Collocazione

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In linguistica la collocazione è un particolare tipo di combinazione lessicale, chiamata tecnicamente "cooccorrenza". Il termine deriva dal latino collocare che vuol dire mettere insieme. Le collocazioni svolgono un'importante ruolo comunicativo, favorendo il passaggio di informazioni nella comunicazione linguistica, soprattutto quella quotidiana, prestandosi al ruolo di mattoncini lessicali prefabbricati con cui comporre il testo[1].

Definizione[modifica | modifica sorgente]

In linguistica una collocazione è un'associazione abituale e privilegiata di due o più parole all'interno di una frase.

La caratteristica delle collocazioni è il legame immotivato o imprevedibile tra i due costituenti, sostanzialmente consolidato dall'uso e non dettato da regole[2].

Esempi che illustrano le caratteristiche delle collocazioni[modifica | modifica sorgente]

Prendiamo, ad esempio, l'espressione "bandire un concorso". L'abbinamento di "bandire" alla parola "concorso", rispetto ad altri potenziali concorrenti quali ad esempio "lanciare" non è deducibile con un ragionamento logico. Tuttavia tale binomio viene percepito come l'unico possibile dal parlante di madrelingua. Nel classico caso della conversazione telefonica disturbata il parlante che dovesse udire solo la parola bandire sarebbe immediatamente in grado di colmare la lacuna e ricostruire il sintagma completo, bandire un concorso.

Dato il legame arbitrario delle collocazioni, ogni lingua farà scelte differenti riguardo ai termini che "co-occorrono" nella formazione delle collocazioni. È questo il motivo per cui spesso i traduttori sono i più attenti e acuti osservatori di tali combinazioni di parole. Si confronti, ad esempio, l'italiano "prestare attenzione", con l'inglese "to pay attention"[3], o l'espressione "sfatare un mito" con l'inglese "to explode a myth". Al contrario, una traduzione piatta, o impropria, delle collocazioni produrrà una resa linguistica sciatta (si veda ancora il caso degli esempi precedenti, qualora gli originali inglesi fossero tradotti in italiano come "pagare attenzione[3], "esplodere un mito" o "far esplodere un mito").

Distinzioni[modifica | modifica sorgente]

Le collocazioni non vanno confuse con le associazioni libere: ad esempio, "mangiare un panino" è un'associazione libera, in cui panino può essere sostituito con altri lessemi[4] (ottenendo, ad esempio, "mangiare una pizza"); è una collocazione, invece, la combinazione "mangiare a quattro palmenti"[4].

Analogamente, le collocazioni non vanno confuse con le frasi idiomatiche: "mangiare la foglia", ad esempio, non è una collocazione, ma un'espressione idiomatica, in quanto si presenta "irrigidita nella [...] forma e [...] non consente alcuna «espansione»"[4].

Importanza linguistica[modifica | modifica sorgente]

La conoscenza delle collocazioni è fondamentale per la padronanza di una lingua e per raggiungere un livello avanzato nell'apprendimento di una seconda lingua[2]. La mancanza di tale familiarità avrà come risultato l'elaborazione di enunciati che possono essere grammaticalmente corretti ma carenti sotto l'aspetto della cosiddetta "proprietà di linguaggio": ad esempio, usare "un caffè potente" al posto di "un caffè forte". Ne conseguono impoverimento del linguaggio, incompletezza, scarsa articolazione, che possono compromettere la comunicazione in misura nettamente superiore a quanto può derivare dalla commissione di errori sintattici e grammaticali[2]. Peraltro, proprio per la loro natura, non dettata da regole, ma determinata dall'uso, le collocazioni consolidate in un determinato idioma sono un terreno molto ostico per i discenti e i parlanti che non sono di madrelingua[2].

D'altro canto, l'indulgere eccessivamente all'uso di collocazioni, soprattutto attingendo a quelle più abusate, può risultare in un impigrimento della lingua e della verve comunicativa[5]. È il caso, ad esempio, di associazioni così stereotipate e usurate, soprattutto dall'uso insistito che ne fa il linguaggio mediatico[6], da poter essere considerate dei tormentoni: si tratta, a titolo esemplificativo, di espressioni come «folla plaudente, mix esplosivo, vedova inconsolabile, lamiere contorte, criminali incalliti, sforzo spasmodico, svantaggio immeritato, fermo monito, unanime cordoglio, piacevole sorpresa, inutili recriminazioni»[5], «brillante operazione [di polizia], efferato delitto, sciagura agghiacciante, tempestivo intervento [delle forze dell’ordine], tragedia della follia, aperta opposizione, fermo atteggiamento, netto contrasto, pesante bilancio»[6], a cui tante altre potrebbero aggiungersi[6].

Va infine segnalato che la stessa trasgressione consapevole delle collocazioni, e il loro "scardinamento", sono strumenti manipolativi della lingua che giocano un ruolo nella ricerca del registro linguistico comico e nella scrittura creativa[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fabio Rossi e Fabio Ruggiano, Scrivere in italiano. Dalla pratica alla teoria, Carocci, 2013, ISBN 978-88-430-6272-0, p. 295.
  2. ^ a b c d Paola Tiberii, Dizionario delle collocazioni. Le combinazioni delle parole in italiano, Zanichelli, 2012, p. 3
  3. ^ a b Paola Tiberii, Dizionario delle collocazioni. Le combinazioni delle parole in italiano, Zanichelli, 2012, p. 4
  4. ^ a b c Federico Faloppa, Collocazioni, Enciclopedia dell'Italiano (2010), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  5. ^ a b c Silverio Novelli, Recensione al Dizionario delle collocazioni di Paola Tiberii (ed. 2012)
  6. ^ a b c Fabio Rossi, «Lingua e media», Enciclopedia dell'Italiano (2010), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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