Forese Donati

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Dante e Virgilio incontrano Forese Donati (Gustave Doré)

Forese Donati (Firenze, 1250 circa – Firenze, luglio 1296) è stato un poeta italiano. Amico di Dante Alighieri, è con costui protagonista della celebre tenzone e dei canti XXIII e XXIV del Purgatorio.

Forese Donati (soprannominato Bicci novello per distinguerlo dal nonno paterno che portava lo stesso nome e forse anche lo stesso soprannome[1]), era figlio di Simone di Forese e di Contessa, detta "Tessa", di cui si ignora la provenienza familiare[2]. Ebbe come fratelli Corso Donati, capo dei guelfi neri a Firenze, Piccarda Donati, che Dante Alighieri collocò nel Cielo della Luna[3], e tali Ravenna e Sinibaldo, i cui nomi ci sono pervenuti soltanto attraverso documenti storici[2]. Era inoltre imparentato con Dante Alighieri, in quanto Forese era cugino di terzo grado[4] di Gemma Donati, moglie del Sommo Poeta.[2]

Il matrimonio e la morte

[modifica | modifica wikitesto]

Della vita di Forese, oltre all'ascendenza magnatizia, si sa molto poco: in un anno imprecisato, si sposò con una tale Nella[5] da cui ebbe una figlia, Ghita, andata in sposa a Mozzino di Andrea de' Mozzi[2]; a causa dei provvedimenti antimagnatizi instaurati da Giano della Bella (gli Ordinamenti di giustizia), Forese non poté partecipare attivamente alla vita politica cittadina[2]. Morì relativamente giovane (se si suppone che nacque intorno alla metà del XIII secolo[3]) nel luglio 1296, venendo poi sepolto il 28 di quel mese[1] nella chiesa di Santa Reparata[2].

Citazioni nella letteratura

[modifica | modifica wikitesto]

La dantesca Tenzone con Forese Donati

[modifica | modifica wikitesto]

Se del Forese "storico" conosciamo poco, di quello "letterario", invece, ricaviamo un'immagine molto più nitida, grazie soprattutto all'opera letteraria dell'amico e parente Dante Alighieri. Il primo testo in cui Forese compare è la celebre Tenzone, composta da sei sonetti (tre per ciascuno dei due disputanti) e composti presumibilmente tra il 1293 e il 1296[6]. In questa tenzone, costruita secondo la convenzione ed i moduli stilistici della poesia comico-realistica del tempo[6], i due poeti si rinfacciano a vicenda difetti e bassezze di ogni tipo, utilizzando espressioni gergali, se non addirittura scurrili: Dante rinfaccia a Forese la scarsa prestanza sessuale, i debiti, l'ingordigia alimentare, le abitudini violente e la nascita incerta; Forese rimprovera a Dante uno stato di povertà e di accattonaggio, le sue origini e il mestiere di usuraio del padre Alighiero[1][7]. Riguardo alla veridicità della Tenzone, citata per la prima volta dall'Anonimo Fiorentino, si schierò contro Domenico Guerri, che la considerava un falso[2]. A favore dell'autenticità della tenzone, si schierarono invece Michele Barbi e Gianfranco Contini[1][2].

I Canti XXIII e XXIV del Purgatorio

[modifica | modifica wikitesto]

L'amicizia tra i due poeti è confermata dal loro incontro narrato da Dante nei canti XXIII e XXIV del Purgatorio[8], dove Forese sconta il peccato di gola. In questi due canti, i toni scurrili e il linguaggio ostile della Tenzone (citata dal poeta implicitamente ai vv. 115-117[6]) lasciano il posto alla felicità e alla commozione tra i due uomini[9][10], spingendo Dante a rivalutare positivamente la figura di Nella la quale, grazie alle sue preghiere, accorciò la permanenza di Forese nell'Antipurgatorio[11]. Nel canto XXIV, Forese predice a Dante lo stato di beatitudine della sorella Piccarda[12] e si farà portavoce della morte violenta del fratello Corso[13].

  1. ^ a b c d Gianfranco Contini, Letteratura italiana delle Origini, p. 338.
  2. ^ a b c d e f g h Cellerino.
  3. ^ a b Gianfranco Contini, Letteratura italiana delle Origini, p. 337.
  4. ^ Forese Donati, su danteonline.it, Danteonline. URL consultato il 4 luglio 2015.
  5. ^ Il nome è noto grazie alla testimonianza dell'Alighieri (Purgatorio XXIII, v. 87; Rime, LXXIII "Chi udisse tossir la mal fatata")
  6. ^ a b c Tenzone, su danteonline.it, Danteonline. URL consultato il 4 luglio 2015.
  7. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol. IV, pag.237
  8. ^ Jenni.
  9. ^ «"La faccia tua, ch'io lagrimai già morta, / mi dà di pianger mo non minor doglia", /rispuos'io lui, "veggendola sì torta» (Pg XXIII, vv. 55-57), proferì Dante non appena vide le condizioni misere in cui versava l'aspetto di Forese, sfigurato per la fame e la sete che caratterizzano la pena dei golosi.
  10. ^

    «...per Forese l'inaspettata apparizione di Dante non è un miracolo da contemplare, per così dire, nella sua astrattezza impersonale...ma è una grazia personale...È un primo tocco della solidarietà e dell'affetto che legano i due e che costituiscono la tonalità principale del loro incontro. Lo slancio affettuoso che colorisce gli incontri con maestri e amici, nell'Inferno con Brunetto, nel Purgatorio con Casella, con Belacqua, col giudice Nino, ritorna qui, ma fatto più intimo»

  11. ^ «Sì tosto m' ha condotto / a ber lo dolce assenzo d'i martìri / la Nella mia con suo pianger dirotto. // Con suoi prieghi devoti e con sospiri / tratto m' ha de la costa ove s'aspetta, / e liberato m' ha de li altri giri. // Tanto è a Dio più cara e più diletta / la vedovella mia, che molto amai, / quanto in bene operare è più soletta» (Pg XXIII, vv. 85-93)
  12. ^ «"La mia sorella, che tra bella e buona / non so qual fosse più, trïunfa lieta / ne l'alto Olimpo già di sua corona".» (Pg XXIV, vv. 13-15)
  13. ^ Pg XXIV, vv. 82-87

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN25412398 · ISNI (EN0000 0001 1439 9655 · SBN RMLV030154 · CERL cnp01363441 · LCCN (ENnr95037375 · GND (DE119431602 · BNF (FRcb13329884r (data) · J9U (ENHE987007324969905171