Utente:Wolf/Sandbox/1

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Una fiamma perpetua, o fiamma eterna, è una fiamma, una lanterna o una torcia che arde ininterrottamente per un periodo indeterminato di tempo. La maggior parte delle fiamme perpetue vengono accese e mantenute artificialmente, ma alcune nascono grazie a fenomeni naturali provocati da fughe di gas, incendi di torba e di giacimenti di carbone, ognuno dei quali può essere inizialmente infiammato da un fulmine, da piezoelettricità o dall'attività umana, e ognuno dei quali può bruciare per decenni o secoli.

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Legenda:

Fiamma perpetua naturale

Fiamma perpetua artificiale

Fiamma perpetua artificiale

Fiamme perpetue artificiali

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Bielorussia


Khatyn Memorial

  • Bielorussia, Khatyn Memorial: all'interno del complesso del Khatyn Memorial, costruito in memoria del villaggio di Khatyn, raso al suolo dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, sono stati piantati, nella Piazza della Memoria,tre alberi di betulle; accanto a questi, al posto di un quarto albero, arde una fiamma perpetua in ricordo di tutte le vittime del conflitto mondiale.[2]
  • Bielorussia, Maly Trostenets: una fiamma eterna è stata accesa nel 1963 dove prima sorgeva il campo di sterminio di Maly Trostenets, in memoria delle vittime del campo.[3]
  • Germania, Berlino: nel 1955 nella Theodor-Heuss-Platz venne eretto un focolare con una fiamma perpetua in onore dei tedeschi espulsi dopo la seconda guerra mondiale; la fiamma, accesa dall'allora cancelliere Theodor Heuss, arde su un concio di pietra artificiale con una ciotola sacrificale di ferro; su un lato della piazza c'è una lapide che recita "Questa fiamma avverte: mai più espulsioni". Il 3 ottobre 1990, il giorno dell'unità tedesca, la fiamma si spense, ma tre mesi dopo, il 10 dicembre 1990, durante la giornata per i diritti umani, è stata riaccesa.[4]
  • Germania, Monaco: nella Platz der Opfer des Nationalsozialismus è presente dal 1985, progettata dallo scultore Andreas Sobeck, una colonna di granito che commemora le vittime del regime di Hitler, il Monumento alle vittime della dittatura nazista, dove arde una fiamma eterna che ricorda le persone morte o torturate a causa della loro razza, della loro religione, delle loro opinioni politiche o del loro orientamento sessuale e che è simbolo della speranza che non si spegne neanche nei momenti bui.[5]
Una delle due fiamme perpetue del Vittoriano
  • Italia, Ghisallo: una fiamma perpetua è presente su una stele all'interno del santuario della Madonna del Ghisallo; la fiamma fu accesa il 13 ottobre 1948 in piazza San Pietro da Pio XII, per poi essere trasportata a Milano, e da Milano furono Coppi e Bartali a portarla fino a Ghisallo. La fiamma brilla in commemorazione dei ciclisti defunti.[6][7]
  • Paesi Bassi, Amsterdam: ad Hollandsche Schouwburg, in una cappella commemorativa, splende una fiamma perpetua in memoria di tutti gli ebrei olandesi morti durante la seconda guerra mondiale, accesa nel 1993 dal sindaco della città, Ed van Thijn.[8][9]
  • Polonia, Varsavia: una fiamma eterna splende all'interno della tomba del milite ignoto di Varsavia, sorvegliata costanemente da guardie polacche.[11]

Fiamme perpetue naturali

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Fires of Chimera at Mount Chimaera, Çıralı, Turkey
"The Door to Hell" gas deposit, nearby Derweze, Turkmenistan, has been burning since 1971.
  1. ^ (EN) Victory Square, su minsk.gov.by.
  2. ^ (EN) Khatyn Memorial, su belarus.by.
  3. ^ (EN) Memorial "Trostenets", su minsktourism.by.
  4. ^ (DE) Theodor-Heuss-Platz, su berlin.de.
  5. ^ (DE) Platz der Opfer des Nationalsozialismus, su muenchen.de.
  6. ^ La Madonna del Ghisallo da 60 anni Patrona dei ciclisti, su to.chiesadimilano.it, 4 agosto 2009.
  7. ^ Madonna del Ghisallo, su lagocciabriantea.com, ottobre 2008.
  8. ^ (EN) Hollandsche Schouwburg, su iamsterdam.com.
  9. ^ (EN) Chronology - Hollandsche Schouwburg, su hollandscheschouwburg.nl.
  10. ^ (EN) Statues and Monuments Tour of Maastricht, Maastricht, su gpsmycity.com.
  11. ^ (EN) The Tomb of the Unknown Soldier in Warsaw, su polishcenterofcleveland.org, marzo 2007.
  12. ^ Kevin Krajick, Fire in the hole, in Smithsonian Magazine, Smithsonian Institution, May 2005, pp. 54ff. URL consultato il 24 ottobre 2006.