Dichiarazione di Kono

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La dichiarazione di Kono è una dichiarazione rilasciata dal segretario generale del governo Yohei Kono il 4 agosto 1993, dopo la conclusione dello studio governativo che rilevò che l'esercito imperiale giapponese aveva costretto le donne, conosciute come donne di comodità, a lavorare in bordelli militari gestiti durante la seconda guerra mondiale. Il governo giapponese aveva inizialmente negato che le donne erano state costrette fino a questo punto.[1]

Nella dichiarazione Kono ha riconosciuto che "l'allora l'esercito giapponese era direttamente o indirettamente coinvolto nello messa in funzionamento e nella gestione delle stazioni di comodità" e "l'assunzione delle donne di comodità è stata condotta principalmente da reclutatori privati che hanno agito in risposta alla richiesta dei militari". Inoltre, come afferma la dichiarazione di Kono, "in molti casi sono state assunte contro la propria volontà, tramite la persuasione e la coercizione, ecc.", "Talvolta il personale amministrativo / militare ha partecipato direttamente alle assunzioni". Vissero nella miseria nelle stazioni di comodità in un'atmosfera coercitiva".[2]

La dichiarazione di Kono è stata oggetto di critiche da parte di alcuni conservatori in Giappone.[3] Si discute ancora se la dichiarazione abbia riconosciuto che la coercizione forse stata utilizzata nel reclutamento delle donne dall'esercito imperiale giapponese direttamente, in quanto si riteneva che l'assunzione fosse condotta principalmente da agenti di reclutamento privati (coreani e giapponesi).[4] Il primo ministro Shinzō Abe, durante il suo primo mandato come primo ministro nel 2007, ha dichiarato di non credere che le donne siano state costrette dall'esercito giapponese a lavorare nei bordelli militari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ James Sterngold, Japan Admits Army Forced Women Into War Brothels, in The New York Times, 5 agosto 1993, p. 2. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  2. ^ [1]
  3. ^ Julian Ryall, Japan may revise 'comfort women' apology, su www.dw.de, Deutsche Welle, 25 febbraio 2014. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  4. ^ Jeff Kingston, Contemporary Japan: History, Politics, and Social Change since the 1980s, John Wiley & Sons, 30 maggio 2012, p. 189, ISBN 978-1-118-31506-4. URL consultato il 26 febbraio 2014.