Belgi

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La Gallia.

I Belgi erano un gruppo di nazioni o di tribù (un misto di popoli celtici e germanici[1]) che vivevano nella Gallia del nord, sulla riva occidentale del Reno, nel I secolo a.C., e poi attestate dalle fonti anche in Britannia. Diedero il loro nome alla provincia romana della Gallia Belgica, e poi all'odierno Belgio, dove sono colloquialmente conosciuti col nome di antichi Belgi.

Menzioni nel De bello Gallico[modifica | modifica wikitesto]

Gaio Giulio Cesare nel suo De bello Gallico dice:

« La Gallia è, nel suo complesso, divisa in tre parti: la prima la abitano i Belgi, l'altra gli Aquitani, la terza quelli che nella loro lingua prendono il nome di Celti, nella nostra, di Galli. I tre popoli differiscono tra loro per lingua, istituzioni e leggi. Il fiume Garonna divide i Galli dagli Aquitani, la Marna e la Senna li separano dai Belgi. Tra i vari popoli i più forti sono i Belgi, ed eccone i motivi: sono lontanissimi dalla finezza e dalla civiltà della nostra provincia; i mercanti, con i quali hanno scarsissimi contatti, portano ben pochi fra i prodotti che tendono a indebolire gli animi; confinano con i Germani d'oltre Reno e con essi sono continuamente in guerra. Anche gli Elvezi superano in valore gli altri Galli per la stessa ragione: combattono con i Germani quasi ogni giorno, o per tenerli lontani dai propri territori o per attaccarli nei loro. La parte in cui, come si è detto, risiedono i Galli, inizia dal Rodano, è delimitata dalla Garonna, dall'Oceano, dai territori dei Belgi, raggiunge anche il Reno dalla parte dei Sequani e degli Elvezi, è volta a settentrione. La parte dei Belgi inizia dalle più lontane regioni della Gallia, si estende fino al corso inferiore del Reno, guarda a settentrione e a oriente. L'Aquitania, invece, va dalla Garonna fino ai Pirenei e alla parte dell'Oceano che bagna la Spagna, è volta a occidente e a settentrione. »

(Bell. Gall., I, 1.)

Le tribù dei Belgi[modifica | modifica wikitesto]

Cesare menziona le seguenti tribù belgiche:

I Tungri potrebbero invece essere solo un altro nome per gli Eburoni. Altre tribù belgiche sarebbero Leuci, Treveri e Mediomatrici.

Cesare sottomette i Belgi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conquista della Gallia.

Cesare sottomise i Belgi nel 57 a.C. Il generale romano narra che mentre si trovava nella Gallia Cisalpina venne a sapere che i Belgi congiuravano contro Roma e si scambiavano ostaggi perché temevano che, sottomessa tutta la Gallia, l'esercito romano fosse condotto nel loro paese e poi perché venivano sollecitati da alcuni Galli che mal sopportavano che le truppe romane si abituassero a svernare nelle loro terre. Giunto nella Belgica con nuove truppe, Cesare venne a sapere che tutte le tribù di quella regione (tranne i Remi), a cui si erano uniti gruppi di Germani giunti dall'altra sponda del Reno, erano scese in guerra sotto la guida di re Galba dei Suessioni. Cesare si accampò lungo il fiume Aisne (affluente dell'Oise),[2] ponendo poi un presidio a difesa del ponte che passava sul fiume, lasciando dall'altra parte del fiume il luogotenente Quinto Titurio Sabino con sei coorti e facendo fortificare il campo.[3] I Belgi assaltarono Bibracte, città dei Remi, a cui Cesare inviò truppe in aiuto. Fallito il tentativo di conquistare l'oppidum, i Belgi marciarono verso Cesare e posero il loro campo a due miglia da quello romano. Dopo alcune scaramucce Cesare decise di affrontare apertamente l'esercito dei Belgi.

« Tra il nostro esercito e il nemico c'era una palude non molto estesa. I Belgi aspettavano i Romani al varco; i nostri, invece, si tenevano armati, pronti ad assalire il nemico in difficoltà, se avesse tentato per primo il passaggio. Nel frattempo, le cavallerie dei due eserciti si scontravano. Nessuno osò attraversare per primo il fiume, perciò, dopo che i nostri cavalieri ebbero la meglio, Cesare ricondusse i suoi nell'accampamento. I nemici si diressero immediatamente al fiume Aisne, che scorreva - lo si è già detto - dietro il nostro campo. Trovati alcuni guadi, tentarono di tradurre sull'altra sponda parte delle truppe. La loro intenzione era, nel migliore dei casi, di espugnare la ridotta comandata dal legato Q. Titurio e di distruggere il ponte, altrimenti di devastare i campi dei Remi, che per noi erano di vitale importanza al fine di proseguire la guerra, e di tagliarci i rifornimenti. Cesare, informato della situazione da Titurio, portò tutta la cavalleria, i Numidi armati alla leggera, i frombolieri e gli arcieri al di là del ponte e marciò contro il nemico. Lo scontro fu violento. I nostri li assalirono mentre stavano attraversando il fiume ed erano in difficoltà. Ne uccisero la maggior parte e respinsero con un nugolo di frecce gli altri che, con estrema audacia, tentavano di passare sui corpi dei caduti, circondarono con la cavalleria e uccisero i primi giunti sull'altra sponda. I nemici si resero conto di non aver più speranze di espugnare la città, né di attraversare il fiume e videro che i nostri non avanzavano, per dare battaglia, su un terreno sfavorevole. Perciò, dato che anche le loro scorte di grano incominciavano a scarseggiare, convocarono l'assemblea e decisero che la cosa migliore era tornare tutti in patria. Sarebbero accorsi in difesa del primo popolo attaccato dai Romani: così avrebbero combattuto nei propri territori, non in quelli altrui, e si sarebbero serviti delle scorte di grano che avevano in patria. Giunsero a tale decisione, tra l'altro, perché avevano saputo che Diviziaco e gli Edui si stavano avvicinando ai territori dei Bellovaci. E non si poteva convincere questi ultimi ad attardarsi e a non soccorrere i loro. »

(Cesare Bell. Gall., II 9-10)

I Belgi presero quindi la strada per le loro terre ma Cesare li inseguì, decimandoli. Assedia poi Noviodunum (nella zona delle odierne Pommiers e Soissons), capitale dei Suessioni, di cui ottiene la resa. Passa poi nel paese dei Bellovaci, che si arrendono. Ottiene poi anche la resa degli Ambiani.

A questo punto, il proconsole romano rivolse la sua attenzione ai bellicosi popoli del nord, che vivevano al di là del fiume Sabi.[4] I Nervi (aiutati da Atrebati e Viromandui) attaccarono di sorpresa l'esercito in marcia, ma furono respinti e quindi si rivolsero verso l'accampamento romano[5] che era ancora in fase di costruzione. I Romani riuscirono però a sconfiggerli e a massacrarli. Cesare marciò allora contro gli Atuatuci, che si erano riuniti tutti o a Namur, o sull'altura di Falhize-sur-Meuse, davanti a Huy. Dopo un'iniziale resistenza gli Atuatuci chiesero a Cesare di accettare la loro resa e il proconsole si mostrò disposto a concedergliela. Di notte, però, secondo un piano precedentemente stabilito, gli Atuatuci attaccarono di sorpresa i Romani, ma furono sconfitti e respinti. La città fu presa senza colpo ferire il giorno dopo. Tutta la Belgica (oltre a Nervi e Atuatuci anche Viromandui, Atrebati ed Eburoni) era stata sottomessa.

Nel 53 a.C. gli Eburoni, guidati da Ambiorige, si ribellarono insieme ai Nervi, ai Menapi e ai Morini, massacrando 15 coorti e poi nel 52 a.C. si schierarono coi ribelli guidati da Vercingetorige.

Dopo la definitiva sottomissione della Gallia, Cesare unì Belgi, Celti e Aquitani nella provincia della Gallia Comata, che in seguito Augusto divise di nuovo in tre parti. Quest'area divenne quindi la Gallia Belgica, che nel IV secolo l'imperatore Diocleziano fu divisa in Belgica Prima (con capitale Augusta Trevirorum, Treviri) e Belgica Secunda (con capitale Reims), che formarono parte della diocesi di Gallia.

I Belgi fuori dalla Gallia[modifica | modifica wikitesto]

I Belgi attraversarono la Manica al tempo di Cesare[6] per compiere razzie, insediandosi solo in seguito in Britannia. Del resto Cesare dice che re Diviziaco dei Suessioni regnò non solo in Gallia ma anche in Britannia. E poi Commio degli Atrebati, ex alleato di Cesare, fuggì in Britannia dopo la fine della rivolta guidata da Vercingetorige con parte della sua tribù. Sulla base delle monete sembra che la maggior parte delle tribù dell'Inghilterra sud-orientale al tempo dell'invasione romana fossero belgiche, o che per lo meno le aristocrazie dominanti lo fossero. Magnus Portus (Portsmouth) e Venta Belgarum (Winchester) sarebbero state città belgiche[7][8]. È possibile che un gruppo di Belgi sia giunto anche in Irlanda: si tratterebbe degli storici Builg e dei mitici Fir Bolg[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare, De bello Gallico, II 3-4; Tacito, Germania 28. L'opera medievale Gesta Treverorum, compilata dai monaci di Treviri, afferma che i Belgi erano discendenti di Trebata, leggendario fondatore di Treviri, che non è attestato in nessun'altra parte. Lo storico Zosimo qualificava la città di Bononia (Boulogne-sur-Mer) come germanica.
  2. ^ Il luogo non è identificabile, ma si pensa al colle di Mauchamp, a Berry-au-Bac, sulla riva destra dell'Aisne, poco a est di Pontavert, sulla strada che collega Reims a Laon. In alternativa è stato proposto Chaudardes, circa dieci chilometri a valle di Berry-au-Bac. Sulla questione vedi C.B.R. Pelling, Caesar's battle-descriptions I 48 nota 1, II 16 nota 1, IV 15 nota 1)
  3. ^ Cesare, Bell. Gall. II, 5
  4. ^ Forse la Sambre, forse la Selle, affluente di destra della Schelda
  5. ^ Alcuni di coloro che identificano la Sabi con la Sambre ubicano il campo romano a Hautmont-Boussières, sulla collina che domina la riva sinistra della Sambre a sud di Neuf-Mesnil, altri invece indicano un luogo più a monte, fra Berlaimont e Bachant. I sostenitori dell'ipotesi Selle individuano il luogo del campo attorno a Saulzoir, che si trova a circa 30 chilometri in linea d'area a ovest di Hautmont
  6. ^ Cesare, Bell. Gall. II 4; 5,2
  7. ^ Sheppard Frere, Britannia: a History of Roman Britain, third edition, Pimlico, 1987
  8. ^ John Creighton, Coins and power in Late Iron Age Britain, Cambridge University Press, 2000
  9. ^ T. F. O'Rahilly (1946), Early Irish History and Mythology, Dublin Institute for Advanced Studies, 1946

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