Abbazia di San Vincenzo al Volturno

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Abbazia di San Vincenzo al Volturno
San Vincenzo al Volturno.jpg
Basilica di San Vincenzo al Volturno
Stato Italia Italia
Regione Molise Molise
Località Castel San Vincenzo Rocchetta a Volturno
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Inizio costruzione V secolo
Completamento VI secolo

Coordinate: 41°38′59.94″N 14°05′16.14″E / 41.649983°N 14.087817°E41.649983; 14.087817

L'abbazia di San Vincenzo al Volturno è una storica abbazia benedettina posta nel territorio dei comuni di Castel San Vincenzo e di Rocchetta a Volturno in Provincia di Isernia, nell'Alta Valle del Volturno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'area su cui nacque l'abbazia aveva ospitato un insediamento di epoca tardoromana. Tra il V e il VI secolo, tra gli edifici oramai in disuso, furono realizzate una chiesa e un'area funeraria.

Teoria di Sante, particolare della decorazione ad affresco della cripta di Epifanio, secondo quarto del IX secolo

Secondo il Chronicon Vulturnense il cenobio nacque grazie a tre nobili di Benevento, tali Paldo, Tato e Taso nel 731, che vi impiegarono tutto il loro ricco patrimonio. Costoro, per intraprendere vita ascetica, raggiunsero l'abbazia di Farfa, abbazia benedettina in Sabina. L'abate Tommaso di Moriana suggerì loro di fondare un'abbazia presso il fiume Volturno, dove vi era già un oratorio dedicato a san Vincenzo. La fondazione di tale oratorio viene attribuita a Costantino I il Grande. Sottolineare l'origine beneventana dei tre fondatori da parte del Chronicon, fa supporre che l'istituzione sia stata favorita cercando nuovo prestigio dal longobardo Gisulfo II, duca di Benevento dal 743 al 749.

Con l'arrivo dei Franchi dal nord, l'abbazia si trovò in una zona di confine tra Franchi e Longobardi. Nel 774 era abate il franco Ambrogio Autperto. Nel 782 divenne abate il longobardo Potone: fu deposto per aver lasciato il coro durante una lode cantata a Carlo Magno; solo giurando fedeltà al re dei Franchi riuscì a tornare ai suoi incarichi. Il 27 marzo 787 lo stesso re dei Franchi concesse privilegi fiscali e giurisdizionali tali da equiparare l'abbazia alle maggiori europee. Nel IX secolo, con gli abati Giosuè, Talarico ed Epifanio l'abbazia si espanse divenendo una piccola città, con 350 confratelli e vasti possedimenti terrieri.

Nell'848 l'abbazia fu danneggiata da un terremoto. Dodici anni dopo fu ricattata da Sawdān, emiro di Bari, a cui fu versato un ingente tributo per non subire un saccheggio. Nell'881 alcuni Saraceni al soldo del duca Atanasio II di Napoli, grazie al tradimento della servitù dei monaci, depredarono e bruciarono il cenobio. I superstiti fuggirono a Capua; ritornarono a costruire l'abbazia nel 914, riuscendovi solo alla fine del secolo grazie all'appoggio diretto degli imperatori Ottone II e Ottone III. I monaci tentarono di costruire nell'Alta Valle del Volturno una podestà attraverso l'amministrazione della giustizia e la riscossione dei tributi.

Sul finire dell'XI secolo i monaci, per difendersi da un eventuale attacco normanno, si trasferirono in una posizione più difendibile; nell'anno 1115 papa Pasquale II consacrò la nuova chiesa abbaziale. Nel XII secolo avvenne la conquista normanna degli Abruzzi, che portò progressivamente nei secoli successivi al disgregamento della signoria monastica. Nel 1349 un nuovo sisma distrusse San Vincenzo al Volturno, lasciando spazio all'espansione politica di Montecassino. Occupato da un numero sempre minore di confratelli, dal XV secolo l'abbazia iniziò ad essere gestita, a livello sia spirituale sia economico, dall'esterno. Nel 1669 tutti i territori dell'abbazia volturnense vennero assegnati ai monaci cassinensi che lo amministrano in tutto e per tutto, fatto che sancì definitivamente la fine della sua autonomia.

A causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale alcune parti dei ruderi dell'abbazia e una piccola chiesa successiva subirono pesanti danni. Angelo Pantoni, monaco di Montecassino si è occupato per anni dell'impianto di un nuovo monastero. Grazie a lui dal 1989 San Vincenzo al Volturno ospita nuovamente una comunità: le benedettine giunte dal cenobio del Connecticut Regina Laudis.

Lista degli abati[modifica | modifica wikitesto]

Lista degli abati dal Chronicon Vulturnense:[1]

Il Chronicon Vulturnense[modifica | modifica wikitesto]

Le prime vicende storiche relative all'antica abbazia sono raccolte nel Chronicon Vulturnense, un codice miniato. Il monaco Giovanni redasse tale testo in scrittura beneventana nel 1130 circa, attingendo a fonti dell'VIII, IX e inizio X secolo, ma spesso manomettendo delle informazioni a scopo agiografico. Tuttavia, il Chronicon riordinò le memorie del cenobio, in un momento in cui l'Italia centrale era minacciata dall'espansione normanna. Oggi il codice è conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, BAV Barb. lat. 2724.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Abbazia[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno dell'abbazia è segnato dai confini tracciati dall'insediamento romano prima della sua costruzione. Rimangono tracce di mura e un colonnato con arcate a sesto acuto esattamente dinanzi al giardino dell'edificio.

L'abbazia è composta dalla chiesa e da un edificio per i monaci, ricostruito fedelmente dopo la Seconda guerra mondiale, posto a destra rispetto alla facciata della chiesa. Il corpo della chiesa è a pianta basilicale rettangolare con facciata a capanna. Decorazioni importanti sono il rosone e il portico. Sul fianco di sinistra troneggia un imponente campanile con doppi archi campanari per ciascun lato.

Edificio dei monaci[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzetto dei monaci è composto da una casa realizzata in pietra grezza rettangolare e da una chiesetta attaccata a questo. A fianco si trova un ulteriore edificio con una sala adibita a museo.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Affreschi di San Vincenzo al Volturno.

L'interno è a tre navate con varie cappelle poste a fianco l'abside. I resti degli affreschi ancora oggi visibili in situ, mostrano le scene principali del Vangelo, ma anche di eventi storici importanti per l'abbazia, come le intercessione da parte di Giustiniano e Carlo Magno.

Il Complesso Monastico[modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'abbazia, il complesso di San Vincenzo si divide in una Basilica e in una cripta separata. In origine i tre edifici erano collegati da mura.

Basilica di San Vincenzo Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Si trova poco distante dell'abbazia. Era il principale edificio di culto, ed era costituito in pietra, a pianta rettangolare con transetto, e suddivisione in tre navate. Le colonne erano a cilindro. Era circondata da mura perimetrali.

Cripta del Vescovo Epifanio[modifica | modifica wikitesto]

Poco distante dalla Basilica si trova la cripta, che faceva parte di un piccolo oratorio. Il suo interno è affrescato con pitture del IX secolo, abbastanza ben conservate. Al centro della cripta è visibile un affresco del vescovo Epifanio benedicente, con il nimbo quadrato, e a sinistra una scena della Crocifissione. Alcune volte sono affrescate con angeli e una parete con il Martirio di San Lorenzo. Una teoria di sante e di santi è raffigurata sulle pareti dell'ingresso, posti frontalmente l'uno all'altro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Federici, Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni, vol. 1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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