Langdarma

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Langdarma
Imperatore del Tibet
In carica 838 - 841
Predecessore Ralpacan
Nome completo khri dar ma 'u dum btsan
Nascita 799?
Morte 841
Padre Sadnalegs
Madre bro-bza' lha-rgyal-mang-mo-rje
Figli Tride Yumten
Namde Ösung
Religione Buddhismo tibetano

Langdarma (Tibetano: གླང་དར་མ།; Wylie: glang dar ma|s; THL: Lang Darma, "Bove Adulto" o "Bove del Dharma ", nome autentico U Dumtsen, Wylie: u dum btsan) è stato un imperatore tibetano sul trono probabilmente dall'838 all'841 EC. Con lui è finita la dinastia Yarlung. Fonti antiche lo chiamano Tri Darma, "Re Dharma". Il suo impero si è esteso oltre il Tibet fino a comprendere Dunhuang e altre vicine regioni cinesi.[1]

Egli è tradizionalmente ritenuto un persecutore dei buddisti e un seguace dei Bön, ed è anche accusato di aver assassinato il fratello, re Racalpan, nel'838 EC. Sempre secondo le cronache tradizionali è ritenuto essere rimasto un seguace del buddismo nei primi due anni del suo regno, per poi diventare un seguace dei Bön sotto l'influenza di We Gyaltore Taknye, (Wylie: dbas rgyal to re).

La sua caratterizzazione anti-buddista è stata però contestata da diversi storici,[2] tra cui soprattutto Zuiho Yamaguchi.[3]

Il regno di Langdarma fu afflitto da problemi di origine esterna allorché a nord, nell'840, il Khaganato uiguro crollò a causa di una rivolta dei Kirghisi dello Yenisei, e molti profughi si rifugiarono in Tibet. Secondo una fonte avrebbe regnato soltanto un anno e mezzo, mentre altre gliene accordano sei o tredici.[4] Secondo le cronache tradizionali, sarebbe stato assassinato nell'842 or 846 da un eremita o monaco buddista di nome Lhalung Pelgyi Dorje.[5][6] Alla sua morte seguirono una guerra civile e la dissoluzione dell'impero tibetano, portando all'Era della Frammentazione (IX e X secolo).[7]

Pare che Langdarma abbia avuto due figli: Tride Yumten, dalla prima moglie, e Namde Ösung dalla seconda,[8] e pare anche che i due fossero in conflitto per la conquista del potere, il primo governando il regno centrale di Ü, e l'altro esercitando il suo sull'"ala sinistra", probabilmente i territori orientali.[9]

Uno dei nipoti di Langdarma, Kyidé Nyima Gön (Wylie: skyid lde nyi ma gon), alla fine del X secolo conquistò quella che oggi è la Prefettura di Ngari, pur con un esercito inizialmente composto di soli 300 uomini. Kyidé Nyima Gön fondò diverse città e castelli, e pare sia stato lui a ordinare l'erezione delle più importanti sculture di Shey (Ladakh). "In un'iscrizione egli afferma di averlo fatto per il bene religioso degli Tsangpo (titolo dinastico del padre e degli antenati) e di tutto il popolo degli Ngari (Tibet occidentale). Il che dimostra come già nella sua generazione l'antibuddismo di Langdarma fosse scomparso."[10] Shey, a soli 15 km. dalla moderna Leh, è stata l'antica capitale dei re del Ladakh.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Samten Karmay in Alex McKay, Tibet and her neighbours : a historyanno=2003, London, Edition Hansjörg Meyer, 2003, ISBN 3-88375-718-7., p. 57
  2. ^ Jens Schlieter, Compassionate Killing or Conflict Resolution? The Murder of King Langdarma according to Tibetan Buddhist Sources, su info-buddhism.com, Università di Berna.
  3. ^ Yamaguchi, Zuiho, “The Fiction of King Dar ma's Persecution of Buddhism.” in testi raccolti da Jean-Pierre Drège, De Dunhuang au Japon : études chinoise et bouddhiques offertes à Michel Soymiéanno=1996, Ginevra, Droz, ISBN 2-600-00166-2.
  4. ^ R. A. Stein, Tibetan civilizationanno=1972, inglese]., Stanford, Calif., Stanford Univ. Press, ISBN 0-8047-0901-7., pp. 70-71
  5. ^ Stein, R. A. (1972). Tibetan civilization (English ed). Stanford, Calif.: Stanford Univ. Press. ISBN 0-8047-0901-7., pp. 70-71
  6. ^ Christopher I. Beckwith, The Tibetan empire in Central Asia : a history of the struggle for great power among Tibetans, Turks, Arabs, and Chinese during the early Middle Agesanno=1993, 4. print., and 1st pbk., Princeton, NJ, Princeton Univ. Press, ISBN 0-691-02469-3., pp. 168-169
  7. ^ Samten Karmay in McKay, Alex (2003). Tibet and her neighbours : a history. London: Edition Hansjörg Meyer. ISBN 3883757187., p. 57
  8. ^ Ronald M. Davidson, Tibetan renaissance : Tantric Buddhism in the rebirth of Tibetan cultureanno=2008, 1a indiana, Delhi, Motilal Banarsidass Publishers, ISBN 978-81-208-3278-7.
  9. ^ Stein, R. A. (1972). Tibetan civilization (English ed.). Stanford, Calif.: Stanford Univ. Press. ISBN 0-8047-0901-7., pp. 70-71
  10. ^ A. H. Francke, Antiquities of Indian Tibet (2 volumi), 1972 ristampa, S. Chand, 1914., pp. 89-90.

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