Galera Real

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Galera Real
Modellino della Real
Descrizione generale
Tipogalea
CantiereReales atarazanas de Barcelona[1]
Varo1568[1]
Radiazione1720
Caratteristiche generali
Stazza lorda237 tsl
Lunghezza60 m
Larghezza6,2 m
Propulsione2 alberi con vele latine
[2]
Equipaggio400 fra marinai e soldati
• 290 rematori
Armamento
Armamento3 cannoni pesanti
• 6 cannoni leggeri
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La Galera Real, comunemente chiamata La Real, era la galea reale di Spagna e la più grande galea della sua epoca.

La Real fu costruita a Barcellona. In quanto capitana era riccamente ornata e dipinta di oro e rosso. In particolare la poppa era ornata di sculture e bassorilievi, molti dei quali di soggetto religioso.

La Real era la nave ammiraglia della flotta spagnola e di tutta la Lega Santa alla battaglia di Lepanto (1571) e su di essa si trovava Don Giovanni d'Austria, comandante di tutto lo schieramento cristiano. Durante la battaglia, per agevolare la manovra della grossa imbarcazione, era spinta a poppa da altre due galee. Alla fine della battaglia la Real e la galera turca Sultana, capitana di Alì Pascià, si affrontarono in uno scontro diretto. La Sultana fu abbordata e dopo un'ora di combattimento sanguinoso, durante i quali entrambe le navi avevano ricevuto rinforzi dalle rispettive flotte, fu catturata[3]. Ali Pascià fu gravemente ferito da un colpo di moschetto, e dopo essere caduto sulla coperta, fu decapitato da un soldato spagnolo. Questa circostanza abbatté gravemente il morale delle sue truppe. La Real catturò il "Grande vessillo del Califfo" e divenne il simbolo della vittoria di Lepanto.

Nel 1971, per commemorare il 400 anniversario della battaglia, sotto la direzione di José María Martínez-Hidalgo y Terán fu fatta costruire presso i cantieri Cardona una replica dell'imbarcazione, oggi esposta nel Museu Marítim di Barcellona, che ha sede proprio nell'antico arsenale dove l'originale venne costruita.

  • Currey, E. Hamilton, "Sea-Wolves of the Mediterranean", John Murrey, 1910
  • Bicheno, Hugh, "Crescent and Cross: The Battle of Lepanto 1571", Phoenix, 2003, ISBN 1-84212-753-5

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