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Chăm

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Donne di etnia Chăm che costruiscono cesti di vimini

I chăm (Người Chăm) sono un gruppo etnico asiatico stanziato principalmente in Vietnam, dove fa parte dei 54 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti,[1] e in Cambogia.[2] Costituiscono in questi paesi il cuore delle comunità musulmane. Sono i discendenti degli abitanti del glorioso Regno Champa, che per molti secoli ebbe il controllo di grandi territori dell'Indocina sud-orientale.[1]

Circa centomila cham vivono nelle città di Phan Rang e Phan Thiet, nel Vietnam centrale. Altre comunità di chăm si trovano nella città di Ho Chi Minh. La comunità più popolosa si trova in Cambogia, nella provincia di Kampong Cham,[2] dove vivono tra i 500.000 ed un milione. Una comunità di circa 4.000 cham si è stanziata nella Thailandia del Sud.

La lingua cham, simile al malese, fa parte del gruppo maleo-polinesiaco della famiglia austronesiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Danzatrici Chăm

Il popolo chăm era stanziato sulle coste del Vietnam centro-meridionale, dove fiorì il Regno Champa, tra il VII e il XV secolo.[1] Tale Stato fu preceduto nella regione dal regno chiamato nelle fonti cinesi "Lin-yi" o "Lâm Âp", sorto nel 192. Declinò gradualmente sotto la costante pressione espansionistica dei Dai Viet, che controllavano in origine l'attuale Vietnam settentrionale. Al culmine della sua prosperità il regno controllava i territori tra Hué, nella ex-provincia dell'impero cinese Annam, e il delta del fiume Mekong.[1]

I chăm vennero descritti agli inizi del V secolo dal viaggiatore cinese Faxian, che fece scalo nella regione al ritorno dall'India[3]. Faxian riferisce del loro aspetto fisico, con un marcato naso diritto e capelli neri arricciati, e parla del rito funerario della cremazione, accompagnato dal suono dei tamburi.

I cham sono di etnia malayo-polinesiana e praticavano una forma di induismo śivaita. Avevano ripreso il sistema di caste in vigore in India, pur riservando alle donne un ruolo di rilievo negli affari familiari e nel matrimonio. Era anche praticata la cerimonia funeraria del sati. Non mangiavano carne bovina. L'alfabeto era basato su quello sanscrito.

Erano divisi in due gruppi etnici principali, i Dua al nord e i Cau al sud, distinti per usi e costumi e talvolta in conflitto. La pacifica convivenza era assicurata mediante matrimoni.

Furono soprattutto marinai, e la ricchezza del Regno Champa si basò prevalentemente sui commerci marittimi e sulla potente flotta da guerra, composta da rapide navi, con le quali praticavano anche la pirateria.[1]

Quando nel X e XI secolo i mercanti arabi arrivarono sulle coste vietnamite sulla rotta verso la Cina, l'Islam cominciò ad attecchire[1] mentre l'induismo fu progressivamente riservato alle classi sociali più alte.

Le migrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1471, i vietnamiti conquistarono la capitale Champa Vijaya, e fecero del principato meridionale di Panduranga un loro vassallo. Tra il 1606 e il 1676, anche il Re del Champa si convertì all'Islam. Nel 1720, il Re vietnamita Minh Mõng iniziò una politica di persecuzione contro i chăm. Nel 1832, gli ultimi territori cham furono annessi al Vietnam e l'ultimo re musulmano del Champa, Pô Chien, guidò i resti del suo popolo nel sud della Cambogia.[2] Altri gruppi migrarono verso Trengganu, nell'odierna Malesia, verso l'isola di Hainan, dove oggi sono conosciuti come utsuls. L'area occupata dal gruppo di Pô Chien è quella dell'odierna Kampong Cham. Altri gruppi di chăm migrarono nelle province vietnamite di An Giang, Phan Rang-Thap Cham, Ho Chi Minh e Phan Thiet.[senza fonte]

Oggi i chăm vivono soprattutto lungo le coste centrali del Vietnam e nella zona del delta del Mekong. Hanno due distinte comunità religiose: i musulmani (o chăm bani), che sono la maggioranza, e gli indù (o balamon). Sebbene condividano la lingua e le origini, i matrimoni tra componenti delle due comunità sono vietati. Un piccolo gruppo di chăm si è convertito al Buddhismo Mahayana.

Ai chăm della Malesia è riconosciuta la privilegiata condizione di Bumiputra, che li equipara ai nativi malesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (EN) Mason Florence, Vietnam, Australia, Lonely Planet, 2001, pp. 47 e 347, ISBN 1-86450-189-8.
  2. ^ a b c (EN) Nick Ray, Cambodia, Australia, Lonely Planet, 2002, pp. 42 e 52, ISBN 1-74059-111-9.
  3. ^ Ngô Vǎn Doanh, My Son Relics, Hanoi, The Gioi Publishers, 2005, p.56 ss.

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