Moneta fiscale

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Per moneta fiscale (chiamata anche certificato di credito fiscale, o titolo di sconto fiscale, oppure certificato di riduzione fiscale, oppure anche con la locuzione giornalistica di moneta parallela)[1][2] s’intende un qualsiasi titolo di credito emesso da uno Stato, che dà diritto al possessore di usarlo per adempiere al pagamento delle tasse (solitamente utilizzabile dopo che sia trascorso un determinato periodo di tempo).[3][4][5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si differenzia dalla moneta legale in quanto, pur condividendo con quest'ultima la facoltà di assolvere agli adempimenti fiscali, non esiste un obbligo di legge che vincoli soggetti privati ad accettarla come strumento per ottemperare a obblighi di pagamento che nascono nelle transazioni fra privati.[6] L'eventuale uso per estinguere obbligazioni di natura diversa da quella fiscale (ad esempio, nelle transazioni private) può avvenire su base volontaria, se vi è accordo tra le parti.[6] In tali situazioni, il titolo di moneta fiscale è spendibile anche nell'immediato, o prima che sia decorso il termine per il suo uso in campo fiscale.[6]

Non esiste alcun impegno dello Stato emittente a convertirli in moneta legale in quanto lo Stato stesso s’impegna ad accettarli, al valore nominale, per assolvere agli obblighi fiscali.[6]

Il concetto di moneta fiscale è riconducibile al cartalismo, teorizzato dall’economista tedesco Georg Friedrich Knapp all’inizio del Novecento, e recentemente esteso e sviluppato dagli economisti della Modern Monetary Theory.[7]

Essa è stata emessa storicamente in rari casi in presenza di gravi crisi di liquidità, ad esempio in Germania nel 1933 sotto forma di azioni dell'azienda fittizia Metallurgische Forschungsgesellschaft e, più recentemente, dalla California nel 2009.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]