Crociata dei pastori

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I pastori stanno per partire, in una miniatura del XV secolo.

La crociata dei pastori è il nome di due insurrezioni popolari che fecero parte delle crociate popolari iniziate senza l'appoggio dei governanti e spesso rivolte proprio contro di loro. Queste crociate sono datate 1251 e 1320.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima spedizione[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Settima Crociata, Luigi IX di Francia (San Luigi) prese Al-Mansura, ma le sue armate, vittime di un'epidemia di peste o secondo le ultime ricerche di dissenteria, di tifo e di scorbuto, si trovò intrappolato. Re Luigi fu fatto prigioniero con due suoi fratelli nel 1250. Quando questa notizia giunse in Occidente provocò incredulità e rivolte, poiché il re sembrava non godere più dell'appoggio divino.

La risposta al crescente malcontento venne da predicatori popolari, in particolare da un certo Job o Jacob o Jacques, carismatico monaco ungherese dell'ordine cistercense soprannominato Maestro d'Ungheria. Questo monaco disse di aver ricevuto dalla Vergine Maria una lettera in cui si affermava che i governanti, ricchi e orgogliosi, non potevano riprendere Gerusalemme, e che soltanto i poveri, gli umili e i pastori (detti nel francese dell'epoca pastoureaux) avrebbero avuto successo. L'orgoglio della cavalleria, diceva la lettera, era dispiaciuto a Dio. Da ciò il nome di "Crociata dei Pastori".

L'appello solenne ebbe luogo a Pasqua 1251, quando migliaia di pastori e contadini presero la croce, marciando verso Parigi, armati d'asce, coltelli e bastoni. Furono 30000 ad Amiens, forse 50000 a Parigi, dove Bianca di Castiglia, madre del re Luigi IX, li ricevette, ed in un primo momento li sostenne. Il movimento era però troppo pericoloso sul piano sociale e religioso per essere accettato dai governanti: esso accusava abati e prelati di cupidigia ed orgoglio, prendendosela anche con la Cavalleria, accusata di disprezzare i poveri e di trarre profitto dalle crociate. Vi furono diversi conflitti con il clero in diverse città (Rouen, Orléans, Tours). Molti aderenti al movimento erano criminali e quando le città ed i villaggi non vollero più sostentarli, iniziarono a saccheggiare e distruggere persino chiese e luoghi sacri. Così Papa Innocenzo IV li scomunicò e convinse la regina Bianca a mandare le truppe reali contro i crociati. In un primo momento riuscirono a scappare, arroccandosi a Bourges, dove continuarono le violenze, indirizzatesi ora verso gli ebrei, ma nei pressi di Villeneuve-sur-Cher vennero uccisi o fatti prigionieri, insieme al Maestro d'Ungheria stesso che perse la vita negli scontri. Altri sconti si ebbero in tutta la Francia, per esempio a Bordeaux, dove Simone V di Montfort represse la crociata. Il movimento si estese in Renania e nel nord Italia. Le repressioni furono delle più feroci e solo alcuni riuscirono a scappare sino a Marsiglia, imbarcandosi per Acri, dove si unirono ai Crociati.

La seconda spedizione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un pellegrinaggio a Mont-Saint-Michel alcuni gruppi di giovani contadini di Normandia furono aizzati dalle prediche infiammate di un benedettino apostata e di un prete cattolico interdetto per la sua condotta, che li convinsero della necessità di un "Viaggio Santo" per andare a combattere gli infedeli. A bande, questi pastoureaux conversero verso Parigi, dove entrarono il 3 maggio 1320. Cinque giorni più tardi, avvertito di questo movimento incontrollato e sovversivo Papa Giovanni XXII lanciò la scomunica contro tutti quelli che si erano investiti della croce senza autorizzazione papale.

Dopo qualche pogrom, si fecero convincere a lasciare Parigi, reclutando al loro passaggio nuovi adepti. All'inizio di giugno i pastoureaux attraversarono la regione di Saintonge e il Périgord, che devastarono e saccheggiarono. Sempre più numerosi entrarono in Guienna ed arrivati in Agenais si divisero in due gruppi. Il primo attraversò i Pirenei seguendo il Cammino di Santiago di Compostela per continuare i massacri in Spagna, mentre il secondo risalì la valle della Garonna, massacrando cagots ed ebrei.

Messo al corrente della carneficina, Pierre Raymond de Comminge, che Papa Giovanni XXII aveva nominato arcivescovo di Tolosa, scrisse al Papa per chiedere aiuto e consiglio. Il Papa accusò il re di Francia Filippo V d'irresponsabilità e si stupì col suo legato Gaucelme de Jean «che la lungimiranza reale abbia trascurato di reprimere gli eccessi e il pernicioso esempio dei Pastoureaux, che dovremmo piuttosto chiamare lupi, rapaci e omicidi, la cui condotta offende gravemente la maestà divina, disonora il potere reale e rappresentano, per tutto il reame dei pericoli inesprimibili se non vengono fermati».

Ciò non impedì ai pastoureaux di prendere degli ebrei di Albi e di Tolosa. Quattro giorni arrivato no alle porte di Carcassonne, dove l'armata reale li attendeva sotto il comando di Aimeric de Cros, siniscalco di Linguadoca, con il supporto delle truppe del giovane Gastone II di Foix-Béarn, allora dodicenne. I pastoureaux furono schiacciati. I superstiti fuggirono nella regione di Narbonne. I consolati cittadini, avvertiti dal siniscalco, misero le loro città in stato difensivo. Il papa scrisse all'arcivescovo Bernard de Fargues perché facesse lo stesso. Le strade e i passaggi furono chiusi, e vennero catturati sistematicamente vagabondi, fuggitivi e chiunque sembrasse anche lontanamente un pastoureau. Nell'autunno del 1320 non ne restava più neppure uno in Linguadoca.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]