Riccardo Freda

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Riccardo Freda (1958)

Riccardo Freda (Alessandria d'Egitto, 24 febbraio 1909Roma, 20 dicembre 1999) è stato un regista e sceneggiatore italiano.

A Freda spetta il primato del primo film dell'orrore italiano, con I vampiri (1957) [1].

Nato in Egitto da famiglia napoletana, dopo aver terminato gli studi a Milano nel 1937 si dedicò alla scultura e alla critica d'arte su Il Popolo di Lombardia; quindi lavorò con Luigi Freddi alla Direzione generale Cinema e iniziò la sua carriera cinematografica come assistente alla produzione per Tirrenia e poi Elica Film e come sceneggiatore per registi come Gennaro Righelli, Goffredo Alessandrini e Raffaello Matarazzo, partecipando anche come attore a qualche pellicola, tra cui il film per ragazzi Piccoli naufraghi (1939), dove è accreditato come Riccardo Santelmo.

L'esordio come regista è del 1942 con l'avventuroso Don Cesare di Bazan, che fu definito un "capolavoro" da Leo Longanesi[2]. Negli anni successivi, mentre si andava affermando la scuola neorealista (da Freda avversata[3]), proseguì nel filone storico-avventuroso, ispirandosi spesso a classici letterari. Con Mario Monicelli e Ennio De Concini scrisse la sceneggiatura di uno dei primi protogialli italiani, Il tradimento, interpretato da Amedeo Nazzari e Vittorio Gassman. Fra i suoi film più famosi di questo periodo: Aquila nera (1946), da un racconto di Puskin, I miserabili (1948), dal romanzo di Hugo, con protagonista Gino Cervi, Teodora (1954), con Gianna Maria Canale, Beatrice Cenci (1956), dal romanzo di Guerrazzi.

Per Freda il cinema è innanzitutto "azione, emozione, tensione, velocità" e ciò che gli interessa raccontare non è "l'uomo banale, l'uomo quotidiano" ma "l'eroe": "l'uomo che vive epoche grandiose, di grandi conflitti"[4]. A differenza di altri registi di questo periodo, come Antonio Margheriti e Mario Bava, Freda ebbe la possibilità di lavorare in film con budget piuttosto elevati, ottenendo risultati tecnici egregi. Freda dichiarò che il negativo del suo Spartaco fu comperato per 50.000 dollari dai produttori del più famoso film realizzato da Stanley Kubrick per impedirne una riedizione[5].

Nella sua vasta filmografia, spiccano anche film horror (Freda preferiva chiamarli film d'épouvante), come I vampiri (1957), Caltiki, il mostro immortale (1959), L'orribile segreto del dr. Hichcock (1962) e Lo spettro (1963), film di spionaggio, peplum, storici, d'avventura e gialli all'italiana. Il suo ultimo film fu Murder Obsession (Follia omicida) (1981). Nel 1994 girò alcune riprese del film Eloise, la figlia di D'Artagnan di Bertrand Tavernier, ma alcuni dissidi con la produzione causarono l'allontanamento dell'anziano, ma ancora capace regista.

Nel libro di memorie Divoratori di celluloide ha lasciato una sua definizione del cosiddetto "film dell'orrore": "Nulla a che vedere con la rappresentazione oggettiva di qualche mostro. È un espediente che ritengo di qualità inferiore, quasi da carnevale di Viareggio della cui cartapesta ci si serve per incutere spavento ai più sprovveduti". L'orrore, secondo Freda, "è quello radicato dentro di noi fin dalla nascita. È un terrore atavico che probabilmente risale ai primordi dell'uomo delle caverne, quando gli esseri che formavano ancora un anello di transizione fra la scimmia e i primi umanoidi si rintanavano nel profondo delle loro grotte, malamente illuminate dallo stanco bagliore di qualche focolare, mentre fuori, nel buio immenso di quelle notti senza fine, si scatenavano tempeste di violenza apocalittica («diluvio universale») ed echeggiavano spaventosi barriti e ruggiti di mastodontiche fiere"[6].

Commandeur de l'Ordre des Arts et des Lettres (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria

Sceneggiatore

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  1. ^ Lino Micciché e Scuola nazionale di cinema, Storia del cinema italiano: 1960, Roma, Edizioni di Bianco & nero, 2001, p. 321.
  2. ^ TS, Conversazione con il regista Riccardo Freda: Incompreso, in Gazzetta Ticinese, 3 luglio 1981, p. 15.
  3. ^ «Per carità. Il neorealismo è stata la peggiore espressione del cinema. Filmare la realtà più drammatica è facile: basta entrare in un lebbrosario con la cinepresa, sai che film». Gloria Satta, Freda: «Attori, che gentaglia e i nostri "grandi" registi pure», in Il Messaggero, n. 170, 24 giugno 1996, p. 16.
  4. ^ Divoratori di celluloide, p. 85.
  5. ^ Emanuela Martini, Stefano Della Casa (a cura di), Riccardo Freda, Bergamo, Bergamo Film Meeting, 1993, p. 78.
  6. ^ Divoratori di celluloide, pp. 86-87.
  7. ^ A Riccardo Freda (ottanta anni) una commenda per il suo cinema, in la Repubblica, 7 giugno 1988.
  • Riccardo Freda, Divoratori di celluloide, Milano, Edizioni del Mystfest, Il Formichiere, 1981.
  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano - I registi, Torino 1983
  • Pino Farinotti, I registi, SugarCo Milano 1993
  • (FR) Ricardo Freda, Un pirate à la caméra (entretiens), Eric Poindron, Actes-sud / Institut Lumière
  • (EN) Robert Monell, Riccardo Freda, European Trash Cinema Special n. 2, 1997
  • Stefano Della Casa, Riccardo Freda, Bulzoni, Roma 1998
  • Roberto Curti, Fantasmi d'amore. Il gotico italiano tra cinema, letteratura e tv, Lindau, 2011. ISBN 978-88-7180-959-5
  • (EN) Roberto Curti, Riccardo Freda: The Life and Works of a Born Filmmaker, McFarland & Co., Jefferson NC 2017. ISBN 978-1476669700

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