Fondazione di comunità

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Una fondazione di comunità è un ente non profit, che mette insieme soggetti rappresentativi di una comunità locale (privati cittadini, istituzioni, associazioni, operatori economici e sociali) con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita della comunità stessa, attivando energie e risorse e promuovendo la cultura della solidarietà, del dono, e della responsabilità sociale[1]. La principale peculiarità di questo tipo di fondazione è la possibilità per una collettività di investire nel proprio sviluppo e nelle sue qualità, attivando risorse proprie per realizzare progetti ed interventi per il territorio. La Fondazione di Comunità, grazie alla capacità di attrarre risorse, sotto forma di donazioni e altre liberalità, valorizzarle attraverso una attenta gestione patrimoniale e di investirle in progetti locali di carattere sociale, rappresenta un importante strumento di sussidiarietà.

Le principali caratteristiche della Fondazione di Comunità sono:

  • essere un ente di diritto privato dotata di un patrimonio;
  • essere rappresentativa dell'intera comunità;
  • essere autonoma e indipendente;
  • operare per il bene comune.

Nascita e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Nord America[modifica | modifica wikitesto]

La prima fondazione di comunità della storia nasce il 2 gennaio 1914, a Cleveland, nell'Ohio, grazie a Frederick Goff, proprietario della Cleveland Trust Company. Come molti altri istituti di credito americani, la banca di Goff aveva in gestione numerosi fondi d'investimento che garantivano rendimenti finanziari da destinare a opere a finalità sociale scelte dai clienti più facoltosi. La gestione di tali risorse, specialmente se legate a lasciti testamentari, con l'andare del tempo diventò tuttavia sempre più complicata per gli istituti bancari. Le missions di molti fondi erano infatti divenute anacronistiche e difficilmente attuabili, a causa della scomparsa dei filantropi che li avevano creati o in conseguenza dell'evoluzione dei bisogni a cui erano destinate queste risorse. Si determinarono così situazioni in cui le banche non erano sempre in grado di gestire efficacemente il denaro affidato loro. Per evitare la dead hand di tali depositi, Goff decise di dar vita a un comitato indipendente che potesse coordinare autonomamente le funzioni di erogazione e destinazione delle risorse, lasciando alla banca solo l'onere di investire il denaro per garantire utili annuali adeguati. Il comitato di beneficenza poté così occuparsi unicamente dei bisogni sociali dell'area di Cleveland, implementando forme d'intervento maggiormente attente alle esigenze della popolazione grazie allo sviluppo di reti capacidi cogliere i bisogni emergenti da una prospettiva nuova. A 99 anni di distanza dalla sua nascita, la Cleveland Foundation è oggi una delle più importanti realtà della filantropia comunitaria americana: nel 2011 ha dichiarato un patrimonio di oltre 1 miliardo e 800 milioni di dollari ed erogazioni per circa 80 milioni[2].

Il modello proposto da Goff a Cleveland nel corso degli anni Venti si diffuse in diverse aree degli Stati Uniti, e nel 1921, con la Winnipeg Foundation, anche nel vicino Canada. Il periodo successivo alla Grande Depressione vide un rallentamento della diffusione delle fondazioni comunitarie, che tuttavia tornarono a crescere con una certa intensità negli anni Quaranta e Cinquanta. Nel 1969 le questioni legate alla tassazione degli enti filantropici portarono il governo americano a varare una riforma fiscale molto favorevole alle community foundations, che si diffusero ulteriormente negli anni Settanta e Ottanta, con un picco negli anni recessivi della prima presidenza Reagan.

Europa e resto del mondo[modifica | modifica wikitesto]

Solo in tempi più recenti, a partire dagli anni Settanta, questo modello filantropico iniziò ad affermarsi anche fuori dal Nordamerica. Nel 1975 le fondazioni comunitarie sbarcarono nel Regno Unito il secondo paese dopo gli Stati Uniti per numero di soggetti di questo genere[3] e negli anni seguenti in gran parte d'Europa, dove tuttavia restarono un fenomeno di nicchia fino all'inizio del nuovo millennio. È infatti nel primo decennio degli anni Duemila che si assiste a un consistente aumento delle fondazioni comunitarie nel Vecchio Continente: tra il 2000 e il 2010 si è passati da 103 fondazioni di comunità a ben 631, che hanno portato il numero complessivo di questi enti a 1.690 in tutto il mondo[4].

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente in Italia esistono 35 fondazioni di comunità, costituite grazie all'impegno di fondazioni di origine bancaria, imprese private, enti religiosi o attori istituzionali che, autonomamente o unendo le proprie risorse, conoscenze e competenze, hanno scelto di sostenere lo sviluppo di questi particolari soggetti. La maggior parte si trova nel Nord della penisola, ma più recentemente tali realtà si sono diffuse anche nel Mezzogiorno.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.fondazioneconilsud.it/bandi-e-iniziative/leggi/2012-02-20/fondazioni-di-comunita dal regolamento delle Fondazioni di Comunità
  2. ^ Lorenzo Bandera, La filantropia comunitaria negli Stati Uniti: dalla Cleveland Foundation ai giorni nostri, Percorsi di secondo welfare, 19 gennaio 2013.
  3. ^ M Franzon. e E. Pezzi,, Le fondazioni comunitarie in Italia: sviluppo e tendenze, in Queste istituzioni, luglio-dicembre 2010, n. 158-159, pp. 136-157.
  4. ^ WINGS, Community Foundation Global Status Report 2010, San Paolo (Brasile), Worldwide Initia- tives for Grantmaker Support, 2010.
  5. ^ Lorenzo Bandera, Pier Mario Vello ci racconta il Progetto Fondazioni di Comunità, Percorsi di secondo welfare, 17 giugno 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Bandera, Le Fondazioni di comunità: una nuova declinazione della filantropia, in F. Maino, M. Ferrera (a cura di), Primo Rapporto sul secondo welfare in Italia, Torino, Centro di Ricerca Luigi Einaudi, 2013.
  • Lorenzo Bandera, Le fondazioni di comunità in Italia: uno sguardo d'insieme, Percorsi di secondo welfare, 17 maggio 2012.
  • L. Violini e G. Vittadini, La sfida del cambiamento: Superare la crisi senza sacrificare nessuno, Milano, BUR SAGGI, 2012
  • F. Ferrucci, Il caso delle fondazioni di comunità, Volume II, di Capitale sociale e partnership tra pubblico, privato e terzo settore, Sociologia, cambiamento e pol. soc. Studi, Milano, FrancoAngeli, 2010
  • C. Arezzo, R. D'Amico e S. Randone, La responsabilità sociale oltre l'impresa da Quaderni CeDoc, Roma, FrancoAngeli, 2008
  • D. Guzzi, Le fondazioni. Nascita e gestione, Milano, Edizioni FAG Srl, 2007
  • C. Bottari, Fondazioni di origine bancaria e fondazioni di comunità locale da Volume 29 di Miscellanee / Seminario Giuridico della Università di Bologna, Milano, Giuffrè, 2005
  • A. Corrocher, Il bilancio sociale. Come realizzarlo nelle aziende profit, nelle organizzazioni non profit, negli enti pubblici da Volume 313 di Formazione permanente-Problemi d'oggi, Roma, FrancoAngeli, 2005

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]