Francesco Clemente

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Francesco Clemente nel 2011

Francesco Clemente (Napoli, 23 marzo 1952) è un pittore e disegnatore italiano.

Francesco Clemente, assieme a Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino, è uno dei protagonisti della Transavanguardia italiana, movimento artistico, teorizzato dal critico d'arte Achille Bonito Oliva, nato verso la seconda metà degli anni settanta del XX secolo.[1]

La produzione artistica di Clemente sfrutta simboli della tradizione occidentale e orientale[2], immagini video e cultura popolare.[3] Membro dell'Accademia Americana delle Arti e delle Lettere,[4] vive e lavora a New York e a Varanasi in India.[5]

Clemente ha compiuto i suoi primi studi liceali a Napoli; nel 1970 si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di Architettura[6] che non porterà mai a termine. Con il trasferimento nella capitale entra in contatto con vari artisti tra cui Cy Twombly e Alighiero Boetti, che influenzano i suoi esordi artistici.[7] Nel 1971 tiene alla Galleria di Valle Giulia di Roma la sua prima mostra personale.[1]

Viaggia in Asia,[8] conoscendo la cultura afghana e quella indiana (dopo un primo viaggio a Madras, tornerà in India diverse volte negli anni settanta[6]), in Sudamerica[9] e in Giamaica.[10] Continua ad esporre le sue opere nel 1975 alla galleria Massimo Minini di Brescia, Franco Toselli a Milano, Gian Enzo Sperone a Torino e a Roma.[11]

A partire dagli anni ottanta espone alla Biennale di Venezia e a New York, dove si era trasferito con la famiglia,[6], e lavora con Andy Warhol, Kenny Scharf, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat.[12] Nel 1989, oltre alla mostra alla Lisson Gallery di Londra, espone i suoi lavori a Napoli alla galleria di Lucio Amelio e prende parte a numerose mostre in gallerie e musei.[11] I suoi lavori vengono esposti dall’Università di Berkeley, in California, al Metropolitan Museum di New York, all’Art Institute di Chicago e al Museum of Modern Art di New York.[13] Negli anni lavora per le gallerie di Daniel Templon e Yvon Lambert di Parigi, Paul Maenz di Cologne, Mary Boone Gallery, Sperone Westwater Gallery, Gagosian Gallery e Leo Castelli Gallery di New York, Akira Ikeda Gallery di Tokyo, Galerie Michael Haas di Berlino, Galerie Thaddaeus Ropac di Parigi e Salisburgo, Galeria Javier Lopez di Madrid, James Cohan Gallery di Shanghai.[5]

Nel 2012 viene incaricato dal Comune di Siena di realizzare il Drappellone per il Palio d'Agosto, vinto dalla Contrada di Valdimontone. Durante la cerimonia di presentazione l'opera viene accolta negativamente dal pubblico presente[14].

Pubblicazioni

[modifica | modifica wikitesto]
  • Francesco Clemente e Allen Ginsberg, Images from Mind and Space, acquerello su carta 5 5/8 x 15 5/8 in 14.3 x 39.7 cm, 1983
  • Francesco Clemente e Allen Ginsberg, White Shroud, inchiostro, pastello, acquerello su carta 17 1/2 x 26 3/4 in 44.5 x 67.9 cm, 1983
  • Francesco Clemente e Allen Ginsberg, Black Shroud, inchiostro, pastello, acquerello su carta 10 1/2 x 13 3/4 in 26.7 x 34.9 cm, 1984
  • Francesco Clemente e John Wieners, Early Morning Exercises, tecnica mista e collage su carta 17 x 13 in 43.2 x 33 cm, 1985
  • Francesco Clemente e Robert Creeley, Anamorphis, The Star, pigmenti su tela 46 x 92 in 116.8 x 233.7cm, 1997
  • Francesco Clemente e Robert Creeley, Anamorphis The Tools, pigmenti su tela 46 x 92 in 116.8 x 233.7cm, 1997
  • Francesco Clemente e Robert Creeley, Anamorphis The Rose, pigmenti su tela 46 x 92 in 116.8 x 233.7cm, 1997
  • Francesco Clemente e Vincent Katz, Alcuni Telefonini, acquerello su carta 10 x 14 in 25.4 x 35.6 cm, 2008
  • Francesco Clemente e Salman Rushdie, In the South, inchiostro su carta 12 x 10 1/2 in 30.6 x 26.8 cm, 2009

È stato l'autore di tutti i disegni e i quadri realizzati dal protagonista del film Paradiso Perduto del 1998, ispirato dal romanzo di Dickens Great Expectations e diretto da Alfonso Cuarón.[15]

Ha avuto un cameo in Will Hunting - Genio ribelle, interpretandovi un ipnotista.[16][17]

  1. ^ a b (EN) Francesco Clemente, su The Guggenheim Museums and Foundation. URL consultato il 29 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2015).
  2. ^ La Transavanguardia di Francesco Clemente in Mostra a Palermo - Caratteri Liberi, in Caratteri Liberi, 5 febbraio 2014. URL consultato il 29 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2018).
  3. ^ Angela Madesani, Le icone fluttuanti. Storia del cinema d'artista e della videoarte in Italia, Pearson Italia S.p.a., 2005, p. 101, ISBN 88-424-9295-7. URL consultato il 30 marzo 2018.
  4. ^ Valeria Ronzani, Francesco Clemente gioca coi suoi tarocchi agli Uffizi, su ilsole24ore.com, Il Sole 24 ore, 15 settembre 2011. URL consultato il 30 marzo 2018.
  5. ^ a b Francesco Clemente, JMM Gallery, Settembre 2016, ISBN 978-2-930487-22-9.
  6. ^ a b c Ludovico Pratesi, Simone Ciglia e Chiara Pirozzi, Arte come identità: Una questione italiana, Lit Edizioni, 17 giugno 2015, ISBN 978-88-6944-388-6. URL consultato il 27 marzo 2018.
  7. ^ Biografia e vita di Francesco Clemente, su settemuse.it. URL consultato il 30 marzo 2018.
  8. ^ Paolo Vagheggi, Contemporanei: conversazioni d'artista, Skira, 2006, p. 67-69. URL consultato il 27 marzo 2018.
  9. ^ (EN) Exhibitionist: Writing about Art in a Daily Newspaper, Bitter Lemon Press, 22 agosto 2016, ISBN 1-908524-68-5. URL consultato il 30 aprile 2018.
  10. ^ Goffredo Locatelli, Da via Calabritto all'Himalaya: il pittore ha un'anima nomade, in la Repubblica, 9 novembre 2006. URL consultato il 30 marzo 2018.
  11. ^ a b Ida Gianelli, Transavanguardia, Skira, 2002, pp. 331–332. URL consultato il 30 marzo 2018.
  12. ^ Samantha De Martin, Le mille luci di New York, su arte.it, 20 settembre 2017. URL consultato il 30 marzo 2018.
  13. ^ Giorgio Dell'Arti, Biografia di Francesco Clemente, su cinquantamila.it, 26 febbraio 2014. URL consultato il 30 marzo 2018.
  14. ^ Fischi per Francesco Clemente. Ecco la foto del Palio che verrà conteso da dieci contrade il 16 agosto. Peccato che ai senesi non sia piaciuto granché | Artribune, su artribune.com, 10 agosto 2012. URL consultato il 18 gennaio 2024.
  15. ^ Disegni, su wikiwand.com. URL consultato il 30 marzo 2018.
  16. ^ (EN) Francesco Clemente, su U.S. Department of State - Art in Embassies. URL consultato il 21 gennaio 2023.
  17. ^ (EN) ART REVIEW; A Dreamy Sensuality Bridges Time and Culture, in The New York Times. URL consultato il 21 gennaio 2023.
  • Vincent Katz, Life Is Paradise: The Portraits of Francesco Clemente, powerHouse Books, 1999, ISBN 1576870537.
  • Luca Babini (foto) e René Ricard (testi), Francesco Clemente, A portrait, Ed. Aperture, 2000

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN61662994 · ISNI (EN0000 0003 7412 1422 · SBN SBLV215607 · Europeana agent/base/78327 · ULAN (EN500116236 · LCCN (ENn83211783 · GND (DE118521225 · BNE (ESXX840379 (data) · BNF (FRcb12558684s (data) · J9U (ENHE987007259665705171 · NDL (ENJA00512561 · CONOR.SI (SL129356899