Camillo Pardo Orsini

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Camillo Pardo Orsini
Conte di Manoppello
Stemma
Stemma
PredecessoreLeopardo detto Pardo Orsini
Successoreramo estinto
TrattamentoConte
Altri titoliMarchese di Guardiagrele, Signore di Larino e di Valle Siciliana
Nascita1488
MorteRoma, 1553
SepolturaRoma
Luogo di sepolturaBasilica di Santa Maria in Aracoeli
DinastiaOrsini di Manoppello
PadreLeopardo
MadreLeonarda o Eleonora Petrucci
ConiugeVittoria Frangipani della Tolfa
ReligioneCattolicesimo
Camillo Pardo Orsini
Dati militari
Paese servito Regno di Napoli
Regno di Francia
Forza armataEsercito del Regno di Napoli
Esercito del Regno di Francia
CampagneGuerre d'Italia del XVI secolo
Battaglie
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Camillo Pardo Orsini (1488Roma, 1553), figlio del conte Leopardo della linea di Manoppello, e di Leonarda Petrucci, figlia a sua volta di Antonello Petrucci, segretario di re Ferrante d’Aragona; fu conte di Manoppello, signore di Larino e della Valle Siciliana[1].

Discendente di Napoleone che aveva sposato intorno al 1340 Maria de Sully (de Suliaco), figlia di Giovanny de Sully, Conte di Chieti (figlio di Ugo di Sully) e di Tommasa erede dei Palearia, contessa di Manoppello[2] e signora oltre che di Larino, delle terre note come Valle Siciliana.
Alla morte del padre intorno al 1510[3] ereditò i feudi paterni negli anni in cui il regno di Napoli era stato attraversato dai disordini causati dalla Congiura dei baroni, nella quale gli Orsini si trovarono pienamente coinvolti per la parentela con i Petrucci e per le loro simpatie francesi, inoltre Camillo Pardo negli ultimi anni della dinastia aragonese e del cambio di regno, continuò a destreggiarsi tra le due fazioni[4], comportamenti che gli costarono ripetutamente il sequestro dei feudi.
Ben presto aveva perduto Guardiagrele, Manoppello confiscato già nel 1497, e negli stessi anni anche Larino[5]. Nonostante fosse stato gratificato dal sovrano aragonese anche a motivo delle sue richieste, a seguito del suo tradimento a favore di Francesco I di Francia, che nei suoi soli sette mesi di regno lo aveva insignito della carica di Gran Giustiziere del regno e Viceré d’Abruzzo oltre che la riconferma di tutti i feudi posseduti dalla sua famiglia[6], gli vennero definitivamente sequestrati i feudi nel 1528 da Filiberto di Chalon, principe d’Orange, per conto di Carlo V, costringendolo all’esilio a Roma, dove morì nel 1553. Tra il 1528 e il 1529 tuttavia messosi agli stipendi dei Francesi[7], al comando di guarnigioni di fanteria, fu ancora protagonista di alcune scorrerie nell’aquilano e in Amatrice[8]. L’ultimo feudo rimastogli nel regno di Napoli, la Valle Siciliana, gli era stato tolto nel 1528 e poi concesso a Hernando de Alarcón.
Nello Stato Pontificio ancora nel 1547 rimaneva titolare di quanto compreso nel fedecommesso della sua famiglia, tra cui il castello di Sant'Angelo[9]. Nel 1552 dispose per testamento che l'archivio della famiglia e quanto a lui rimaneva, dopo la morte della moglie, venisse lasciato agli Orsini di Bracciano[10]. Venne sepolto nella basilica di Santa Maria in Aracoeli nella cappella dove la moglie Vittoria Frangipani della Tolfa, vi fece realizzare il busto marmoreo attribuito a Martino Longhi il vecchio. Privo di eredi, con lui si estinse il ramo degli Orsini di Manoppello.

  1. ^ Elisabetta Mori, L’Archivio Orsini. La famiglia, la storia, l’inventario. Viella 2016, pp.125-127
  2. ^ Berardo Pio, I signori di Poggio Umbricchio e Poggio Ramonte, 1239-1558, in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia patria», LXXXIV (1994), p.70
  3. ^ Cesare De Cupis, Regesto dei documenti conservati nell’Archivio della famiglia Orsini, in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia patria», a. 1927, p.200
  4. ^ C. De Cupis, Regesto dei documenti... cit., in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia patria», 1903-1938.
  5. ^ Giovanni Andrea Tria, Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino, Roma 1744, pp.167-169.
  6. ^ Shaw V. C., The political role of the Orsini family from Sixtus IV to Clement VII, Roma, Istituto storico italiano per il Medioevo 2007; C. De Cupis, Regesto dei documenti... cit., in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia patria», 1931-32, p. 337
  7. ^ Historia delle cose di Napoli sotto l'imperio di Carlo v. cominciando dall'anno 1526. per insino all'anno 1537. scritta per modo di giornali da Gregorio Rosso autore di quei medesimi tempi, 1770, pp. 8 e 28
  8. ^ Cristina Ciccarelli, Profilo storico, in Amatrice. Forme e immagini del territorio, a cura di A. Imponente e R. Torlontano, Milano, Electa-Mondadori, 2015, p. 27
  9. ^ C. De Cupis, Regesto dei documenti... cit., in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia patria», 1933, p.218
  10. ^ E. Mori, L’Archivio Orsini cit.
  • Cesare De Cupis, Regesto dei documenti conservati nell’Archivio della famiglia Orsini, in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia patria», 1903-1938.
  • Elisabetta Mori, L’Archivio Orsini. La famiglia, la storia, l’inventario. Viella 2016.
  • Berardo Pio, I signori di Poggio Umbricchio e Poggio Ramonte, 1239-1558, in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia patria», LXXXIV (1994)
  • Giovanni Andrea Tria, Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino, Roma, 1744, ISBN non esistente.

Collegamenti esterni

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