Relazione Berg

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

La relazione Berg è il nome comunemente assegnato alla relazione redatta da Elliot Berg e pubblicata dalla Banca Mondiale nel 1981. La relazione era intitolata "Sviluppo Accelerato nell'Africa Sub-Sahariana". La relazione fu redatta in risposta ai quesiti posti dai governi africani alla Banca Mondiale. Queste domande chiedevano di analizzare e individuare quali fossero i problemi allo sviluppo degli stati africani. Inoltre fu la risposta a un piano adottato dall'Organizzazione dell'unità africana nel 1980, il cosiddetto Piano d'azione Lagos. Mentre il Piano Lagos prevedeva politiche interne rivolte all'autosufficienza africana, la relazione Berg propugnava politiche di espansione del commercio internazionale rivolte verso l'esterno. La relazione infatti, pur riconoscendo gli obiettivi fissati dal Piano, riteneva che fossero raggiungibili solo nel lungo termine, e proponeva invece obiettivi a breve e medio termine.[1]

I contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto è storicamente importante per aver segnato una svolta nelle politiche economiche dei paesi africani verso la liberalizzazione economica. Nel suo piano d'azione essa illustrava in dettaglio diverse raccomandazioni politiche, tra cui "politiche commerciali e valutarie più adeguate; "un uso più efficiente delle risorse nel settore pubblico"; e il "miglioramento delle politiche agricole". Per quanto riguarda le politiche commerciali e di cambio, la relazione raccomandava liberalizzazioni che includessero "la correzione dei tassi di cambio sopravvalutati [...], migliori incentivi di prezzo per le esportazioni e per l'agricoltura, una protezione più bassa e uniforme per l'industria e un uso ridotto dei controlli diretti". Per un uso efficiente delle risorse, il rapporto Berg individuava nel governo e nelle agenzie parastatali una controllo eccessivamente esteso, suggerendo una razionalizzazione dei servizi pubblici, in parte consentendo che una quota maggiore di questi fosse fornita dal settore privato. Nel settore dell'agricoltura, il rapporto proponeva di promuovere l'esportazione di colture da reddito riducendo le tasse ed eliminando altre condizioni commerciali sfavorevoli, nonché di rendere più efficienti i mercati alimentari nazionali allentando la regolamentazione e rafforzando il ruolo del settore privato nella produzione e nella commercializzazione dei prodotti alimentari (ad esempio deregolamentando i prezzi dei prodotti alimentari). Il rapporto si concludeva con un forte appello alle organizzazioni umanitarie internazionali affinché sostenessero i governi africani nel loro percorso verso le politiche di liberalizzazione economica raccomandate dalla Banca Mondiale.[2]

In sintesi, il rapporto additava le "politiche interne dei Paesi africani" come principale causa del mancato sviluppo del continente. A sostegno di tale tesi, il rapporto citava una discrepanza fra i volumi commerciali in Africa, quasi sempre positivi o stabili, e la mancata crescita economica.[3] La filosofia economica da utilizzare era quindi una completa riforma del settore pubblico, accanto a una sempre maggiore dipendenza verso il settore privato.[4]

Ricezione[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto della Banca Mondiale presentò l'analisi e la prescrizione economica più importante della storia del continente. Fu infatti il primo documento che presentò il controverso il controverso concetto di "aggiustamento strutturale", la cui attuazione è diventata in seguito una condizione preliminare per i prestiti bancari. Ignorando ampiamente i fattori esterni che minavano lo sviluppo africano, come il calo delle ragioni di scambio per i prodotti primari e l'impatto delle politiche di aiuto fallite in passato, comprese quella della Banca, il rapporto identificò negli errori politici dei governi africani le reali fonte di malessere. Tuttavia, alcuni governi africani che dovevano la loro sopravvivenza alle vecchie politiche economiche crollarono sotto gli effetti delle riforme imposte dal rapporto.[5]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) "World Bank (The Berg Report): Accelerated Development in Sub-Saharan Africa" reviewed by Guyer, Williams, Loxley, in Review of African Political Economy, vol. 10, n. 27/28, pp. pagg. 186-204.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Terry M. Mays e Mark W. Delancey, Historical Dictionary of International Organizations in Sub-Saharan Africa, Scarecrow Press, 7 maggio 2002, ISBN 9781461706694. URL consultato il 7 aprile 2018.
  2. ^ Elliot Berg, Accelerated Development in Sub-Saharan Africa: An Agenda for Action (PDF), Washington, DC: International Bank for Reconstruction and Development / The World Bank, 1981.
  3. ^ John Loxley, The Berg Report and the Model of Accumulation in Sub-Saharan Africa, in Review of African Political Economy, Women, Oppression and Liberation, 27/28, 1983.
  4. ^ John Mihevc, The market tells them so : the World Bank and economic fundamentalism in Africa, Zed Books, 1995, ISBN 185649327X.
  5. ^ (EN) Accelerated Development in Sub-Saharan Africa: An Agenda for Action, in Foreign Affairs, 28 gennaio 2009. URL consultato il 7 aprile 2018.