Gioventù perduta

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Gioventù perduta
Gioventuperduta.jpg
Jacques Sernas in una foto di scena del film
Titolo originale Gioventù perduta
Paese di produzione Italia
Anno 1947
Durata 86 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere noir, poliziesco, drammatico
Regia Pietro Germi
Soggetto Pietro Germi
Sceneggiatura Pietro Germi, Mario Monicelli, Antonio Pietrangeli, Enzo Provenzale e Leopoldo Trieste
Produttore Carlo Ponti per Lux Film
Casa di produzione Lux Film
Distribuzione (Italia) Lux Film
Fotografia Carlo Montuori
Montaggio Renaldo May
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Gianni Mazzocca
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Premi

Gioventù perduta è un film del 1947 diretto da Pietro Germi. Vinse il Nastro d'Argento per miglior film a soggetto.

Realizzato nel 1947, fu distribuito nelle sale cinematografiche il 2 aprile del 1948.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film dà evidenza alla prolificazione della criminalità giovanile, in particolare negli ambienti della borghesia, di estrema attualità negli anni dell'immediato dopoguerra.

L’involontario spettatore di una rapina in un bar viene ucciso, perché ha visto in faccia i banditi.

Marcello Mariani, ispettore di polizia, infiltratosi nell'ambiente universitario romano, cui conducono alcuni indizi raccolti sul luogo dell'omicidio, conosce Luisa, figlia di un docente, che lo introduce in famiglia. L’ispettore nota i comportamenti anticonvenzionali e l'ampia disponibilità di denaro di Stefano, fratello di Luisa.

Dopo una infruttuosa rapina alla cassa dell'Università (momentaneamente vuota) nel corso della quale un custode è stato ferito, questi, prima di morire, afferma di essere riuscito a ferire un membro della gang.

Luisa, all'oscuro dei compiti del compagno, gli racconta della lesione ad un braccio subìta da Stefano la notte precedente. I sospetti del poliziotto si rafforzano e, nella nuova situazione creatasi, tronca la relazione con la donna. Nel corso di una lezione di statistica, il padre professore di Stefano, affronta l'argomento della criminalità giovanile con abbondanza di grafici, numeri e recenti fatti di cronaca, tratti dalla realtà.

Maria, impiegata universitaria e amica di Stefano sin da bambina, ha trovato sul luogo della rapina un accendino con le iniziali del giovane, per il quale nutre tuttora una forte devozione. Senza nutrire alcun sospetto nei suoi confronti è decisa, a consegnarlo alla polizia. Su pressione della banda, Maria dopo essere stata attirata in un luogo isolato, viene uccisa a freddo da Stefano. L'assassino, avvertendo di essere ormai pedinato dalla polizia, decide di passare definitivamente nella clandestinità, dopo essersi procurato il denaro necessario, rapinando una bisca annessa al night da lui abitualmente frequentato.

Ma l’ispettore Mariani, grazie alle confidenze di Luisa, è a conoscenza del posto e della relazione di Stefano con Stella, una cantante del locale. Con altri agenti attende Stefano e gli altri membri della banda all'uscita del night. Dopo una sparatoria, il giovane fuorilegge cerca di fuggire facendosi scudo della sorella. Mariani lo affronta disarmato e quando Stefano minaccia di ucciderlo, Luisa reagisce e Stefano cade colpito dagli agenti davanti agli occhi della sorella. Tocca a lei comunicare la notizia agli ignari genitori e, prima di entrare in casa, lascia Marcello con un "arrivederci".

Il film nella corrente neorealista[modifica | modifica wikitesto]

Alla sua uscita il film fu abbastanza unanimemente considerato come espressione del nascente neorealismo. Ennio Flaiano scriveva: «Gioventù perduta... è un film eccezionale: combacia a tal punto con la realtà da lasciarci pensosi» e ancora: «film come questo di Germi sono...antiromanzi che intendono condurre alla realtà».[1] In un articolo sull'Unità del 18 gennaio 1948, il cui oggetto era la censura stabilita in un primo momento nei confronti del film, Umberto Barbaro accusava l'Azione Cattolica Italiana di agire «contro i migliori film italiani, contro i film della scuola neorealistica».[2]

Per la crudezza di alcune scene di violenza, in particolare quelle della rapina all'università, che sarebbero scomparse dalle pellicole,[3] la proiezioni del film al pubblico era stata vietata. Il provvedimento fu revocato a seguito di una lettera inviata da Pietro Germi a Giulio Andreotti e co-firmata da una trentina di colleghi..

Il film era prodotto dalla Lux Film, «forse l'unica che tenterà una programmazione industriale della corrente neorealista».[4]

Originalità del film[modifica | modifica wikitesto]

Al film, il primo successo commerciale di Germi, contribuirono alcuni importanti esponenti del nuovo cinema italiano. La sceneggiatura fu firmata, tra gli altri, dai registi Antonio Pietrangeli e Mario Monicelli. Il montaggio fu opera dello sceneggiatore e documentarista Renato May. Nell'occasione iniziò anche il lungo sodalizio col musicista Carlo Rustichelli che il regista aveva conosciuto lavorando come assistente di Marco Elter (in Il figlio del corsaro rosso e Gli ultimi filibustieri). Esiste un remake britannico del film: Black 13 (1954), diretto da Ken Hughes.

Nel 1946 l'Italia aveva aperto le porte ad oltre 600 film americani, tra cui Il fuorilegge di Frank Tuttle con Alan Ladd e Veronica Lake, archetipo del genere noir, di cui Pietro Germi risulta essere stato un appassionato. L'impermeabile bianco indossato dall'attore Jacques Sernas, e il tema del criminale di origini borghesi, o di un profondo malessere esistenziale di origine nascosta, sono tutti elementi che si ritroveranno in fatti di cronaca futura in Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bis del 23 marzo 1948
  2. ^ Per quanto concerne l'ascrizione del film alla scuola neorealistica si veda anche: Gianni Rondolino, Cinema del dopoguerra: uno sgardo d'insieme, in Storia del cinema italiano, vol.VII, Marsilio, Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2003
  3. ^ Mario Sesti, Tutto il cinema di Pietro Germi, Baldini&Castoldi, Milano, 1997. Tra i motivi della censura, l'autore fa anche riferimento ad una frase pronunciata da uno dei membri della banda ("Libro e moschetto: bandito perfetto")ritenuta forse inopportuna in un periodo di non ancora sopiti rancori politici
  4. ^ Mario Sesti, op.cit.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]