Carduus personata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Come leggere il tassoboxProgetto:Forme di vita/Come leggere il tassobox
Come leggere il tassobox
Cardo personata
Carduus personata
Classificazione APG IV
DominioEukaryota
RegnoPlantae
(clade)Angiosperme
(clade)Mesangiosperme
(clade)Eudicotiledoni
(clade)Eudicotiledoni centrali
(clade)Superasteridi
(clade)Asteridi
(clade)Euasteridi
(clade)Campanulidi
OrdineAsterales
FamigliaAsteraceae
SottofamigliaCarduoideae
TribùCardueae
SottotribùCarduinae
GenereCarduus
SpecieC. personata
Classificazione Cronquist
DominioEukaryota
RegnoPlantae
SuperdivisioneSpermatophyta
DivisioneMagnoliophyta
ClasseMagnoliopsida
SottoclasseAsteridae
OrdineAsterales
FamigliaAsteraceae
SottofamigliaCichorioideae
TribùCardueae
SottotribùCarduinae
GenereCarduus
SpecieC. personata
Nomenclatura binomiale
Carduus personata
(L.) Jacq., 1776
Nomi comuni

Cardo bardana

Il cardo personata (nome scientifico Carduus personata (L.) Jacq., 1776) è una pianta erbacea perenne dai grandi capolini violetto-purpurei appartenente alla famiglia delle Asteraceae.[1][2]

Il nome del genere (Carduus) deriva dal latino (= “cardo” in italiano) che a sua volta potrebbe derivare da una parola greca il cui significato si avvicina al nostro vocabolo “rapare”; ma altre ricerche farebbero derivare da un'altra radice, sempre greca, “ardis” (= “punta dello strale”), alludendo ovviamente alla spinosità delle piante di questo genere. L'epiteto specifico (personata) deriva dal latino “personatus” ( = mascherato).[3]
Il binomio scientifico attualmente accettato (Carduus personata ) è stato proposto inizialmente da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi e successivamente perfezionato dal medico, chimico e botanico olandese Nikolaus Joseph von Jacquin (Leida, 16 febbraio 1727 – Vienna, 26 ottobre 1817) nella pubblicazione ” Florae Austriaceae, sive Plantarum Selectarum in Austriae” (http://www.botanicus.org/title/b12003402).[4]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

(La seguente descrizione è relativa alla specie Carduus personata s.l.; per i dettagli delle varie sottospecie vedere più avanti.)
È una pianta eretta che può raggiungere dai 5 ai 15 dm (massimo 25 dm). La forma biologica di questa specie è emicriptofita scaposa (H scap); ossia sono piante perennanti (in alcuni casi può presentarsi con un ciclo biologico bienne) con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e poco foglioso. In queste piante le spine sono molli e presenti sia sul fusto che sulle foglie.[5][6][7][8][9][10][11]

Le radici sono grosse e servono anche da ancoraggio oltre che da alimentazione.

Il fusto
Località: Cima Sappada, Sappada (BL), 1290 m s.l.m. – 24/06/2009

La parte aerea del fusto è eretta e ampiamente ramosa verso l'alto. La forma è tubolare, striata e costata con ali fino all'infiorescenza (le ali sono strette e sporgono di 0,5–mm con delle deboli spinule di 1–2 mm)

Le foglie
Località: Cima Sappada, Sappada (BL), 1290 m s.l.m. – 24/06/2009

Le foglie, sessili, sono tutte cauline e sono disposte in modo alterno. La lamina è larga, da lanceolata a ovata a contorno lobato (con 4 - 6 segmenti per lato) con bordi denticolato-spinulosi. La pagina delle foglie è cosparsa di peli unicellulari lisci. Quelle superiori hanno la lamina ben sviluppata (intera o lobata). Dimensione delle foglie inferiori: larghezza 1–2 dm; lunghezza 3–4 dm. Dimensione delle foglie mediane: larghezza 6–10 cm; lunghezza 12–15 cm.

Infiorescenza

[modifica | modifica wikitesto]
Infiorescenza
Località: Cima Sappada, Sappada (BL), 1290 m s.l.m. – 24/06/2009

L'infiorescenza è formata da pochi (2 - 5) capolini sessili o con un sub-peduncolo, riuniti in fascetti. La struttura del capolino è quella tipica delle Asteraceae: un breve peduncolo foglioso sorregge un involucro a forma da emisferica a ovoide, composto da diverse brattee (o squame) intere, senza spine e appena scariose, disposte su più serie in modo embricato che fanno da protezione al ricettacolo setoloso (pagliette diritte) sul quale s'inseriscono i fiori tubulosi. Le squame mediane sono progressivamente ristrette verso l'apice, ma senza strozzatura ed hanno una caratteristica forma a "S". Lunghezza dei peduncoli: 8 cm. Dimensione dell'involucro: larghezza 1–2 cm; lunghezza 1–1,5 cm. Diametro del capolino: 1,5–3 cm. Dimensione delle squame mediane: larghezza 1–1,5 mm; lunghezza 11–13 mm.

I fiori sono tutti del tipo tubuloso[12] (il tipo ligulato, i fiori del raggio, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono ermafroditi, attinoformi, tetra-ciclici (con quattro verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ossia sia il calice che la corolla sono composti da cinque elementi).

  • /x K , [C (5), A (5)], G 2 (infero), achenio[13]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la corolla ha una forma cilindrica (tubolare) terminante con 5 profondi lobi; il colore è violetto-purpureo. Lunghezza della corolla: 12–14 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi, papillosi e pubescenti; le antere sono saldate fra di loro e formano un manicotto circondante lo stilo; sono inoltre caudate alla base.
  • Gineceo: l'ovario è infero e uniloculare formato da 2 carpelli; lo stilo è unico con uno stimma terminale lungamente bifido e glabro. All'apice dello stilo è presente un ciuffo di peli. La superficie stigmatica è localizzata nella parte interna dello stilo.[14]
  • Fioritura: da giugno a agosto (settembre).

I frutti sono degli acheni a superficie chiara e liscia, glabri, ad inserzione basale e con una coroncina conico-troncata all'apice; la forma è ovoide di 3–4 mm. Gli acheni sono carrucolati; ossia hanno delle protuberanze per agevolare il distacco dei semi.[15] Il pappo è formato da setole semplici e diritte, connate alla base e disposte in un anello deciduo in un unico pezzo; i margini delle setole sono scabri o con fine barbe. Il pappo ricopre la corolla per circa 4/5 della lunghezza della corolla stessa (lunghezza del pappo: 8 – 12 mm).

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat

[modifica | modifica wikitesto]
Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[16] – Distribuzione alpina[17])

Fitosociologia

[modifica | modifica wikitesto]

Areale alpino

[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:[17]

Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Mulgedio-Aconitetea
Ordine: Calamagrostietalia villosae
Alleanza: Arunco-Petasition

Areale italiano

[modifica | modifica wikitesto]

Per l'areale completo italiano Carduus personata appartiene alla seguente comunità vegetale:[18]

Macrotipologia: vegetazione erbacea sinantropica, ruderale e megaforbieti.
Classe: Galio aparines-Urticetea dioicae Passarge ex Kopecký, 1969
Ordine: Galio aparines-Alliarietalia petiolatae Oberdorfer ex Görs & Müller, 1969
Alleanza: Petasition officinalis Sill., 1933 em. Kopecky, 1969

Descrizione. L'alleanza Petasition officinalis è relativa alle comunità con prevalenza di specie perenni in orli forestali mesofili o meso-igrofili che si sviluppano in habitat ricchi di nutrienti dei climi temperati ed umido del Mediterraneo. La comunità è povera di specie perenni a foglia larga. Distribuzione: l'alleanza è ampiamente distribuita sia in Europa che in Italia.

Specie presenti nell'associazione: Cirsium erisithales, Elymus caninus, Orobanche flava, Petasites hybridus, Petasites kablikianus, Valeriana sambucifolia, Telekia speciosa, Aconitum napellus, Aconitum variegatum, Aruncus dioicus, Athyrium filix-foemina, Cardamine amara, Carduus personata, Chrysosplenium alternifolium, Conocephalum conicum, Crepis paludosa, Knautia maxima, Lamiastrum montanum, Milium effusum, Oxalis acetosella, Pellia epiphylla, Petasites albus, Primula elatior, Ranunculus lanuginosus, Saxifraga rotundifolia, Senecio ovatus, Stellaria nemorum, Veronica urticifolia, Vicia sylvatica, Chaerophyllum hirsutum, Festuca gigantea, Geranium phaeum, Impatiens noli-tangere e Stachys sylvatica

La famiglia di appartenenza di questa voce (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) probabilmente originaria del Sud America, è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23.000 specie distribuite su 1.535 generi[19], oppure 22.750 specie e 1.530 generi secondo altre fonti[20] (una delle checklist più aggiornata elenca fino a 1.679 generi)[21]. La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie.[1][8][22]

Cardueae è una delle 4 tribù della sottofamiglia. La tribù Cardueae a sua volta è suddivisa in 12 sottotribù (la sottotribù Carduinae è una di queste). Il genere Carduus elenca 92 specie distribuite in Eurasia e parte in Africa del nord, delle quali una ventina sono presenti spontaneamente sul territorio italiano.[8][9][10][23][24]

Il basionimo per questa specie è: Arctium personata L., 1753.[17]

Il genere di questa voce è inserito nel gruppo tassonomico della sottotribù Carduinae.[10] In precedenza provvisoriamente era inserito nel gruppo tassonomico informale "Carduus-Cirsium Group".[8] La posizione filogenetica di questo gruppo nell'ambito della sottotribù è abbastanza vicina al "core" della sottotribù (con il genere Cirsium forma un "gruppo fratello") e dalle analisi molecolari è stato calcolato in 7,2 milioni di anni fa la separazione di questo genere dal resto del gruppo.[23][24]

Il numero cromosomico di Carduus personata è: 2n = 16, 18 e 22.[25].[11]

I caratteri distintivi di questa specie nell'ambito del genere sono:[11]

  • la forma dell'involucro varia da emisferico a ovoide;
  • le brattee involucrali medie sono progressivamente ristrette dalla base all'apice (non è presente la strozzatura);
  • il pappo è lungo 8 – 13 mm.

Questi caratteri sono condivisi con le seguenti specie (tra parentesi sono indicati alcuni caratteri distintivi della specie):[26]

  • Carduus carduelis (L.) Gren., 1864 (le brattee involucrali esterne sono curve; le foglie basali hanno 6 - 8 segmenti per lato; gli acheni sono verrucosi).
  • Carduus acanthoides L., 1753 (le spine sono robuste e lunghe (5 – 12 mm); il diametro dei capolini è di 25 – 35 mm; la superficie degli acheni è minutamente verrucosa).
  • Carduus crispus L., 1753 (le spine sono deboli e brevi; il diametro dei capolini è di 15 – 25 mm; la superficie degli acheni è liscia).

In Italia sono riconosciute due sottospecie:[2][27][28]

Subsp. personata

[modifica | modifica wikitesto]
  • Nome scientifico: Carduus personata (L.) Jacq. subsp. personata.
  • Descrizione: le foglie cauline sono prolungate in ali decorrenti lungo il fusto; quelle superiori sono amplessicauli; i capolini sono isolati o eventualmente in fascetti due 2 – 3.
  • Distribuzione: è il tipo più comune in Italia (al Settentrione e al Centro).

Subsp. albidus

[modifica | modifica wikitesto]
  • Nome scientifico: Carduus personata (L.) Jacq. subsp. albidus (Adamovic) Kazmi.
  • Descrizione: la pianta si presenta bianco-ragnatelosa sia sul fusto che sulle foglie; le foglie cauline in genere non sono decorrenti lungo il fusto; le superiori sono sessili ma sono ristrette alla base; le infiorescenze contengono facilmente 3 – 5 (ma anche 8) capolini.
  • Distribuzione: è presente, ma rara, solo nelle Dolomiti; in effetti questa varietà è centrata nell'area Balcanico-Carpatica e in Italia abbiamo l'estremo avamposto occidentale di questa sottospecie.

Nell'elenco seguente sono indicati alcuni ibridi interspecifici (non sempre gli ibridi sono riconosciuti da tutte le checklist):[29]

In questo elenco è indicato un Ibrido intragenerico:

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[27]

  • Carduus arctioides Vill.
  • Carduus leucanthemos Schur
  • Carduus personata var. personata
  • Carduus personata var. spinosissimus Willk.
  • Carduus personatus
  • Carduus simplicifolius Sanguin.
  • Cirsium lappaceum Lam.
  • Cirsium lappaceum subsp. lappaceum
  • Cirsium lappaceum var. lappaceum

Specie simili

[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i cardi sono molto simili tra di loro. Nell'elenco sottostante sono indicate alcune specie principalmente abitatrici dell'arco alpino con le caratteristiche più differenti rispetto alla specie di questa voce:

  • Carduus acanthoides L. - Cardo branca-orsina: il fusto è poco ramoso con pochi capolini terminali; le foglie superiori hanno la lamina ristretta e pennatosetta; la pagina inferiore delle foglie è cosparsa di peli pluricellulari crespi; tutta la pianta è molto spinosa.
  • Carduus crispus L. - Cardo crespo: la pagina inferiore delle foglie è cosparsa di peli unicellulari lisci; le spine in genere sono più deboli.
  • Carduus defloratus L. - Cardo decapitato: il fusto non è alato e il capolino è solitario e incurvato appena sotto l'infiorescenza; le foglie sono glabre a lamina lanceolata e bordi interi percorsi da deboli spine.
  • Carduus tenuiflorus Curtis - Cardo a capolini gracili: il fusto ha delle spine robuste; i capolini hanno un involucro cilindrico e sono riuniti in un numero maggiore (da 3 a 8, fino a 12); le squame mediane sono glabre.
  • Carduus pycnocephalus L. - Cardo a capolini densi: il fusto ha delle spine robuste; i capolini hanno un involucro cilindrico allungato e sono riuniti in un numero maggiore; le squame mediane sono cigliate sui bordi.
  • Carduus nutans L. - Cardo pendente: le squame mediane dell'involucro presentano nella zona mediana una strozzatura; i capolini sono inclinati.


La pianta di questa voce può essere confusa anche con la specie Cirsium montanum (W. & K.) Sprengel - Cardo montano: in questa specie i fusti sono nudi (cioè privi di spini) nella parte alta e il pappo è formato da peli piumosi.

Altre notizie

[modifica | modifica wikitesto]

Il cardo bardana in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Gewöhnliche Kletten-Distel
  • (FR) Chardon bardane
  1. ^ a b (EN) The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the ordines and families of flowering plants: APG IV, in Botanical Journal of the Linnean Society, vol. 181, n. 1, 2016, pp. 1-20.
  2. ^ a b World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su powo.science.kew.org. URL consultato il 5 febbraio 2021.
  3. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 28 dicembre 2011.
  4. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 28 dicembre 2011.
  5. ^ Pignatti 1982, vol.3 pag.1.
  6. ^ Strasburger 2007, pag. 860.
  7. ^ Judd 2007, pag.517.
  8. ^ a b c d Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 132.
  9. ^ a b Funk & Susanna 2009, pag. 300.
  10. ^ a b c Herrando et al. 2019.
  11. ^ a b c Pignatti 2018, pag. 938.
  12. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 142.
  13. ^ Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 520, ISBN 978-88-299-1824-9.
  14. ^ Judd 2007, pag. 523.
  15. ^ Musmarra 1996, pag. 292.
  16. ^ Conti et al. 2005, pag. 69.
  17. ^ a b c d Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 574.
  18. ^ Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org. URL consultato il 30 giugno 2021.
  19. ^ Judd 2007, pag. 520.
  20. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  21. ^ World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su powo.science.kew.org. URL consultato il 18 marzo 2021.
  22. ^ Funk & Susanna 2009, pag. 293.
  23. ^ a b Barres et al. 2013.
  24. ^ a b Ackerfield et al. 2020.
  25. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 28 dicembre 2011.
  26. ^ Pignatti 2018, Vol. 4 pag. 881.
  27. ^ a b Global Compositae Checklist [collegamento interrotto], su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 28 dicembre 2011.
  28. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 146.
  29. ^ Copia archiviata, su www2.dijon.inra.fr. URL consultato il 23 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2013).

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]