Aequitas

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L'imperatore Claudio il Gotico sul dritto, e Aequitas con una bilancia e la cornucopia sul rovescio di un antoniniano del 268 d.C.

Aequitas, che faceva parte dei Di indigetes, è nella mitologia romana la personificazione dell'equità.[1]

Nell'iconografia monetaria la divinità femminile, vestita di una tunica che arriva ai piedi, con una mano regge una bilancia, e oggetti diversi, tra i quali la cornucopia o un ramo.[1]

L'Aequitas era collegata alla parità di peso, di volume e di composizione che la moneta romana doveva avere per assicurarne la sua generale accettazione tra le genti. La parità era garantita dall'imperatore, verso il quale si aveva fiducia; se questa mancava, il commercio né soffriva. L'Aequitas in definitiva proteggeva il commercio.[2]

Nell'antica Roma con il termine aequitas si intendeva (anche?) la prassi rimediale non scritta che si instaurava tra i giuristi per la soluzione delle controversie; era quindi un concetto in divenire, non statico, che esprimeva la capacità di risolvere un problema relazionandosi alle esigenze economico-sociali e al contesto culturale.[senza fonte]


  1. ^ a b Aequistas su Treccani
  2. ^ Personificazione, su treccani.it. URL consultato il 22 gennaio 2023.
  • Renato Del Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralità romano-italica, Arya, 2020, ISBN 8898324162.

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