Occhiello (editoria)

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Nell'editoria, il termine occhiello è usato in vari significati, a seconda che si riferisca ai giornali, ai libri o all'ambito strettamente tipografico.

Nei giornali[modifica | modifica wikitesto]

L'occhiello (detto anche sopratitolo) è una frase opzionale della lunghezza di una riga (o comunque non superiore alle due righe), posta al di sopra del titolo di un articolo di giornale o rivista. Il carattere tipografico utilizzato ha un corpo inferiore a quello del titolo sottostante. L'occhiello generalmente fornisce una breve introduzione alla notizia, il titolo la espone, il catenaccio chiarisce e aggiunge qualche dettaglio. A questi tre elementi tipici, ma non fissi (solo il titolo è invariabilmente presente), può aggiungersi (sotto il catenaccio o sparso nel testo) il sommario. Scritto in maiuscolo, in grassetto o con caratteri di corpo superiori in maggior evidenza rispetto all'occhiello, della lunghezza solitamente di uno o due righe, il sommario ha lo scopo di evidenziare un elemento curioso contenuto nell'articolo.
Occhiello, titolo, catenaccio e sommario compongono la struttura grafica che forma la titolazione di un articolo.

Nei libri[modifica | modifica wikitesto]

Occhiello dei Versi editi ed inediti di Giuseppe Giusti (1852).

La pagina dispari, quasi completamente bianca, che precede il frontespizio e contiene solo il titolo dell'opera, seguito talvolta dal nome dell'autore, si chiama occhiello (o occhietto)[1]. Il nome deriva dalla pratica di alcuni tipografi del secolo XV di racchiudere il titolo abbreviato, stampato in prima pagina, entro un contorno ovale, che ricordava un occhio. Talvolta con un anglicismo è detto anche mezzotitolo.

Storicamente l'occhiello nacque ancor prima del frontespizio negli incunaboli,[2] poi cadde in disuso sostituito dal frontespizio nel XVI secolo e dall'antiporta figurata nel XVII secolo. Ma ebbe per così dire la sua rivincita a partire dal XVIII secolo, quando ricompare in alternativa all'antiporta figurata (che invece per il suo costo si trova e si troverà solo più nei libri di lusso), per affermarsi definitivamente nell'Ottocento, quando non c'è libro specialmente in brossura che non abbia occhiello nella prima pagina tra la copertina e il frontespizio, facendo retrocedere il frontespizio in terza pagina.

Per analogia, nei libri suddivisi in più sezioni o capitoli, l'occhiello (detto in tal caso occhiello intermedio) è anche ciascuna pagina recante, al centro da solo, il titolo del capitolo. Quando un volume fa parte di una collana editoriale, l'occhiello iniziale può contenere, invece del titolo del volume, il titolo della collana con l'eventuale numero progressivo del volume nella collana stessa.

In tipografia[modifica | modifica wikitesto]

Occhiello.jpg

Nei caratteri tipografici l'occhiello (o pancia) è la parte circolare o ellittica di lettere come la o e la p. Non va confuso con l'occhio del carattere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renzo Frattarolo - Marco Santoro, Vocabolario biblio-tipografico, Ravenna, Longo, 1982, p. 65.
  2. ^ Baldacchini, cit., pp. 39-40.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lorenzo Baldacchini, Aspettando il frontespizio. Pagine bianche, occhietti e colophon nel libro antico, Milano, Sylvestre Bonnard, 2004.
  • Amedeo Benedetti, Il libro. Storia, tecnica, strutture, Arma di Taggia, Atene edizioni, 2006. ISBN 88-88330-29-1
  • Alberto Papuzzi, Professione giornalista. Tecniche e regole di un mestiere, Nuova edizione completamente riveduta e ampliata con la collaborazione di Annalisa Magone, Roma, Donzelli, 2003. ISBN 8879897756, 9788879897754

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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