Euphorbia palustris

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Euforbia palustre
Euforbia palustre fotografata a Zazym"ja (oblast' di Kiev, Ucraina)
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione APG IV
DominioEukaryota
RegnoPlantae
(clade)Angiosperme
(clade)Mesangiosperme
(clade)Eudicotiledoni
(clade)Eudicotiledoni centrali
(clade)Superrosidi
(clade)Rosidi
(clade)Eurosidi
(clade)COM
OrdineMalpighiales
FamigliaEuphorbiaceae
SottofamigliaEuphorbioideae
TribùEuphorbieae
SottotribùEuphorbiinae
GenereEuphorbia
SpecieE. palustris
Classificazione Cronquist
DominioEukaryota
RegnoPlantae
DivisioneMagnoliophyta
ClasseMagnoliopsida
OrdineEuphorbiales
FamigliaEuphorbiaceae
GenereEuphorbia
SpecieE. palustris
Nomenclatura binomiale
Euphorbia palustris
L.
Sinonimi

Euphorbia altissima var. nuda
Velen.
Euphorbia brachiata
Jan
Euphorbia palustris var. angustifolia
Pers.
Euphorbia palustris var. brinonense
Cezard
Euphorbia sauliana Boreau ex Boiss.
Galarhoeus palustris
(L.) Haw.
Tithymalus fruticosus
Gilib.
Tithymalus palustris
(L.) Garsault

L'euforbia palustre o euforbia lattaiola (Euphorbia palustris L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Euforbiacee[2][3].

Pianta fotografata nell'orto botanico dell'Università Carolina (Praga, Repubblica Ceca)

Si tratta di una pianta erbacea perenne, glabra, robusta e dalla base legnosa, che genera un fusto fistuloso e finemente striato, con molti rami sterili alla base e ai lati; di colore verde-glauco, può raggiungere l'altezza di un metro ed è dotata di un rizoma legnoso e nerastro[3]. Le foglie sono sessili e alternate, di forma lanceolata od oblanceolata; sono numerose sui rami sterili, dove sono più strette e appuntite[3].

L'antesi è da aprile a giugno[3]. I fiori sono unisessuali: l'infiorescenza che formano, detta "ciazio", che nel complesso ha l'aspetto di un fiore ermafrodita, in cui un fiore femminile, peduncolato e costituito da un ovario supero globoso tricarpellare con stilo diviso in 3 branche bifide, è contenuto in un involucro e circondato da fiori maschili aclamidati, ognuno composto da uno stame e da ghiandole nettarifere ellittiche prima gialle e poi rossastre[3]. Le infiorescenze sono disposte a ombrelle da 5-8 raggi, sottesi da bratteole giallastre ovali e libere[3]. Il frutto si sviluppa come una capsula tricocca subglobosa dal diametro di 5–7 mm; è ricoperto da brevi verruche cilindriche disomogenee, ognuna recante un seme; questi ultimi sono lisci e lucidi, grandi circa 3x3,5 mm, e una volta maturi raggiungono un colore bruno castano[3].

Distribuzione e habitat

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Pianta fotografata all'orto botanico di Karlsruhe (Germania)

Predilige ambienti umidi, e si può trovare sulle sponde di paludi, laghi e corsi d'acqua dolce, oltre che in prati umidi; cresce fino a un'altitudine di 400 mslm[1][3]. La specie è diffusa dalla Scandinavia meridionale sino alla Spagna, e si espande ad est fino alla Siberia e al Caucaso occidentali[1]; la distruzione del suo habitat l'ha resa però piuttosto rara: in Italia è attestata in Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise nonché, forse, in Piemonte e Puglia; è invece scomparsa dal Trentino-Alto Adige, dalle Marche e dalla Campania[3].

Analogamente alle specie congeneri, l'euforbia palustre produce un lattice biancastro e acre, formato da saponosidi triterpenoidici, che può essere ricavato spezzando i rami; storicamente, questa sostanza è stata impiegata nella medicina popolare per molteplici scopi (atrofizzare calli e verruche, curare piaghe, eczemi e psoriasi, come purgante); il suo uso è però sconsigliato dalla farmacopea, poiché è irritante per pelle e mucose e, se ingerito, può causare avvelenamento anche con gravi conseguenze, con sintomi quali bruciore del cavo orale, vomito, coliche, diarrea, midriasi, vertigini e delirio[3].

  1. ^ a b c (EN) Kavak, S., 2014, Euphorbia palustris, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ (EN) Euphorbia palustris, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 9 gennaio 2023.
  3. ^ a b c d e f g h i j Euphorbia palustris L., su Forum Acta Plantarum. URL consultato il 2 settembre 2017.

Voci correlate

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