Il canto di Paloma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Il canto di Paloma
Titolo originaleLa teta asustada
Lingua originalespagnolo, quechua
Paese di produzioneSpagna, Perù
Anno2009
Durata95 min
Generedrammatico
RegiaClaudia Llosa
SceneggiaturaClaudia Llosa
ProduttoreAntonio Chavarrías,
Claudia Llosa,
José María Morales
Casa di produzioneOberón Cinematográfica, Vela Producciones, Wanda Visión
Distribuzione in italianoArchibald Enterprise Film
FotografiaNatasha Braier
MontaggioFrank Gutiérrez
MusicheSelma Mutal
ScenografiaPatricia Bueno,
Susana Torres
CostumiAna Villanueva
TruccoLucía Salomón
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il canto di Paloma (La teta asustada) è un film drammatico del 2009 scritto e diretto da Claudia Llosa.

Basato sul libro Entre Prójimos: el conflicto armado interno y la política de la reconciliación en el Perú dell'antropologa Kimberly S. Theidon,[1] il film affronta le conseguenze sociali e i traumi lasciati da uno dei periodi più sanguinosi della storia del Perù, quello legato all'organizzazione guerrigliera Sendero Luminoso e alla repressione che esercito e polizia operarono anche sulla popolazione civile durante gli anni ottanta e novanta.

È stato proiettato in anteprima alla 59ª edizione del Festival di Berlino, dove si è aggiudicato l'Orso d'oro e il Premio FIPRESCI.[2]

Nel 2010 è stato designato dall'Academy come film rappresentante il cinema peruviano e candidato per l'Oscar al miglior film straniero.[3]

Fausta è una giovane donna che vive con l'anziana madre in una baraccopoli alla periferia di Lima. Ogni giorno le due donne comunicano cantando e la madre le ricorda che, essendo nata negli anni del terrorismo senderista in cui gli stupri erano all'ordine del giorno, è stata allattata con il "latte del dolore" e destinata a contrarre la malattia della "teta asustada" (la "tetta spaventata"), il morbo della paura che ruba l'anima. Per questo motivo, Fausta ha fatto del suo corpo un vero e proprio terreno: incapace di liberarsi dal terrore nei confronti degli uomini, ha inserito nella vagina una patata a mo' di scudo per impedire a chiunque di usarle violenza. La morte della madre la spinge verso un lungo percorso personale che la porterà ad affrontare le sue paure e a conquistare la libertà.

Il film è stato girato nell'area suburbana di Manchay, nel Distretto di Pachacamac a sud-est di Lima, e nel vicino distretto residenziale di Cieneguilla.[4]

Distribuzione

[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito in Spagna a partire dal 13 febbraio 2009, il giorno dopo la prima mondiale avvenuta al Festival di Berlino.[5] In seguito ha partecipato a molte altre manifestazioni internazionali.

Date di uscita

[modifica | modifica wikitesto]
  • Spagna (La teta asustada) – 13 febbraio 2009
  • Perù (La teta asustada) – 12 marzo 2009
  • Argentina (La teta asustada) – 9 aprile 2009
  • Italia (Il canto di Paloma) – 8 maggio 2009
  • Svizzera (The Milk of Sorrow) – 17 giugno 2009
  • Francia (Fausta) – 17 giugno 2009
  • Brasile (A Teta Assustada) – 28 agosto 2009
  • Austria (The Milk of Sorrow) – 4 settembre 2009
  • Taiwan (La teta asustada) – 4 settembre 2009
La regista Claudia Llosa al Festival del cinema di Guadalajara 2009
  • Svezia (Faustas pärlor) – 11 settembre 2009
  • Colombia (La teta asustada) – 16 ottobre 2009
  • Norvegia (Faustas perler) – 16 ottobre 2009
  • Ungheria (Fausta éneke) – 29 ottobre 2009
  • Germania (Eine Perle Ewigkeit) – 5 novembre 2009
  • Paesi Bassi (La teta asustada) – 3 dicembre 2009
  • Polonia (Gorzkie mleko) – 1º gennaio 2010
  • Messico (La teta asustada) – 15 gennaio 2010
  • Grecia (To gala tis thlipsis) – 25 febbraio 2010
  • Regno Unito (The Milk of Sorrow) – 30 aprile 2010
  • Panama (La teta asustada) – 7 maggio 2010
  • Danimarca (Faustas perler) – 20 maggio 2010
  • Slovenia (La teta asustada) – 10 giugno 2010
  • Portogallo (A Teta Assustada) – 1º luglio 2010
  • Stati Uniti (The Milk of Sorrow) – 27 agosto 2010
  • Giappone (悲しみのミルク) – 2 aprile 2011
  • Corea del Sud (밀크 오브 소로우: 슬픈 모유) – 22 agosto 2013
  • Cile (La teta asustada) – 16 marzo 2015

Festival internazionali

[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha ottenuto recensioni positive da parte della critica. Il sito Rotten Tomatoes riporta l'81% di recensioni professionali con giudizio positivo e un voto medio di 6,8 su 10, mentre il sito Metacritic assegna al film un punteggio di 68 su 100 basato su 10 recensioni.[6][7]

  • Adam Lee Davies, Little White Lies: «Si sviluppa in una sorprendente opera di semplicità sconvolgente che descrive in dettaglio una società afflitta che sta lentamente affrontando il suo passato».[8]
  • Boyd van Hoeij, Variety: «In un primo momento il film sembra un lento studio etnografico sulla vita nella grande città in Perù. Solo gradualmente diventa chiaro che il secondo lungometraggio di Claudia Llosa allinea perfettamente forma e contenuto».[9]
  • Ella Taylor, The Village Voice: «In questo bellissimo, ipnotico e meravigliosamente insolito secondo lungometraggio della regista e sceneggiatrice Claudia Llosa, l'esperienza traumatica della guerra civile degli anni ottanta delle donne peruviane viene trasmessa attraverso il canto e, si dice, attraverso il latte delle loro madri».[10]
  • Peter Brunette, The Hollywood Reporter: «Il film è splendidamente girato e contiene una miriade di immagini inquietanti...»[8]
  • Sheri Linden, Los Angeles Times: «Le metafore sono così cristalline e la storia si svolge a un ritmo così volutamente e spesso esageratamente lento, che l'impatto del dramma è attenuato... Magaly Solier offre un'interpretazione di feroce ma frustrante discrezione».[11]
  • V.A. Musetto, New York Post: «Claudia Llosa predilige inquadrature ampie e lunghe riprese, che conferiscono un'aria di realismo all'allegoria splendidamente rappresentata... Magaly Solier è avvincente come adolescente. Ha poco da dire, dato che la telecamera rimane fissa sul suo viso inespressivo».[8][11]
  • India Bourke, Time Out: «Claudia Llosa documenta teneramente il lento e surreale processo di riabilitazione personale e comunitaria in un film che cerca di porre fine al dolore della guerra civile di una nazione».[12]
  • Jon Frosch, Film Journal International: «Un film peruviano commovente e graziosamente elaborato che lotta per respirare sotto il peso di troppe allegorie e simbolismi».[13]
  • Joshua Rothkopf, Time Out: «Il trauma è sepolto e raramente vi si fa accenno in questo tranquillo pezzo di realismo magico, ma non si può negare il dolore quando arriva... La trasformazione anticipata non avviene mai, il film sembra soffocato».[8][11]
  • Paolo Mereghetti, Corriere della Sera: «Il film procede... registrando più che veramente mettendo a confronto due mondi che faticano a comunicare, di cui non nasconde le ingenuità e le perfidie, ma che acquistano una consistenza narrativa soltanto in funzione della "presa di coscienza" di Fausta, finalmente capace di confrontarsi con le proprie ossessioni solo quando comincia a prendere coscienza dei propri "diritti"».[14]

Riconoscimenti

[modifica | modifica wikitesto]

Colonna sonora

[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a canzoni composte ed eseguite da Magaly Solier, incluse alcune con il testo di Claudia Llosa (Tapón, Lavar tu ropa, Heridita, Quizás algún día), nel film sono presenti brani dei gruppi di cumbia peruviana e rock strumentale Los Destellos (Cerveza, Amor porqué me matas, Cariñito Serrano, Horizontes) e Los Pakines (Boquita de bombón, Cada vez que te hago el amor) e del gruppo punk rock La Sarita (Guachiman).[15]

  1. ^ Kimberly Theidon - Exploring civil wars and their legacies, su kimberlytheidon.com, www.kimberlytheidon.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  2. ^ Prizes & Honours 2009, su berlinale.de, www.berlinale.de. URL consultato l'11 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2019).
  3. ^ Il canto di Paloma - Awards, su imdb.com, www.imdb.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  4. ^ Il canto di Paloma - Trivia, su imdb.com, www.imdb.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  5. ^ Il canto di Paloma - Release Info, su imdb.com, www.imdb.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  6. ^ The Milk of Sorrow (2010), su rottentomatoes.com, www.rottentomatoes.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  7. ^ The Milk of Sorrow (2010), su metacritic.com, www.metacritic.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  8. ^ a b c d The Milk of Sorrow Reviews, su rottentomatoes.com, www.rottentomatoes.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  9. ^ The Milk of Sorrow Reviews, su variety.com, www.variety.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  10. ^ Tragedy, Passed Down From Mother to Daughter, in The Milk of Sorrow, su villagevoice.com, www.villagevoice.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  11. ^ a b c The Milk of Sorrow - Critic Reviews, su metacritic.com, www.metacritic.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  12. ^ The Milk of Sorrow, su timeout.com, www.timeout.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  13. ^ Film Review: The Milk of Sorrow, su filmjournal.com, www.filmjournal.com. URL consultato l'11 luglio 2018 (archiviato dall'url originale l'11 luglio 2018).
  14. ^ Il canto di Paloma - Critica, su cinematografo.it, www.cinematografo.it. URL consultato l'11 luglio 2018.
  15. ^ Il canto di Paloma - Soundtracks, su imdb.com, www.imdb.com. URL consultato l'11 luglio 2018.

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema