Fiamma Nirenstein

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on. Fiamma Nirenstein
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Fiamma Nirenstein
Luogo nascita Firenze
Data nascita 18 dicembre 1945
Titolo di studio Laurea in storia moderna
Professione Giornalista
Partito Popolo della Libertà
Legislatura XVI
Gruppo PDL
Coalizione Popolo della Libertà
Circoscrizione Liguria
Incarichi parlamentari

Vicepresidente Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati

Pagina istituzionale

Fiamma Nirenstein (Firenze, 18 dicembre 1945) è una giornalista, scrittrice e politica italiana naturalizzata israeliana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia e vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Fiamma Nirenstein è figlia di Aron Albert Nirensztejn/Nirenstajn / Alberto Nirenstein (Baranow, 1915), soldato polacco della brigata ebraica alleata sbarcata a Salerno, unico scampato della sua famiglia all'Olocausto e in seguito emigrato in Israele,[1] e di Wanda Lattes, giornalista fiorentina del Corriere della Sera, comunista e partigiana di Giustizia e Libertà. Affermò: “io sono nata comunista“.[2] I Nirenstein hanno tre figlie; una sorella di Fiamma, Susanna Nirenstein, è giornalista per la Repubblica [3]

Fiamma Nirestein sposa Franco Camarlinghi, poi assessore Pci di Firenze. In seguito alla separazione si lega ad Ernesto Galli della Loggia. Si risposa in seguito con Ofer Eshed, cameraman israeliano, poi assunto in Rai, con cui ha due figli. Uno di essi, Binyamin Eshed, lavora per il servizio segreto italiano per l'estero (AISE), avendo servito a Washington e Bruxelles.[4]

Carriera giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni '60 Nirenstein è attiva nei circoli culturali della sinistra fiorentina. Nel 1967 visita per la prima volta Israele, due mesi prima della guerra dei sei giorni, quando i suoi genitori la mandano al kibbutz Neot Mordechai, ai piedi delle alture del Golan, dove Fiamma assiste al conflitto. Rientrata in Italia, inizia a distaccarsi dal movimento di sinistra, che ritiene Israele un paese occupante.[5] Nirenstein ricorda: “Per molto tempo rimasi confusa. Nel 1982 firmai una petizione contro la prima guerra in Libano. Oggigiorno non l'avrei sottoscritta. Che cos'ha guadagnato Israele dal suo ritiro dal Libano?”[2]

Laureata in storia moderna all'Università di Firenze, fonda il mensile femminista Rosa e inizia a lavorare nel 1976 come giornalista per Paese Sera. L'anno successivo viene spostata a Roma per seguire il movimento del '77, cui non lesina critiche, tanto da essere tacciata di tradimento. Scrive quindi per i principali settimanali: L'Espresso, Panorama, L'Europeo, ed Epoca (di cui è stata brevemente corrispondente dagli Stati Uniti). Lavora assieme a Gianni Minoli e, tra le altre cose, si occupa del passato nazista del presidente austriaco Kurt Waldheim.[3]

A fine anni '80 segue la transizione democratica dei paesi europei post-comunisti.[6] Nello stesso periodo compie il primo viaggio di lavoro in Israele, a seguito del quale vi ritorna per un lungo periodo nel 1992. Dal 1993 al 1994 è stata direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Tel Aviv. A seguito dell'assassinio di Rabin decide di restare nel paese, pur non prendendo la cittadinanza per timore che potesse ostacolare il suo lavoro. A tale riguardò affermò che “ogni ebreo nel mondo è un israeliano, anche se non ne è consapevole. Tutti coloro che non lo riconoscono fanno un grande sbaglio ”[2] Si è quindi trasferita a Gerusalemme (nella colonia di Gilo), lavorando come inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano La Stampa e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano Il Giornale e per il quotidiano telematico L'Occidentale.[6]

Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Rai 2 Ore diciotto/Mondo. Nel 2006, insieme a Toni Capuozzo e Magdi Allam, ha partecipato al programma televisivo di Canale 5 Orient Express. Tiene la rubrica radiofonica Il medioriente visto da Gerusalemme su Radio Radicale e dal 2013 ha un blog per il Times of Israel.[6]

Ha scritto dieci libri in italiano e due in inglese. L'ultimo, Il Califfo e l'Ayatollah, è uscito nel 2015 per Arnoldo Mondadori Editore.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2008 Nirenstein è stata eletta, quale candidata del Popolo della Libertà, nella circoscrizione Liguria.[7] Il quotidiano progressista israeliano Ha’aretz l'ha definita "la prima “colona” a divenire membro di un parlamento non israeliano".[2] Nirenstein è stata anche vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati nella XVI Legislatura. È cessata dal mandato parlamentare il 14 marzo 2013.

Nella politica israeliana Nirenstein si pone a destra del partito centrista Kadima e talvolta anche del partito conservatore Likud di Bibi Netanyahu. Nirenstein afferma di sostenere il principio "due stati per due popoli" ma è contraria a quello di "terra in cambio di pace". Chiede come passo preliminare che i paesi arabi riconoscano Israele, e si oppone ad ogni negoziato con Hamas[2]

Dal dicembre 2008 è tra i sei membri del direttivo della Coalizione Interparlamentare per Combattere l'Antisemitismo (ICCA). Di sua iniziativa il Parlamento italiano avvia il 27 gennaio 2010 l'"iniziativa conoscitiva sull'antisemitismo". Nel 2009 l'intero direttivo dell'ICCA è premiato alla Knesset, il Parlamento israeliano.[6]

Nel 2010 Nirenstein è anche uno dei membri fondatori della Friends of Israel Initiative, presieduta dall'ex premier spagnolo José Maria Aznar, per il cui impegno viene premiata a New York nell'aprile 2011 dall'organizzazione CAMERA con l'EMET Award insieme al diplomatico statunitense John Robert Bolton e allo stesso José Maria Aznar. Nirenstein è anche membro dell'International Forum against Anti-Semitism di Natan Sharansky e ha lanciato il gruppo "European Friends of Israel" (EFI). Nel 2011 è eletta all'unanimità presidente del Consiglio Internazionale dei Parlamentari Ebrei (ICJP). Sempre nel 2011 è inserita nella lista annuale del Jerusalem Post dei "50 ebrei più influenti del mondo"[6]

Nirenstein fa inoltre parte di numerosi centri studio e fondazioni tra cui il "Jerusalem Center for Public Affairs", l'Hudson Institute di Washington, la Fondazione Magna Carta e la Fondazione Italia USA.

Nel 2012, durante l'offensiva israeliana "Colonna di Nuvole" contro Gaza, affermò che chi non vedeva quell’atto come semplice "autodifesa e sopravvivenza di Israele era in malafede."[8]

Aliyah[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitasi definitivamente in Israele nel 2013 (cosa che definisce "una scelta di vita e la realizzazione di un sogno"[9]), essendo ebrea Nirenstein ha automaticamente ottenuto la cittadinanza[10].

Candidatura alla Comunità ebraica di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2015 si è presentata alle elezioni per il Consiglio della Comunità ebraica di Roma. La sua lista "Israele siamo noi" ha raccolto il 22,95% delle preferenze, poco più della metà della lista "Per Israele" di Ruth Dureghello, eletta poi presidente. Alle urne si è recato il 36,1% dei 10.885 aventi diritto.[11]

Nomina ad ambasciatrice israeliana a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 agosto 2015 Nirenstein è stata designata, dal primo ministro (e ministro degli affari esteri) israeliano Benjamin Netanyahu, quale ambasciatore di Israele a Roma presso i governi italiano e sanmarinese a partire dal 2016[12][13] Con tale nomina Nirenstein avrebbe anche rinunciato alla cittadinanza italiana. La comunità ebraica di Roma ha espresso perplessità rispetto alla nomina, poiché essa potrebbe risollevare la questione di una «doppia lealtà» degli ebrei italiani.[14] Anche il governo Renzi avrebbe chiesto al premier israeliano di riconsiderare la scelta[15]. Sulla questione della doppia lealtà, Nirenstein già nel 2008, durante la campagna elettorale che la portò nel parlamento italiano, aveva che "Ogni ebreo nel mondo è un israeliano, anche se non ne è consapevole" [16]. Nirenstein inoltre, dopo aver preso la cittadinanza israeliana e essersi trasferita, sarebbe andata ad abitare negli insediamenti israeliani, ritenuti illegali secondo il diritto internazionale dall'Unione europea, la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, oltre che da Amnesty International e Human Rights Watch[17]. La nomina ad ambasciatrice israeliana in Italia causa imbarazzo anche nei servizi di sicurezza, poiché suo figlio Binyamin Eshed lavora per l'AISE, il servizio segreto italiano per l'estero; elementari ragioni di prudenza e riservatezza vietano che agenti italiani abbiano rapporti di parentela stretta con personale diplomatico estero[18]. Il 10 maggio 2016 Nirenstein annuncia ufficialmente la sua rinuncia all'incarico di ambasciatrice israeliana a Roma[19][20].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il razzista democratico, Milano, Mondadori, 1990. ISBN 88-04-34002-9
  • Israele, una pace in guerra, Bologna, Il Mulino, 1996. ISBN 88-15-05564-9
  • Come le cinque dita di una mano. Storia di una famiglia di ebrei da Firenze a Gerusalemme, con Alberto, Simona, Susanna e Wanda Nirenstein, Milano, Rizzoli, 1998. ISBN 88-17-85253-8
  • I musulmani. Colloquio di Fiamma Nirenstein con Bernard Lewis, Roma, Liberal, 1999.
  • Un solo Dio, tre verità. Arabi, ebrei e cristiani: l'enigma della fede. Intervista con Claude Geffre, David Rosen, Mustafa Abu Sway, con Giorgio Montefoschi, Milano, Mondadori, 2001. ISBN 88-04-48838-7
  • L'abbandono. Come l'Occidente ha tradito gli ebrei, Milano, Rizzoli, 2002. ISBN 88-17-86955-4
  • Islam. La guerra e la speranza. Intervista a Bernard Lewis, Milano, Rizzoli, 2003. ISBN 88-17-87205-9
  • Gli antisemiti progressisti. La forma nuova di un odio antico, Milano, Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00198-8
  • La sabbia di Gaza. Cronache di uno sgombero forzato, Soveria Mannelli, Rubettino, 2006. ISBN 88-498-1386-4
  • Due pesi, due misure. L'informazione su Israele in Italia, et al., Torino, Associazione Italia-Israele, 2007.
  • Israele siamo noi, Milano, Rizzoli, 2007. ISBN 978-88-17-01034-4
  • A Gerusalemme, Milano, Rizzoli, 2012. ISBN 978-88-17-02450-1
  • Il Califfo e l'Ayatollah, Mondadori, 2015

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • XIII Premio Internazionale di saggistica “Salvatore Valitutti”, 2006
  • Premio Ischia Internazionale di Giornalismo – Premio Giornalista dell'Anno per la Carta Stampata, 2006
  • Premio Firenze Donna, 2006
  • Spilla d'Oro Wizo, 2003
  • Diplome de Livre d'Or, Keren Kayemet le-Israel, 2003
  • Premio Informazione Corretta, 2004
  • Premio Irina Alberti – per il libro “L'Abbandono”, 2002
  • Premio Fregene 24ª ed. – Riconoscimento per il Giornalismo con il libro “L'Abbandono”, 2002
  • Premio Ornella Geraldini, “Donne per il Giornalismo” – Premio alla Carriera, 2002
  • Premio Letterario Casentino – Premio d'Onore al Giornalismo, 2002
  • XXXVI Premio Iglesias – Saggistica, 2002
  • Premio Capalbio – Politica Internazionale, 2002
  • Premio Lau Silesu, 2002
  • Premio Giornalistico Europa – Giornalista del Mese, La Stampa, 1995

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Albert Nirenstein
  2. ^ a b c d e Ha’aretz 18.04.2008
  3. ^ a b 50mila
  4. ^ Dagospia
  5. ^ "Israel today", 4 November 2011
  6. ^ a b c d e CV, FiammaNirenstein.com
  7. ^ Elezione della Camera dei Deputati del 13 - 14 aprile 2008. Candidati ed eletti. Circoscrizione: Liguria, politiche2008.interno.it. URL consultato il 15 aprile 2008.
  8. ^ Fatto Quotidiano
  9. ^ Tempi
  10. ^ «Fiamma Nirenstein nuova ambasciatrice Israele in Italia», repubblica.it, 11 agosto 2015. URL consultato l'11 agosto 2015.
  11. ^ Il Messaggero
  12. ^ Israele, Fiamma Nirenstein è la nuova ambasciatrice in Italia, quotidiano.net, 10 agosto 2015. URL consultato il 10 agosto 2015.
  13. ^ Nirenstein ambasciatore di Israele in Italia: «Sono onorata e commossa», corriere.it, 10 agosto 2015. URL consultato il 10 agosto 2015.
  14. ^ «Gli ebrei romani a Rivlin: no alla nomina di Nirenstein ambasciatrice d'Israele», corriere.it, 8 settembre 2015. URL consultato l'8 settembre 2015.
  15. ^ «Israele, Palazzo Chigi: smentite ricostruzioni Haaretz su Fiamma Nirenstein», repubblica.it, 17 aprile 2016. URL consultato il 17 aprile 2016.
  16. ^ (EN) «The Israeli 'Settler' Serving in Italy's Parliament», haaretz.com, 17 aprile 20008. URL consultato il 18 aprile 2016.
  17. ^ «Israele, giallo su lettera Renzi-Netanyahu», ilfattoquotidiano.it, 17 aprile 2016. URL consultato il 18 aprile 2016.
  18. ^ «L'appello a Rivlin degli ebrei romani», repubblica.it, 9 settembre 2015. URL consultato il 18 aprile 2016.
  19. ^ «Fiamma Nirenstein rinuncia al ruolo di ambasciatrice d’Israele in Italia», http://www.lastampa.it/, 10 maggio 2016. URL consultato il 10 maggio 2016.
  20. ^ «Ambasciatrice d’Israele a Roma: Fiamma Nirenstein rinuncia all'incarico », http://www.repubblica.it/, 10 maggio 2016. URL consultato il 10 maggio 2016.

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