Capezza

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Illustrazione

La capezza è un finimento utilizzato per legare e per condurre a mano un animale; si appoggia alla nuca e circonda il suo muso, e, quando è collegata a una longhina, la tensione di quest'ultima induce l'animale a flettere il collo nella direzione della tensione consentendo la guida da parte del conduttore.

Utilizzata più comunemente con i cavalli, una capezza può essere anche utilizzata con gli asini, cani o altri animali domestici.

Una capezza può essere utilizzata nei cavalli in sostituzione della testiera, in genere fornita di imboccatura. Il controllo del cavallo con la sola capezza dalla sella, con una o due redini collegate agli anelli laterali della capezza o all'anello inferiore, richiede però un alto grado di confidenza e di fiducia fra l'uomo e l'animale, e la finezza della comunicazione è comunque limitata.

La capezza tradizionale[modifica | modifica sorgente]

La capezza tradizionale è fatta di cuoio, o più frequentemente di nylon robusto; i vari pezzi sono collegati da anelli metallici; nella parte inferiore della capezza, c'è inoltre un robusto anello metallico utilizzato per agganciare la longhina, quando il cavallo dev'essere legato o condotto a mano.

A torto ritenuto una parte insignificante dell'equitazione, l'atto di far indossare la capezza ad un cavallo giovane, e di addestrarlo a farsi condurre a mano, è uno dei punti fondamentali sia nell'addestramento del cavallo che nell'istruzione del cavaliere. I puledri dovrebbero essere avvicinati dall'uomo quanto prima possibile, immediatamente dopo la nascita, per imparare ad apprezzare il contatto fisico con l'uomo; ottenuta la fiducia del puledro, una dei primi risultati da ottenere dovrebbe proprio essere quello di abituarlo al gesto di indossare e di togliere la capezza, senza averne alcuna paura. Subito dopo, il puledro dovrebbe imparare a farsi condurre tranquillamente con la longhina, camminando e trottando a fianco del conduttore senza sopravanzarlo e senza che sia necessaria alcuna tensione sulla longhina stessa. In genere, l'abilità di condurre a mano un cavallo in questo modo, senza alcuno sforzo apparente, permette di distinguere di primo acchito un horseman da un cavaliere inesperto.

Nel caso di cavalli impetuosi o poco addestrati, è prudente agganciare la longhina su uno degli anelli laterali piuttosto che sull'anello inferiore; con questo accorgimento, è più facile ottenere la flessione del collo del cavallo e quindi il suo controllo, in caso di un tentativo di ribellione.

La capezza "Pat Parelli"[modifica | modifica sorgente]

La nota tecnica di addestramento introdotta e divulgata da Pat Parelli ha diffuso l'uso di una particolare capezza, ottenuta da un unico pezzo di cordino robusto flessibile in materiale sintetico, tipo da roccia, della lunghezza di circa 5 metri e dello spessore di 6–7 mm, opportunamente annodato. La sua particolarità è di fare un anello piuttosto lasco attorno al muso del cavallo, e di terminare in basso con un nodo sferico da cui sporge una doppia ansa di corda. A tale ansa si aggancia il moschettone, piuttosto pesante, della corda utilizzata sia per il lavoro a terra, che per condurre il cavallo montato. Il peso del moschettone, il diametro della corda con cui è realizzata la capezza e la posizione dei nodi consentono, nel loro insieme, un ottimo strumento di comunicazione con il cavallo, dopo uno specifico addestramento sia dell'animale che del cavaliere, con una meccanica analoga a quella del bosal tradizionalmente utilizzato nell'addestramento western e sudamericano.

Inconvenienti e rischi della capezza[modifica | modifica sorgente]

I cavalli dovrebbero indossare la capezza solo per il tempo strettamente necessario, e non indossarla affatto quando sono liberi in paddock o, peggio ancora, al pascolo. Oltre al modesto inconveniente di causare piccole fiaccature (in genere limitate alla perdita del pelo nelle zone di maggior frizione), la capezza comporta un concreto rischio di incidenti, talora mortali; infatti, può facilmente agganciarsi a oggetti sporgenti, ed il cavallo può ferirsi seriamente, e perfino restare soffocato, nel tentativo di liberarsi. Per questo motivo, alcuni preferiscono non usare capezze particolarmente robuste.

La capezza Pat Parelli non deve essere mai lasciata sul cavallo libero al pascolo, perché la resistenza del cordino di cui è fatta, unita al suo piccolo diametro e alla presenza di anse piuttosto lasche, aumenta notevolmente i rischi di incidenti gravi da aggancio accidentale.

Nel condurre il cavallo, il conduttore deve prestare particolare attenzione a non permettere che il cavallo lo sopravanzi. Più il cavallo è in avanti rispetto al conduttore, meno la tensione sulla capezza è efficace nel fargli flettere la testa; il cavallo che riesce a sopravanzare sufficientemente il conduttore sfugge completamente al suo controllo, mettendo inoltre il conduttore in una posizione molto rischiosa, perché esposto ad eventuali calci. Per questo motivo, il precoce addestramento a camminare tranquillamente a fianco del conduttore, senza sopravanzarlo e senza "tirare", è molto importante sia come primo passo di una serena relazione fra uomo e cavallo, che per motivi di sicurezza.

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