Discussione:Rotta della Cucca

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--87.148.73.42 (msg) 15:19, 1 apr 2009 (CEST)"Oggi si ritiene che nella tradizione orale la rotta indichi gli sconquassi avvenuti nei secoli successivi alla caduta dell'impero romano a seguito della scarsa manutenzione dei fiumi." Trovo questa affermazione discutibile. Forse che i Romani si preoccupavano metodicamente di creare e riparare gli argini dei fiumi? Se si, sarebbe opportuno fornire qualche esempio e le fonti.Un altro punto di viste potrebbe essere quello "archeo-meteorologico". Oggi e' noto che i primi secoli AC hanno coinciso in Europa con un periodo di mini-glaciazione. E' altresi noto che verso il XII secolo DC ci fu un periodo caratterizzato da temperature relativamente elevate. (ref. "Una scomoda verita'" Al Gore http://www.climatecrisis.net/) Ora l'anno 598 cade casualmente in un punto temporale intermedio tra questi due estremi. Non sarebbe assurdo concepire, che durante la mini-glaciazione dei primi secoli AC, i giacchiai delle Alpi siano cresciuti ed abbiamo accumulato importanti quantita' di acqua. Altrettanto intuitiva potrebbe essere l'immaginazione, che durante il processo successivo di innalzamento delle temperature, questi giacchi si siano sfaldati e poi sciolti. Come sappiamo, questi processi non sono processi lineari, ovvero, lo scioglimento non avviene un tanto all'anno, in modo da risultare impercettibile. Tali cambiamenti sono invece caratterizzati da funzioni a scalino, dove il vecchio stato (e.g. dimensione dei ghiacciai) viene preservato ben oltre il punto di equilibrio, salvo poi sperimentare repentini e catastrofici cambiamenti quando l'accumulo degli aumenti di temperatura supera una determinata soglia. Se questo scenario fosse confermato da ricerche "archeo-geologiche" nella zone interessata, si potrebbe con certezza dire che Paolo Diacono ha riportato i fatti accuratamente.

Ricerca originale?[modifica wikitesto]

D'altra parte questo punto di vista potrebbe essere controbilanciato dalle notizie di sconvolgimenti climatici relativi ad uno o piu' anni nel corso di quel secolo, come riportato in http://en.wikipedia.org/wiki/Climate_changes_of_535-536 . Secondo questa fonte, vi fu almeno un anno caratterizzato dalla assenza dell'estate in punti del globo cosi distanti tra loro come, l'Irlanda, la California, la Cina e l'Antartide. Le consequenze furono la perdita di raccolti e carestie in molte delle regioni colpite. Anche se le date non sembrano collimare esattamente, e tuttavia concepibile che questa relativamente certa catastrofe climatica sia alla base anche di questo particolare disastro fluviale padano.

Po di Primaro[modifica wikitesto]

"Il corso principale del Po, che nell'alto Medioevo era il Po di Primaro che sfociava presso Ravenna, divenne il Po di Volano che sfocia presso Volano."

Trovo inesatta questa affermazione poiché il Po di Primaro deve la sua denominazione al fatto che la sua foce era quella più vicina a Ravenna (a quel tempo capitale dell'Esarcato) e non perché avesse una portata maggiore rispetto al Volano. Infatti entrambi i rami del Po entrarono in senescenza solamente a partire dal XIV secolo, in seguito alla rotta di Ficarolo avvenuta nel 1152.

Gli sconvolgimenti climatici del VI sec. D.C. testimoniati da Paolo Diacono, portarono invece alla graduale estinzione di quel ramo del Po, sulla cui sponda destra era sorta la città greco-etrusca di Spina nel VI sec. A.C., chiamato Padoa dal geografo greco Polibio.

Infatti Andrea Agnello, religioso e storico ravennate vissuto nel IX secolo, nel suo "Liber Pontificalis", lo identifica come "Padus Vetus".

senza fonte?[modifica wikitesto]

scusate ma che senso hanno tutti quei "senza fonte" in questo testo? come si può avere una fonte "ufficiale" di qualcosa che si ricava osservando le carte geografiche? da abitante di questa zona posso dirvi che confermo quanto vi è scritto. più di così... --151.49.144.11 (msg) 02:32, 17 mag 2013 (CEST)