Polenta dolce

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Polenta dolce
Polenta dolce
Origini
Luogo d'origine Italia Italia
Regioni Toscana
Emilia-Romagna
Dettagli
Categoria primo piatto
 

La polenta dolce (localmente conosciuta anche come polenta neccia[1]) è un piatto a base di farina di castagne, tipico delle zone appenniniche di Toscana ed Emilia-Romagna e del monte Amiata, ma comunque conosciuto anche in altre parti d'Italia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un piatto tipicamente autunnale, come le altre specialità che si possono preparare con la farina di castagne, come il castagnaccio, i necci, le frittelle, i manafregoli ecc. A differenza dei piatti appena citati, i quali sono considerati di solito dei dolciumi, la polenta dolce è, in genere, un piatto “salato”. Essa ha rappresentato per secoli, per le popolazioni dell'Appennino, l'elemento base della dieta e, in pratica, un vero e proprio “pane”. La polenta si consuma infatti accompagnandola con vari altri alimenti, come formaggi (di solito pecorino), ricotta, salumi, salsicce, costatine di maiale, uova fritte, biroldo e addirittura baccalà o aringhe[2].

Preparazione [3][modifica | modifica wikitesto]

La polenta dolce si cucina con lo stesso procedimento della più tipica polenta di mais, anche se rispetto a questa ha una consistenza più morbida. Essa si prepara dunque facendo bollire dell'acqua lievemente salata, versandovi la farina di castagne, tutta insieme, e lasciando cuocere senza mescolare, per alcuni minuti. Si continua quindi la cottura mescolando finché la polenta non inizia a “soffiare” (in tutto sono necessari circa 40 minuti). Si bagna poi una zuppiera con dell'acqua fredda e vi si versa la polenta, che, una volta raffreddata, è pronta per essere servita. Di solito viene rovesciata su una spianatoia e servita a fette tagliate con un apposito filo. Può essere consumata con svariati companatici, come detto sopra, ma anche da sola. Il recipiente dove si porta a cottura la polenta, tradizionalmente è rappresentato da un paiolo di rame. Da notare, infine, che i metodi di preparazione possono differire da una zona all'altra dell'Appennino.

Riconoscimenti[non chiaro][modifica | modifica wikitesto]

Regione Emilia-Romagna
  • polenta di farina di castagne

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ LA CUCINA POVERA DEL FRUTTO DEL CASTAGNO, su unlapescia.it. URL consultato il January 4, 2017.
  2. ^ Gli usi della farina di castagne: piatti salati e dolci, su vivodibenessere.it. URL consultato il January 4, 2017.
  3. ^ LA POLENTA DI CASTAGNE, LA POLENTA DOLCE CHE NON E' UN DOLCE, su piciecastagne.it. URL consultato il January 4, 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvestri F.: Civiltà del castagno in montagna pistoiese. Firenze, Luciano Pugliese Editore, 1992.
  • Carla Geri Camporesi: Ricette della tradizione di Pistoia. Maria Pacini Fazzi Editrice.
  • Dina Mucci Magrini: Quando i necci erano il pane (a cura di Antonella Bartoli). Pistoia, Pacini Editore.
  • Alberto Bonelli: Il castagno. Elogio del cibo umile. C&P Adver Effigi Editore, 2007.
  • Francesco Mineccia: La coltura del castagno nell'Appennino pistoiese (secc. XVIII-XIX), in "Farestoria", anno IX, n. 14, 1990, pp. 14–20.
  • A. Modena: Monografia economico-agraria dell'Appennino pistoiese, Pistoia, 1939.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]