Credenza (arredamento)

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Credenza di stile rococò

Credenza liturgica[modifica | modifica wikitesto]

Credenza con mosaico dorato (chiesa Mater Dolorosa di Berlin-Lankwitz)

La credenza liturgica è un mobile che si mette vicino alla parete nel presbiterio delle chiesea a poca distanza dall'altare. Su di esso si pongono i vasi continenti il pane, il vino e l'acqua da usare nella celebrazione dell'eucaristia prima di essere trasferiti all'altare.[1][2][3]

Di solito si pone dalla parte della mano destra del sacerdote che celebra la messa.

La credenza si copre spesso con una tovaglia di colore bianco.

In chiese molto antiche una nicchia nella parete serviva da credenza.

Rito romano[modifica | modifica wikitesto]

La credenza è menzionato 17 volte nell'Ordinamento generale del Messale Romano.

Per la celebrazione della messa con il popolo nel rito romano si mettono sulla credenza:

Il calice, il corporale, il purificatoio e, secondo l'opportunità, la palla; la patena e le pissidi, se sono necessarie; il pane per la Comunione del sacerdote che presiede, dei diaconi, dei ministri e del popolo; le ampolle con il vino e l'acqua, a meno che tutte queste cose non vengano presentate dai fedeli all'offertorio; un vaso con l'acqua da benedire se si compie il rito dell'aspersione; il piattello per la Comunione dei fedeli; inoltre il necessario per lavarsi le mani.[4]

Nella messa a cui partecipa un solo ministro i vasi sacri necessari possono essere preparati sull'altare al lato destro.[5]

Per quanto possibile, la purificazione dei vasi sacri dopo la comunione si fa alla credenza.[6]

Credenza casalinga[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di credenza casalinga

La credenza casalinga è un mobile di cucina in cui si conservano le stoviglie.[7]

Corresponde a quello che in inglese è chiamato un "Welsh dresser" o un "china hutch".

La credenza, come oggetto di arredamento così come lo conosciamo oggi, nasce nel 1600 circa in Emilia-Romagna e in origine era un mobile basso e lungo collocato solitamente nella sala dei banchetti. Al di sopra di esso venivano sistemati in bella vista tutti i cibi nei loro piatti di portata durante i pranzi offerti dalle famiglie nobili ai loro convitati di particolare rango e importanza. Prima di cominciare il banchetto un servitore particolarmente fidato della famiglia, detto "Maestro Credenziere", dotato di una livrea particolare che lo distingueva dagli altri servitori, entrava nella sala del banchetto per "fare la credenza"[8], si introduceva cioè nella sala del banchetto e si disponeva a fianco del mobile dove erano stati collocati tutti i piatti con i cibi, che in seguito si chiamerà appunto credenza, e assaggiava tutte le portate prima che fossero servite ai commensali e poi, rivolgendosi ai convitati con un profondo inchino, diceva: "Signori, vi è stato offerto servizio di credenza", inoltre rimaneva nella sala dei ricevimenti per tutta la durata del banchetto. Fin dall'antichità era pratica comune offrire sontuosi banchetti in onore di un ospite illustre, o per celebrare particolari avvenimenti, e nel Medioevo tale pratica divenne molto frequente soprattutto per celebrare l'alleanza tra due Signori, spesso coronata dalle nozze dei figli delle due casate, infatti quando un Signore voleva ingrandire il proprio feudo per sete di potere non aveva che da muovere guerra ad un altro Signore suo rivale per inglobarne i suoi possedimenti. Quando non era possibile questa opzione, si ricorreva ad una alleanza, suggellata spesso da ricchi doni e prebende oppure, ma non sempre, dalle nozze dei propri figli per imparentare le due Signorie, ed era proprio in tali occasioni che si davano sontuosi banchetti in onore dell'ex avversario, ma poiché in questo stesso periodo storico era anche molto in voga eliminare gli avversari politici con il veleno, anche durante un banchetto, ecco che si affermò la pratica di "fare la credenza". Tale pratica era volta a tranquillizzare i convitati che i cibi loro offerti non fossero avvelenati e per questo il "Maestro Credenziere", dopo aver assaggiato tutti i cibi, rimaneva nella sala dei ricevimenti fino alla fine del banchetto, proprio per assicurare che egli stesso non fosse stato avvelenato, dando "credenza", creando cioè persuasione in tutti i commensali della bontà e purezza dei cibi offerti, ma soprattutto che non vi fosse nessuna cattiva intenzione da parte del proprio Signore, ovvero quella di avvelenare qualcuno dei commensali. Il termine passò in seguito ad indicare il procedimento della "credenza" e poi, verosimilmente, la stanza destinata a tale pratica ed infine il mobile delle stoviglie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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