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Yīniàn sānqiān

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Yīniàn sānqiān (一念三千, "tremila mondi in un istante di vita", cor. Illyeom samjeong, giapp. Ichinen sanzen, viet. Nhất niệm tam thiên) è la dottrina buddhista di origine Madhyamaka, elaborata da Zhìyǐ fondatore della scuola buddhista cinese Tiāntái e ripresa nelle scuole giapponesi del Buddhismo Tendai e del Buddhismo Nichiren.

Questa dottrina esprime un complesso olismo e omnicentrismo radicale che caratterizza l'unicità dell'insegnamento Tiāntái nel panorama delle dottrine buddhiste.

Essa sostiene che, dal punto di vista del pensiero, tutti i mondi (le singole esperienze e la individuazione dei singoli oggetti di esperienza) esistono certamente, ma la pratica meditativa consente di scorgerne la loro ambiguità, la loro indeterminatezza. Essi esistono solo in quanto la mente li delimita in modo arbitrario sia dal punto di vista spaziale che da quello temporale, impedendo di vedere la loro reale natura (tathatā, 真如 zhēnrú, giapp. shinnyo).

Visti nella loro continuità temporale e nel loro condizionamente reciproco questi 'mondi' non possono essere considerati che 'vuoti', privi di una identità inerente. Ma il pensiero, ovvero la vita, non si accontenta della loro vacuità, soffrendo d'altro canto per la loro incostante 'esistenza' (ogni fenomeno appare, esiste e scompare): è l'ambiguità di questi 'mondi' a generare la sofferenza negli esseri senzienti (sanscrito sattva, cin. 衆生 zhòngshēng, giapp. shūjō) ed è il continuo esercizio di consapevolezza dello zhǐguān sulla dottrina dello yīniàn sānqiān e dello yuánróng sāndì (Triplice verità) che può portare, secondo Zhìyǐ, la salvezza da questa condizione.

Le realtà possibili in un solo pensiero (sans. eka-kṣaṇa, cin. 一念 yīniàn, giapp. ichinen) indicati in questa dottrina, sono tremila (sanscrito tri-sāhasra, cin. 三千 sānqiān, giapp. sanzen) in quanto inglobano tutte le condizioni esperibili: 10 sono le condizioni esistenziali (Dieci mondi, 十界 cin. shíjiè, giapp. jùkai):

  1. Lo stato infernale (sanscrito naraka, 地獄 cin. dìyù, giapp. jigoku) vincolato all'odio;
  2. Lo stato di spirito affamato (sanscrito preta, 餓鬼 cin. èguǐ, giapp. geka) vincolato all'avidità;
  3. Lo stato di animale (sanscrito tiryag-yoni, 畜生 cin chùshēng, giapp. chiku shō) vincolato all'ottusità;
  4. Lo stato di divinità inferiore (sanscrito asura, 阿修羅 cin. āxiūluó, giapp. ashura) vincolato alla gelosia;
  5. Lo stato umano (sanscrito manuṣya, 人間 cin. rénjiān, giapp. ningen) vincolato al desiderio;
  6. Lo stato di divinità (sanscrito dyaus, 天上 cin. tiānshàng, giapp. tenjō) vincolato alla felicità impermanente;
  7. Lo stato di śrāvaka (聲聞 cin. shēngwèn, giapp. shōmon) proprio del buddhista hinayāna, ovvero di colui che persegue il "risveglio" personale uscendo dal saṃsāra (cin. 輪廻 lúnhuí, giapp. rinne), per entrare nel nirvāṇa statico (sans. pratiṣṭhita-nirvāṇa, cin. zhù nièpán, giapp. jū nehan) proprio degli arhat (cin. aluoan, giapp. arakan);
  8. Lo stato di pratyekabuddha (緣覺 cin. yuánjué, giapp. engaku) proprio di colui che raggiunge l' "illuminazione" (cin. 菩薩 pútí, giapp. bodai) da sé e per sé e non la insegna agli altri;
  9. Lo stato di bodhisattva (菩薩 cin. púsà, giapp. bosatsu) proprio del buddhista mahāyāna;
  10. Lo stato di buddha (佛 cin. , giapp. butsu), che corrisponde alla realizzazione del nirvana non statico (sans. apratiṣṭhita-nirvāṇa, 無住涅槃 cin. wúzhù nièpán, giapp. mujū nehan) proprio di chi realizza la piena illuminazione (sans. anuttarā-samyak-saṃbodhi, 正等覺 cin. zhèngděngjué, giapp. shōtōkaku).

Tali "dieci condizioni esistenziali" vanno moltiplicate per se stesse in quanto tutte queste condizioni, da quella infernale a quella buddhica, implicano potenzialmente le altre nove esistenze al loro stesso interno.

Queste "cento potenziali esistenze" vanno poi moltiplicate per le "10 talità" (vera natura dei dharma, sans. tathatā, 如是實相 cin. rúshì shíxiàng, giapp. nyoze jissō) indicate nel II capitolo del Sutra del Loto e che corrispondono a: caratteristiche, natura, essenza, forza, azione, causa, condizione, retribuzione, frutto e uguaglianza di tutte queste talità tra loro.

Questi 'mille' dharma vanno poi moltiplicati per i tre mondi (sans. loka, 世 cin. shì, giapp. se) ovvero per i cinque aggregati (sans. pañca skandha, 五蘊 cin. wǔyùn, giapp. goun), per gli esseri senzienti costituiti dai cinque aggregati (sanscrito sattva, cin. 衆生 zhòngshēng, giapp. shūjō) e per il luogo in cui essi vivono (sanscrito talima, 地 cin. , giapp. ji), raggiungendo il numero di "tremila mondi" (sanscrito tri-sāhasra, cin. 三千 sānqiān, giapp. sanzen).

La vita può manifestarsi in queste "tremila condizioni" cambiando costantemente anche a seconda dei vissuti della mente, ma questi "tremila mondi" sono, per la dottrina Tiāntái, tutti immancabilmente vuoti (sans. śūnyatā, cin. 空 kōng, giapp. ) e non sono né esistenti né non esistenti.

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