Sella curule

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Macrino su un aureo. Sul rovescio, l'imperatore e suo figlio sono seduti sulla loro sella curule.
Sella curule
Sella curule raffigurata tra Fasci in un denario romano

La sella curùle (in lat. sella curūlis) o sedia curule era un sedile pieghevole a forma di "X" ornato d'avorio, in uso presso l'antica Roma.

Simbolo del potere giudiziario, fu riservato inizialmente ai re di Roma e in seguito ai magistrati superiori dotati di giurisdizione, detti perciò "curuli", e agli imperatori. Gli imperatori romani avevano inoltre diritto a sedersi sulla sella aurea, un trono alto e dorato, variante della sedia curule introdotta da Giulio Cesare.[1][2]

Il simbolo di potere rappresentato dalla sedia curule affonda le sue radici nell'antica Etruria; infatti già gli Etruschi consideravano lo scranno pieghevole a forma di sella una prerogativa di chi poteva esercitare il potere (giudiziario ed esecutivo) sul popolo. Fu portato a Roma dal quinto re, Tarquinio Prisco, l’uomo d’origine etrusca.[3]

(LA)

«Rebus divinis rite perpetratis vocataque ad concilium multitudine quae coalescere in populi unius corpus nulla re praeterquam legibus poterat, iura dedit; quae ita sancta generi hominum agresti fore ratus, si se ipse venerabilem insignibus imperii fecisset, cum cetero habitu se augustiorem, tum maxime lictoribus duodecim sumptis fecit. Alii ab numero avium quae augurio regnum portenderant eum secutum numerum putant. Me haud paenitet eorum sententiae esse quibus et apparitores hoc genus ab Etruscis finitimis, unde sella curulis, unde toga praetexta sumpta est, et numerum quoque ipsum ductum placet, et ita habuisse Etruscos quod ex duodecim populis communiter creato rege singulos singuli populi lictores dederint.»

(IT)

«Compiute secondo il rito le cerimonie sacre e riunita in assemblea la massa che non avrebbe mai potuto unificarsi in un unico organismo popolare se non con leggi, Romolo dettò norme giuridiche. Dunque, stimando che esse sarebbero apparse inviolabili a un materiale umano ancora rozzo solo se egli stesso si fosse reso venerabile per mezzo di segni esteriori dell'autorità, si fece più maestoso con fasto dell'abbigliamento e particolarmente con la guardia dei dodici littori. Alcuni ritengono che egli abbia considerato il numero degli uccelli che gli avevano presagito il potere. A me non dispiace l'opinione di coloro che pensavano che anche questo tipo di guardie derivasse dai vicini Etruschi da cui fu ricavata anche la sella curule e la toga pretesta, e pensano che anche il numero dei littori venisse di là e che tale fosse presso gli Etruschi per il fatto che, dopo che i dodici popoli avevano eletto in comune il re ciascuno di essi gli assegna un littore.»

Durante il periodo della Repubblica, il diritto di sedere sulla sella curule era riservato a: consoli, pretori, edili curuli, pontefici massimi, dittatori e al magister equitum.

In epoca imperiale l'uso della sedia curule fu ampliato anche all'imperatore, al praefectus urbi e ai proconsoli.

I magistrati solevano portare con sé la sella curulis assieme agli altri simboli del loro potere (fasci, verghe e scuri) e ovunque disponessero questi simboli, lì era stabilita la sede del loro tribunale.

  1. ^ Onorato Bucci, Le provincie orientali dell'impero romano: una introduzione storico-giuridica, Pontificia universitas Lateranensis, 1988, p. 190.
  2. ^ Thomas F. Mathews e Eugenio Russo, Scontro di dei - una reinterpretazione dell'arte paleocristiana, Jaca Book, 2005, ISBN 9788816406469.
  3. ^ Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 5.6.

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