asseriscono di avere dei testimoni che confermerebbero la loro estraneità alla strage : due ballerine, che il vicecommissario Prizzi si propone di voler trovare. Barresi dunque interrogando Silvia, scopre che si è appropriata della tangente che avevano offerto al marito per corromperlo, e la salva un attimo prima che la donna tenti il suicidio. Prizzi nel frattempo trova e sequestra le due donne che possono testimoniare a favore dei tre ladruncoli incriminati ingiustamente per la strage. Il commissario, dunque convinto della colpevolezza del questore Martorana, come quest'ultimo è convinto della colpevolezza del commissario, cerca di ottenere un meeting ad alto livello mediante il giornalista Puma, ma con un lapsus, si lascia sfuggire, i suoi sospetti sul questore, e gli astuti criminali sfruttano a loro vantaggio la situazione: uccidono la moglie di Laganà e ricattano e uccidono gli agenti, che detenevano le compagne dei ricattatori della signora Laganà. Nonostante tutto Barresi incontra infine il questore, e resosi conto entrambi della rispettiva innocenza, fanno arrestare tutti i colpevoli della strage : l' imprenditore Massimiliano, il notaio Castrovillari, il giornalista Puma e il direttore di banca Lopez, pur consapevoli che non resteranno per molto in galera.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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