Coordinate: 40°32′50.32″N 14°13′58.4″E
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Grotta delle Felci

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Grotta delle Felci
La parete meridionale del monte Solaro con l'antro della grotta delle Felci.
Stato
Regione  Campania
Province  Napoli
Comunistemma Capri
Altitudine200 m s.l.m.
Altri nomiGrotta di Capelvenere[1]
Grotta delle Capre[2]
Coordinate40°32′50.32″N 14°13′58.4″E
Mappa di localizzazione: Italia
Grotta delle Felci
Grotta delle Felci

La grotta delle Felci, anche nota con il nome di grotta di Capelvenere,[1] è un grande anfratto di 370 m² che si apre sul versante meridionale dell'isola di Capri, in Italia, a 200 metri sul livello del mare.[3]

La grotta delle Felci costituisce una testimonianza fondamentale sulle abitudini dell'uomo nell'isola di Capri durante la tarda preistoria. Infatti, nel corso di diversi scavi, sono stati rinvenuti numerosi reperti che suggeriscono che l'antro sia stato frequentato ininterrottamente dall'uomo a partire dall'epoca neolitica fino all'età del Ferro.[4][5]

I primi interventi di scavo furono condotti da Ignazio Cerio, storico e cultore caprese dell'Ottocento, e portarono alla luce una collezione di vasi dipinti, incisi, manufatti e lame in ossidiana. Ulteriori scavi furono tentati da Ugo Rellini, nel 1922-23, e da Alberto Carlo Blanc durante la seconda guerra mondiale.[6] le cui relative indagini suscitarono molto clamore fra gli scienziati dell'epoca.[7]

Oggi il materiale rinvenuto nella grotta è riunito, oltre nel sito museale locale (il Centro Cerio), anche nel Museo archeologico nazionale di Napoli e nel Museo di Antropologia dell'Università di Napoli.

Cerio intraprese scambi antiquari con Giustiniano Nicolucci, al quale cedette oltre ad alcuni cocci rinvenuti nella grotta delle Felci (citati in questo documento) anche una collezione di materiali nordamericani e pregiate aste cerimoniali maori della Nuova Zelanda.[8]

Prima del 1881, anno in cui la grotta acquisì importanza archeologica con le indagini condotte da Ignazio Cerio, la grotta non aveva una precisa identità topografica e toponimica.[9]

A questa indistinzione toponomastica della grotta delle Felci ha contribuito, in ogni caso, la mancanza di un termine popolare e locale specifico in uso nella comunità agro-pastorale più anziana della vicina contrada Torina.[10]

Va ricordato comunque che non è stato Ignazio Cerio a battezzare l'antro con il nome di «grotta delle Felci». Di seguito viene riportata la pagina di diario dove Cerio riportò le sue prime impressioni sulla grotta:[11]

«Sul versante meridionale dell'isola, nella rupe che scende a picco dall'altipiano di Cetrelle sottostante al monte Solaro, [...] s'addentra una grotta, [...] rivolta verso il levante e una enorme falda di roccia. Le due pareti sono ricoperte da ricca vegetazione di Capelvenere donde il suo nome di grotta delle Felci. Il suolo è quasi piano e costituito da finissimo terriccio bruno ed ingombro quà (sic) e là da ciottoli e da grandi massi provenienti dal franamento di parte della volta»

Per essere già noto a Cerio, in qualche modo il toponimo doveva già esistere prima del sopralluogo avvenuto nel 1881; anzi, Ignazio Cerio è il primo a tentare una spiegazione toponimica del nome della grotta, giustificata dalla presenza lungo le pareti di una piccola felce perenne, la capelvenere.

L'intervento di Cerio, che fu fortunato dal punto di vista toponimico, intervenne a definire l'identità etimologica della grotta, che venne chiamata nel primo cinquantennio del Novecento «grotta di Capelvenere». Simpaticamente, una guida di Capri del 1937 definì la cavità «grotta delle Felci di Capelvenere», sintomo di una confusione e non di una precisazione. Comunque, l'abitudine di chiamare l'antro «grotta di Capelvenere» venne persa negli anni sessanta.[12]

In ogni caso, il microtoponimo «grotta delle Felci» fu primario e precedente a «grotta di Capelvenere», che si sostituì o si affiancò al primo, ma solo finché fu viva la figura di Cerio nell'isola.[13]

I Faraglioni visti da grotta delle Felci in una cartolina novecentesca.
La grotta delle Felci.

«Di solito non si valuta esattamente l'importanza che le caverne come questa[14] ebbero nella vita religiosa e nel passato; ma se si ricorda il timore reverenziale che ispirano questi ingressi misteriosi nel corpo della fertile madre terra, è facile comprendere che molte di esse dovevano essere facilmente consacrate al culto della capacità generativa.»

La presenza umana nella grotta è attestata fin dal neolitico, dove Capri acquisisce definitivamente l'insularità.[7] In questo periodo, la grotta delle Felci aveva prevalentemente una funzione rituale, fungendo come santuario in cui la comunità svolgeva i propri culti.[16][17] Probabilmente venivano organizzati riti per la Grande Madre Terra, di cui si ebbero ultime notizie nell'età romana.[15] Nella grotta, secondo gli studiosi, dovevano svolgersi complesse cerimonie in cui si offrivano cibi e bevande contenuti in appositi recipienti, da come suggerisce l'abbondanza di tazze e ciotole trovate nella cavità.[18]

Nel medioevo, precisamente nel XVI secolo, i monaci della Certosa di San Giacomo adibirono la grotta a ricovero delle 400 capre che possedevano e per questo motivo venne anche chiamata «grotta delle Capre»; il nome, tuttavia, cadde in disuso già all'inizio del XVII secolo, per poi scomparire del tutto.[19][20] Il nome «grotta delle Felci» è stato coniato all'inizio del XX secolo e deriva dalla presenza nella zona circostante la cavità di numerose piante di felci, in particolare di esemplari di capelvenere, una pianta molto diffusa nel territorio caprese.[21]

Ignazio Cerio, insieme al dottor Giustiniano Nicolucci, effettuò una campagna di scavo nella grotta nel 1885;[6][22][23] come già accennato le indagini condotte dallo stesso ebbero vasta eco fra la comunità scientifico-archeologica dell'epoca.[7] Durante gli scavi sono stati trovati numerosi reperti di notevole importanza poiché testimoniavano la presenza umana a Capri durante il neolitico. Sugli scavi di Cerio l'antropologo italiano Abele De Blasio ha scritto il libro, Gli avanzi preistorici della grotta delle Felci nell'isola di Capri.[24]

«Gli scavi condotti con il Nicolucci hanno messo alla luce straterelli di ceneri e carboni, rottami di vasi, ossa spezzate per lungo evidentemente per estrarne il midollo, gusci di conchiglie terrestri e marine. In una sinuosità della roccia abbiamo trovato varie ossa di mammiferi, alcuni vasetti interi ed alcuni frammenti di un bellissimo vaso a grandi graffiti e alcune ossa umane miste a quelle de mammiferi»

Nel XX secolo si tentarono degli ulteriori interventi di scavo. Si ricordano in tal proposito quelli effettuati dal 1921 al 1922, sotto la direzione dell'archeologo Ugo Rellini, che misero alla luce ulteriori reperti.[6]

Ben più importanti furono però gli interventi condotti nel 1941 dall'Istituto Italiano di Paleontologia Umana sotto la guida di Alberto Carlo Blanc; infatti, durante questi ultimi interventi, si recuperò parte dello scheletro di un cervide di taglia ridotta (precisamente un Cervus tyrrhenicus) vissuto durante il pleistocene superiore. Il rapporto fra i vari frammenti dello scheletro evidenzia che questo esemplare di cervide era affetto da nanismo e da qui si può dedurre che nel pleistocene Capri era separata dalla terraferma.[6]

Il materiale portato alla luce durante gli scavi che ebbero luogo nella grotta delle Felci è riunito sin dal XX secolo in varie sedi: il Centro Cerio, il Museo archeologico nazionale di Napoli e nel Museo di Antropologia dell'Università di Napoli.

Il versante sud dell'isola ritratto da Schoyerer. Tra le rupi si intravede la grotta delle Felci.
La grotta delle Felci è caratterizzata dalla presenza di numerose famiglie di giunti.

Rilevamento geologico e geomorfologico

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La grotta e le zone limitrofe sono interessate da numerose fratture con direzione variabile da N-S a 120°-130° e con inclinazioni a verticale da 70°. La cinematica delle faglie con direzione 130° è di tipo trascorrente, mentre le superfici orientate N-S sono caratterizzate da righetti verticali.[25]

Un terzo sistema di fratture, che si è rivelato molto pervasivo, è contraddistinto da inclinazioni comprese tra i 30° e i 40° e da una direzione 130°-145°, andando in questo modo a intercettare oltre alle due famiglie precedenti anche la parete rocciosa, contro la quale produce superfici a franapoggio di scorrimento preferenziale.[25]

L'intersezione di dette famiglie di fratture dà origine a una fascia di debolezza a inviluppo N-S che guida la geometria sulla superficie rocciosa; quest'ultima è molto particolare, in quanto è a «denti di sega» nelle intersezioni delle due famiglie di frattura sub-verticali.[25]

Vi sono inoltre fenomeni carsici che, intersecandosi con diaclasi e fratture, costituiscono un punto debole della falesia.[25]

Rilevamento geostrutturale e geomeccanico

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La grotta è caratterizzata dalla presenza di cinque sistemi medi principali di giunti. Le maggiori problematiche vi sono in corrispondenza della liberazione di cunei secondo i seguenti cinematismi:[25]

  • Attitudine all'instabilità per ribaltamento di blocchi derivati dall'interferenza tra i giunti attinenti alle classi K1 e K2. Attitudine allo scorrimento planare lungo le superfici attinenti alle classi K4 e K5.
  • Attitudine all'instabilità per ribaltamento lungo i giunti attinenti alla classe K4, soprattutto nelle luoghi di rientranza della superficie rocciosa.
  • Attitudine al distacco di porzioni rocciose distaccate dall'interferenza dei giunti K1 e K2 (o più raramente, con la superficie S0) in caso di già avvenuto crollo delle rocce sottostanti.
  • Attitudine all'instabilità per scorrimento planare di blocchi discendenti dall'interferenza tra i giunti attinenti alle classi K7 e K3.

Gli ultimi due cinematismi sono probabilmente la causa della maggior parte delle frane avvenute nella grotta delle Felci.[25]

Di seguito, inoltre, una tabella dei dati geomeccanici e delle caratteristiche potenziali di instabilità:[25]

Sistemi di discontuinità (K) Famiglie di giunti - direzione d'immersione Famiglie di giunti - inclinazione RMR b SMR Classe SMR
K1a 110°-130° 85° 64.2 44.2 IV-V
K1b 290°-310° 85° 64.2 44.2 IV-V
K2a 90° 85° 66.4 31.4 IV
K2b 270° 85° 66.4 31.4 IV
K3a 230° 75° 63.9 27.9 IV
K3b 50° 75° 63.9 27.9 IV
K4a 10° 80° 65.5 30.5 IV
K4b 190° 80° 65.5 30.5 IV
K7 120° 40° 61.6 40.9 III-IV

Reperti archeologici

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La grotta delle Felci

Gli scavi condotti nel corso degli anni nella grotta hanno portato alla luce 549 oggetti tra manufatti fittili e resti scheletrici umani, oltre che animali, testimoniando così la presenza dell'uomo nella cavità nel neolitico. Durante le ricerche effettuate da Cerio, sono stati rinvenuti un punteruolo ottenuto dalla lavorazione di un osso lungo di un animale e un sostegno di terracotta a forma di clessidra alto 10 cm, appartenente probabilmente all'età del Bronzo (II millennio a.C.); questo secondo Cerio era «un rocchetto, presumibilmente adibito, similmente ai rocchetti lignei, alla tessitura delle reti dei pescatori», mentre Ugo Rellini, che rinvenne anch'egli spatole e massicci punteruoli, lo considerò un sostegno per capeduncole.[4][26][27]

È stato anche rinvenuto un frammento superiore di un'olletta di argilla di forma ovoidale, con labbro aggettante e di colore nero lucido; alto 16 cm, il vaso, risalente probabilmente alla fine del Bronzo Medio, presenta sulla spalla un'ampia zona decorata a meandri, che, al momento del ritrovamento, erano «riempite di pasta bianca, per dare maggiore risalto al disegno».[28] Un secondo frammento di olla, anch'esso risalente all'età del Bronzo, mostra invece una decorazione, effettuata mediante la cosiddetta tecnica dell'excisione, con un motivo a volute formato da quattro solchi e sormontato da un nastro formato da intagli triangolari.[26][29]

Tra gli altri reperti trovati nella grotta vi sono vasi di terracotta,[30] dei dischi forati di differente diametro, adibiti per la tessitura e privi di decorazioni,[31] un boccale realizzato con un impasto nerastro, di forma ovoidale e con il bordo arrotondato e l'ansa verticale,[32] un rocchetto fittile a forma di clessidra e un nucleo prismatico in ossidiana.[26][31][33]

Uno dei resti di maggiore importanza rinvenuti nella cavità è una mascella inferiore umana lunga circa 10 centimetri, appartenuta ad un bambino affetto da rachitismo con un'età pari a 7-8 anni.[34] Molti dei reperti scheletrici animali sono stati descritti da Abele De Blasio, allievo di Giustiniano Nicolucci, nel 1895 in Gli avanzi preistorici della grotta delle Felci nell'isola di Capri; tra questi vi sono delle corna di un Cervus elaphus e un frammento della mascella inferiore di una capra.[4][26][28]

Alcuni dei contenuti riportati potrebbero generare situazioni di pericolo o danni. Le informazioni hanno solo fine illustrativo, non esortativo né didattico. L'uso di Wikipedia è a proprio rischio: leggi le avvertenze.

La grotta è raggiungibile solo a piedi. È possibile tuttavia arrivare con i trasporti pubblici capresi, quali autobus o taxi, fino all'inizio di via Grotta delle Felci, dopo la quale bisogna proseguire senza utilizzo di mezzi.

Per raggiungere la grotta a piedi è necessario incamminarsi lungo la strada provinciale per Marina Piccola e intraprendere via Grotta delle Felci, ossia la strada asfaltata a destra subito dopo la casa del Solitario. Il percorso dopo un tratto si restringe fino a diventare un sentiero ingombro di cespugli, pietre e rovi che termina alla cosiddetta grotta dell'Arco; a questo punto bisogna salire lungo il pendio e scendere a sinistra per arrivare nella grotta delle Felci.

  1. ^ a b Dal nome del tipo di felce che vi cresce, la capelvenere.
  2. ^ Esclusivamente nel XVI secolo.
  3. ^ a b Carmen Santagata, Grotta delle Felci, su centrocaprense.org, Centro Caprense Ignazio Cerio..
  4. ^ a b c Sostegno a clessidra, su catalogomultimediale.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  5. ^ Lucia Borrelli, La preistoria dell'isola di Capri nei reperti del Museo di Antropologia, su musei.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali. (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2014).
    «In conclusione, i reperti della Grotta delle Felci del Museo di Antropologia di Napoli, per la loro consistenza e varietà, costituiscono un interessante documento storico a testimonianza della presenza e delle abitudini di vita dell’uomo nell’Isola di Capri durante la tarda preistoria della nostra regione»
  6. ^ a b c d Le collezioni, su centrocaprense.org, Centro Caprense Ignazio Cerio. URL consultato il 31 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2011)..
  7. ^ a b c Guida ai monumenti antichi dell'isola di Capri (PDF), su capritourism.com, CapriTourism..
    «La storia di Capri antica rivela caratteri di notevole importanza quantunque le notizie degli autori antichi siano scarse, il territorio sia stato sempre soggetto a spoliazioni e ancora si attendano sistematiche ricerche archeologiche»
  8. ^ Catalogo Multimediale, su mediasitalia.info, Centro Musei delle Scienze Naturali (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2012).
  9. ^ Oebalus, p. 90.
  10. ^ Oebalus, p. 91.
  11. ^ Santagata, p. 235.
  12. ^ Oebalus, p. 92.
  13. ^ Oebalus, p. 93.
  14. ^ Riferendosi a grotta delle Felci.
  15. ^ a b Borà, 2002, p. 158.
  16. ^ Borà, 2002, p. 157.
  17. ^ La caratteristica di non essere utilizzata come abitazione bensì come luogo di culto o come sepolcreto accomuna la grotta delle Felci con tante altre grotte dell'Italia meridionale frequentate nel Neolitico; è stato infatti calcolato che di queste un terzo fossero utilizzate come sepolcreto ed un altro terzo come luogo di culto. In Federico, p. 96
  18. ^ Federico, p. 74.
  19. ^ Borà, 1992, p. 100.
  20. ^ Borà, 2002, p. 159.
  21. ^ De Angelis Bertolotti, p. 11.
  22. ^ Santagata, pp. 82-95.
  23. ^ Cerio è stato in assoluto il primo uomo ad aver condotto ricerche archeologiche sul territorio caprese; oltre ai reperti trovati nella grotta delle Felci, a lui si devono anche i ritrovamenti presso il Grand Hotel Quisisana e nel sito presso la zona de Le Parate, vicino al cimitero acattolico.
  24. ^ De Blasio
  25. ^ a b c d e f g Rilevamento geometrico e geostrutturale del sistema di fratture e dei volumi di roccia potenzialmente instabili della falesia dell'entroterra di Marina Piccola nell'isola di Capri (PDF), su autoritabacinosarno.it, Regione Campania; Autorità di Bacino del Sarno; Università degli Studi di Siena, 2011 (archiviato dall'url originale il 19 ottobre 2014)..
  26. ^ a b c d De Blasio, XXI 4-6, p. 58-72.
  27. ^ Punteruolo in osso, su catalogomultimediale.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali.
  28. ^ a b Frammento di olletta globulare, su catalogomultimediale.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  29. ^ Frammento di olla, su catalogomultimediale.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali.
  30. ^ Ascia di bronzo, su catalogomultimediale.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali.
  31. ^ a b Fusaiole, su catalogomultimediale.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  32. ^ Boccaletto da Grotta delle Felci, Capri, su musei.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali (archiviato dall'url originale il 26 maggio 2011).
  33. ^ Ossidiana, su mediasitalia.info, Centro Musei delle Scienze Naturali. URL consultato l'8 ottobre 2020 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013)..
  34. ^ Mascella inferiore umana, su catalogomultimediale.unina.it, Centro Musei delle Scienze Naturali.
  • Arvid Andrén, Capri - dall'età paleolitica all'età turistica, Roma, Fondazione San Michele, 1991, ISBN non esistente.
  • Salvatore Borà, I nomi di Capri. Origine e storia di strade, corti e dintorni, La Conchiglia, 1992, ISBN non esistente.
  • Salvatore Borà, Itinerari storici e monumentali di Capri ed Anacapri, la Conchiglia, 2002, ISBN 88-86443-52-8.
  • Romana De Angelis Bertolotti, Capri. La natura e la storia, Zanichelli, luglio 1990, ISBN 88-08-09123-6.
  • Eduardo Federico e Elena Miranda, Capri antica: dalla preistoria alla fine dell'età romana, La Conchiglia, 1998, ISBN 88-86443-60-9.
  • Oebalus, Conoscere Capri, vol. 3, ISBN 88-89097-05-1.
  • Carmen Santagata, La preistoria di Capri. Cronaca delle ricerche all'epoca di Ignazio Cerio, Capri, La Conchiglia, 1999, ISBN non esistente.

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