Carnevale Ambrosiano

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Carnevale Ambrosiano
Partenza del Corteo Storico dai Bastioni di Porta Venezia
Tipoludico-religiosa locale con diffusione mondiale
Periododal Martedì grasso al Sabato grasso
Celebrata inpaesi di tradizione cattolica
Celebrata aMilano
ReligioneCattolicesimo
Oggetto della ricorrenzasfilate di maschere, veglioni e balli in maschera, sfilate di carri allegorici
Ricorrenze correlatea conclusione il rito de le Ceneri
Tradizioni religiosepreludio alla Quaresima
Tradizioni profanecorteo storico, carri allegorici, saltimbanchi e giocolieri
Tradizioni culinarieChiacchiere
Data d'istituzioneal IV secolo risalgono le prime manifestazioni documentate al tempo del vescovo Ambrogio

Il Carnevale Ambrosiano è un evento annuale di carattere storico religioso. Le manifestazioni coinvolgono la città di Milano, l'intera arcidiocesi di Milano e i territori di alcune delle diocesi vicine.

Gli Sbandieratori, Carnevale Ambrosiano 2009.
Carnevale Ambrosiano 2007.
Termine Descrizione
Baccanale Dal latino: Bacchanalia festività romana a sfondo propiziatorio o rievocativa. Rituali dedicati al dio Bacco.
Saturnali Festività romana a sfondo orgiastico - sacrificale. Rituali dedicati al dio Saturno.
Mascherata In senso stretto le maschere del teatro dell'arte.
Martedì Grasso Unico giorno coincidente dei due riti. Inizio del "Carnevale Ambrosiano".
Giovedì Grasso Corrispondente al giovedì successivo al Giovedì grasso del rito canonico.
Sabato Grasso Equivalente del Martedì Grasso. Giornata conclusiva del "Carnevale Ambrosiano" con il "Grande Corteo Storico" e dei Gruppi Mascherati degli Oratori della Diocesi.
Domenica "in capite" Equivalente del Mercoledì delle Ceneri. Prima giornata di Quaresima. Detta in capite Quadragesimae

Rito ambrosiano

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Nel rito ambrosiano osservato nella maggior parte delle chiese dell'arcidiocesi di Milano e in alcune delle diocesi vicine, il periodo quaresimale inizia con la prima domenica di Quaresima. L'ultimo giorno di Carnevale è il sabato, quattro giorni dopo rispetto al martedì grasso in cui termina il Carnevale celebrato dove si osserva il rito romano. La tradizione detta che all'origine di questa usanza ci sia una richiesta specifica di Sant'Ambrogio che in pellegrinaggio lontano da Milano abbia fatto richiesta alla popolazione di attendere il proprio rientro per poter dare inizio alle celebrazioni della Quaresima. Verosimilmente potrebbe essere dettata dal prolungarsi di guerre o carestie o pestilenze o dalla transizione dal calendario giuliano al calendario gregoriano avvenuta solo nel 1582. La verità risiede nel computo dei giorni, dovuti alla differenziazione fra i termini penitenza e digiuno in senso stretto, questo era il computo originale della primitiva Quaresima in tutti i riti.

A Milano, la scansione liturgica delle funzioni religiose strettamente connessa al "rito ambrosiano" si riflette anche sul Carnevale.

Contesto storico imperiale

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Edizione storica 1884.
Carnevalone di Milano, Edizione storica 1893.
Edizione storica, II decennio del XX secolo.
Cecca, illustrazione da stampa d'epoca.
Meneghino, illustrazione da stampa d'epoca.

Nel 306 l'imperatore Costantino I, autore con Licinio dell'Editto di Milano, e la madre Flavia Giulia Elena nota come "Sant'Elena Imperatrice" contribuiscono alla diffusione del Cristianesimo in occidente. La "Mediolanum" capitale imperiale dell'Impero romano d'Occidente è governata da Massimiano e in seguito da Teodosio I prima del trasferimento della capitale a Ravenna.

Nel 380 Teodosio I è il sostenitore e il promulgatore, assieme agli altri due Cesari Augusti Graziano e Valentiniano II, dell'editto di Tessalonica, con il quale il credo niceno diviene la religione unica e obbligatoria dell'Impero.[1].

Teodosio professa il credo niceno in contrapposizione all'arianesimo, convoca nel 381 il primo concilio di Costantinopoli per condannare le eresie che si oppongono ai principi del Concilio di Nicea.

Tra il 391 e il 392 sono emanati i decreti teodosiani che attuano in pieno l'editto di Tessalonica: è interdetto l'accesso ai templi pagani, è ribadita la proibizione di qualsiasi forma di culto, è vietata l'adorazione delle statue e altri idoli pagani[2]; sono inasprite le pene amministrative per i cristiani che si riconvertono al paganesimo.[3]

Nel decreto emanato nel 392 da Costantinopoli è perseguita l'immolazione di vittime nei sacrifici, è condannata la consultazione delle viscere, equiparata al delitto di "Lex Iulia maiestatis", lesa maestà punibile con la condanna a morte[4]. I templi pagani sono oggetto di sistematica distruzione, mira della confisca dei beni, i capi che li dirigono sottoposti ad arresto e la persecuzione degli adepti.[5].

Nel 393, interpretando i Giochi olimpici come una festa pagana, influenzato dal vescovo Ambrogio, ne decreta la chiusura. A determinare tale decisione contribuiscono la strage di Tessalonica e soprattutto l'ormai intollerabile livello di corruzione regnante tra gli atleti e gli organizzatori che falsa le competizioni. La disposizione pone fine a una tradizione millenaria[6].

Nella transizione da religione romana al cristianesimo si assiste a un ribaltamento dei ruoli. Da cristiani perseguitati a cristiani persecutori nella figura propria dell'Imperatore che, animato da ragioni politiche, sociali, tattico - psicologiche, strategiche rasenta l'ortodossia radicale tendente al fanatismo, sfociata in frequenti, feroci e sanguinose persecuzioni che causano spesso animati e prolungati dissidi fra Ambrogio e Teodosio. La religione romana cessa dunque d'essere praticata alla fine del IV secolo con gli editti promulgati dall'imperatore romano di fede cristiana Teodosio I che proibiscono tutti i culti non cristiani.

In un siffatto contesto con Milano al centro dell'Impero, tra le poche valvole di sfogo superstiti, i "Saturnali", i "Bacchanalia", i "Fornacalia", i "Parentalia", i "Lupercalia", le "Idi di Marte" identificate comunemente con le "Idi di marzo" e tutto l'insieme delle festività romane compreso tra il mese di dicembre e marzo, epurate dai riti orgiastici, riti propiziatori, sacrifici animali e promiscue pratiche sessuali, si trasformano in riti carnevaleschi senza il culto di idoli pagani.

Nuovi usi e costumi che prevedono il capovolgimento dell'ordine sociale e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento delle classi, alla caricatura e al dileggio delle classi nobili e del clero mediante l'utilizzo della satira e della critica, al burlesco scimmiottamento di stili di vita attraverso lo sberleffo e lo scherzo, l'ironia, la parodia e il comico, alla dissolutezza regimentata nel campo politico e religioso attraverso cortei, sfilate e balli in maschera.

Accompagnano i festeggiamenti abbondanti abbuffate e generose libagioni preludio di un lungo periodo di penitenza improntato a principi cristiani quali l'astinenza, il digiuno, l'espiazione, il ravvedimento, la confessione e la riconciliazione, il perdono. Si determina dunque l'antesignano del Carnevale moderno che trova proprio a Milano la culla delle proprie origini.

Tradizione orale

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La cronologia storica degli avvenimenti colloca temporalmente il susseguire degli eventi che determinano il lento definire del Carnevale ambrosiano e in generale di tutto il carnevale moderno. Dal punto di vista religioso, gran parte delle fonti riconduce alla trascrizione di tradizioni orali, impropriamente definite leggende. Varianti di racconti orali ormai codificati propongono personaggi esistenti in luoghi reali partecipi d'avvenimenti storicamente provati.

  • Prima tradizione orale. Nella seconda metà del IV secolo il Carnevale di Milano è rinomato per i festeggiamenti grandiosi e per lo sfarzo. I milanesi attendono il ritorno del vescovo Ambrogio per le liturgie della Quaresima. Il ritardo dell'alto prelato giustifica impropriamente il prolungare del divertimento fino al suo arrivo.
    • La variante propone la richiesta di Ambrogio alla città di posticipare il Carnevale fino al suo rientro.
  • Seconda tradizione orale. Racconta di Ambrogio in viaggio diplomatico per le province dell'impero governato da Teodosio I, verosimilmente un pellegrinaggio in Terra santa sulle orme di Sant'Elena Imperatrice o un'ambasciata presso Treviri Prefettura del pretorio delle Gallie. Quale cittadino illustre, autorevole e venerato nessuno osa festeggiare il Carnevale fino al suo rientro a Milano avvenuto già al tempo di Quaresima, pertanto concede una dispensa, l'"habeatis grassum", per quattro giorni di svaghi in più di quelli canonici, prima del lungo periodo di penitenza.
    • Una variante narra di Ambrogio di ritorno da un viaggio da Roma in estremo ritardo sui festeggiamenti carnevaleschi, verosimilmente per impegni presso il Papa e la curia romana. Una delegazione di notabili lo incontra a metà strada e ottiene il consenso per svolgere i riti in sua assenza.
  • Terza tradizione orale. Riscontri documentali risalenti al XVI secolo riguardanti la cronologia storica di Milano nel IV secolo narrano della città decimata dalla peste. La popolazione è posta in quarantena, chiuse le vie d'accesso e limitati gli scambi commerciali, le scorte alimentari sono razionate. La situazione è normalizzata alle soglie della Quaresima che prevede diversi digiuni. Tormenti, epidemia, fame, ristrettezze sono un vero supplizio per la popolazione già stremata dalla malattia e dalle privazioni. Pertanto, il vescovo Ambrogio espone al Papa la delicata questione, in merito ottiene una dispensa speciale perpetua: è concesso festeggiare fino al sabato precedente la prima domenica di Quaresima limitatamente alla sola diocesi di Milano e ai territori di pertinenza, è di fatto riconfermato e riconosciuto il primitivo conteggio. La tradizione non fa riferimento a un anno specifico, i Papi sotto il mandato vescovile di Ambrogio sono rispettivamente Papa Damaso I e Papa Siricio.

Per quanto non supportate da fonti scritte autorevoli o riconosciute, tutte le varianti osservano il computo del preesistente rito liturgico consolidato nel rito ambrosiano.

I Dignitari, Carnevale Ambrosiano 2009.
Corteo Storico Carnevale Ambrosiano 2011.

Nel Medioevo il Carnevale Ambrosiano è piuttosto grossolano mutuato da feste licenziose come:

  • la "festa dell'asino" ovvero i festeggiamenti improntati al rovesciamento, al ribaltamento, all'inversione dei ruoli sociali;
  • la "festa dei folli" divertimenti mutuati dal capovolgimento dell'ordine costituito: i folli tramutati in re, i chierici in alti prelati. Mediante travestimenti, canzoni licenziose, satire e baldorie, nessuna usanza o convenzione si sottrae al ridicolo, i personaggi più altolocati della società devono rassegnarsi allo scherno. Sebbene ripetutamente condannata e censurata, causa la degenerazione in licenziosità e pagliacciate scurrili, beffeggiando le consuetudini civili e religiose, la festa sopravvive fino al XVI secolo;
  • la "festa dei cornuti";
  • la "burle degli innocenti" di derivazione iberica introdotta durante la dominazione spagnola in Italia. L'equiparazione dei bambini che per loro natura e tenera età considerati «innocenti» e «semplici», ai «tonti» e ai «folli» inconsapevolmente incapaci e irresponsabili, costituisce la base delle feste del ciclo carnevalesco in cui viene sovvertito l'ordine sociale costituito.

Nel Rinascimento il Carnevale Ambrosiano è più raffinato. Il periodo è contraddistinto dall'uso di carri e sfarzosi cortei.

Nel Seicento barocco segnato dalla dominazione spagnola il Carnevale Ambrosiano arriva al suo massimo splendore ed eleganza.

Compaiono le maschere regionali della commedia dell'Arte.

La Commedia dell'Arte

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La Commedia dell'Arte si diffonde nel XVI secolo con le opere di Ruzante, pseudonimo di Angelo Beolco. La commedia classica diventa divertente con i nuovi personaggi: Meneghino e Cecca, Brighella, Rosaura.

Il Carnevale e i Borromeo

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  • 1571 gennaio. Inizia la battaglia di Carlo Borromeo contro i festeggiamenti del Carnevalone. Folte rappresentanze di cittadini sempre pronte a difendere i godimenti, si appellano direttamente al Papa Gregorio XIII quando il severo arcivescovo ripropone le sue pretese restrittive e inasprisce le sanzioni. Il prelato riesce solo a convincere i fedeli a rinunciare a un giorno del loro Carnevale, in modo tale da farlo finire alla mezzanotte del sabato anziché della domenica.[7]
  • 1576 Carlo Borromeo durante l'epidemia nota come peste di San Carlo, nel vano tentativo di proibire i sollazzi coll'intento di contenere eventuali contagi, limita lo spazio dei festeggiamenti al solo perimetro di Piazza Duomo. La quarantena ha inizio il 29 ottobre, con successive proroghe si protrae fino alla fine di gennaio. Molti provvedimenti restrittivi permangono fino a Pasqua. L'evento della Quarantena generale che costringe i milanesi a restare chiusi in casa è commemorato da San Carlo. Durante i festeggiamenti del carnevale la corte vescovile si ritira presso la Basilica di Santa Maria presso San Celso per la celebrazione del triduo di penitenza, rito praticato fino al 1951.[8]
  • 1582 27 gennaio. Carlo Borromeo con decreti proibisce le mascherate. Negli anni precedenti sono proibiti i tornei e le vendite nei giorni festivi.[9]
  • 1629 22 ottobre. Primo caso di peste a Milano presso San Babila documentato nel nuovo secolo. Federico Borromeo durante l'epidemia nota come peste del 1630, rischia una protesta popolare nel tentativo di abolire i festeggiamenti dopo il martedì grasso. Il carnevale continua a essere vissuto come una liberazione, la momentanea assenza di regole non permette limitazioni agli eccessi: travestimenti, aggressioni e ruberie sono all'ordine del giorno, i banchetti e convegni orgiastici una regola. La maschera, garanzia per l'anonimato e l'impunità, costituisce l'incentivo per perpetrare nuovi misfatti.[10]
  • 1658 22 luglio. Nel momento di più grave pericolo per la città si fa voto "per sei anni in avvenire di non farsi maschere, festini e giuochi", mediante ordinanze governative si giunge alla richiesta dell'abolizione dei festeggiamenti, quando i delitti commessi a Milano da bande armate e mascherate superano ogni ragionevole previsione.[11]
Personaggi Descrizione
Lapoff Pierrot biancovestito, in assoluto la prima maschera del Teatro dell'arte milanese. Personaggio vestito come un pulcinella con un cappellaccio (capello a laa-pouff) floscio più che uno straccio.
Beltrame "Beltramm de Gaggian", primitiva maschera milanese. Servo un po' tonto, buono e sempliciotto, da qui il detto: "vess de Gaggian" o "vess un Beltramm" che indica una persona non troppo sveglia o "Beltramm de la Gippa", per via dell'ampia casacca. Niccolò Barbieri principale esponente delle "Compagnie dei Gelosi e dei Confidenti" è il principale interprete nelle rappresentazioni nelle corti, per coinvolgere il pubblico sale sui banchi per essere visto da tutti, da qui il termine "mont in banc" o "saltimbanco", etimo utilizzato per indicare un attore comico. Personaggio ripreso da Carlo Maria Maggi. Il suo costume consiste da maschera marrone, berretto nero, giacca, pantaloni e mantello, scarpe in pelle, cintura gialla, le calze, il colletto e i polsini bianchi.
Meneghino Diminutivo di Domeneghín. La probabile origine del suo nome risale ai "Menecmi" di Plauto, oppure al "Menego" di Ruzante, oppure più semplicemente dal nome dei servi utilizzati nelle ricorrenze domenicali, chiamati "Domenighini".

"Meneghín Pecenna", pecenna da pettine: oltre a fare da accompagnatore alle messe domenicali, le funzioni di maggiorgomo, "Meneghín" accudisce alla capigliatura della signora e "parrucchiere" per la sua abitudine di strigliare e scimmiottare burlescamente i nobili per via dei loro vizi. A dare vita e notorietà al personaggio è Carlo Maria Maggi. Altri interpreti sono Francesco di Lemme, Girolamo Birago, Antonio Tanzi, Domenico Balestrieri, Giuseppe Moncalvo, Gaetano Piomarta, Luigi Preda, Tagliabue Malfatti. Nell'Ottocento Carlo Porta ne accentua il carattere di censore dei costumi del clero e dell'aristocrazia. Il costume è caratterizzato da pantaloni e casacca in panno verde orlati in rosso, panciotto a fiori, calze a righe orizzontali bianche e rosse, scarpe con fibbia, parrucca con codino all'insù, camicia bianca, cappello a tricorno verde orlato in rosso.

Cecca Forma dialettale e colloquiale di Francesca, moglie del "Meneghín", detta "Cècca di birlinghitt" per via dei fronzoli, nastri, guarnizioni di cui ama abbigliarsi. Di carattere allegro e sorridente, è abile a risolvere i problemi domestici grazie alla sua fantasia, alla sua buona volontà e alla sua abilità, capacità che usa per servire al meglio i suoi padroni e per aiutare Meneghino nel suo lavoro di servitore, mestiere che è anche quello di Cecca. Insieme costituiscono la "classica" coppia milanese "Meneghín e Cècca" che, con fantasia, volontà, sacrificio, abilità e spirito imprenditoriale, riesce sempre a far quadrare i conti di casa. Come Meneghino, non indossa la maschera, come dimostrazione della sua autenticità e onestà. L'abbigliamento si compone di calze azzurre, un grembiule bianco sopra una sottana color granata a pallini bianchi (altre fonti la vorrebbero di colore verde), un corsetto di velluto nero con bianchi pizzi e bottoni d'oro. Sulle spalle porta uno scialle di tulle e in testa la cresta pieghettata alla brianzola. Zoccoli di legno.
bosin Bosinada: composizione in versi in dialetto milanese su argomenti d'attualità e di tono satirico recitata o cantata dai bosini, cantastorie tipici delle campagne milanesi. I personaggi riprendono lo stesso costume di "Beltramm de Gaggian".
Leonardo da Vinci Personaggio storico.
Ludovico il Moro Personaggio storico.
Alfieri Porta vessilli dei rioni storici della città di Milano: Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Venezia, Porta Magenta o Porta Vercellina, Porta Garibaldi o Porta Comasina, Porta Nuova.
Araldo Banditore.
Cortigiani Riproposizione di personaggi di Corte in costumi patrizi dell'aristocrazia del XV e XVI secolo.
Altri Giullari, menestrelli, giocolieri, buffoni, "Bauscia de Milan", "Asnon de Barlassina", "Goss de Bergum", scarriolanti. Riproposizione di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, dei personaggi manzoniani legati ai Promessi Sposi.

Cronologia temi delle edizioni contemporanee

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Celebre Meneghino delle ultime edizioni, Carnevale Ambrosiano 2011.
Anno Edizione Tema
2020 XLV "Il Clima"
2019 XLIV "Bellooooo, cos'è?", il Carnevale delle invenzioni leonardite - Ricordando il 500° della morte di Leonardo da Vinci
2018 XLIII "Coleotteri, Stupidotteri, Bomboloni"
2017 XLII "Oratour - 2017 anno internazionale del turismo sostenibile"
2016 XLI "All'Incontrario - Il mondo dell'opposto e del contrario"
2015 XL "Pela, Taglia, Trita, Cuoci"
2014 XXXIX "Sportissimissimi.it"
2013 XXXVIII "Barra a Dritta! Verso l'Isola del Tesoro"
2012 XXXVII "Il Carnevale dei popoli".
2011 XXXVI "Made in Italy".
2010 XXXV "Milano città che trasforma e si trasforma ..... Trasformiamoci".
2009 XXXIV "Milano città aperta all'innovazione e ai cambiamenti imposti dalla modernità".
2008 XXXIII "Giocagiocattolo - I Giochi siamo noi!".
2007 XXXII "Ritorno al Futurismo".

Galleria d'immagini

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  1. ^ Codex Theodosianus, 16, 1.2
  2. ^ Codex Theodosianus, 16.10.10
  3. ^ Codex Theodosianus, 16.7.4
  4. ^ Codex Theodosianus, 16.10.12.1
  5. ^ Teodoreto di Cirro, Historia Ecclesiastica, 5, 21. Di tali distruzioni si lamentò il retore greco Libanio nella sua orazione all'imperatore Teodosio ("Pro templis" (en Archiviato il 19 luglio 2011 in Internet Archive.).
  6. ^ Cfr. tra gli altri: Werner Petermandl, Ingomar Weiler. Nikephoros. Georg Olms Verlag, 1998, pag. 182-3.
  7. ^ [1] Cronologia storia di Milano anno 1571
  8. ^ [2] Cronologia storia di Milano anno 1576
  9. ^ [3] Cronologia storia di Milano anno 1582
  10. ^ [4] Cronologia storia di Milano anno 1629
  11. ^ [5] Cronologia storia di Milano anno 1658
  • Amina Andreola, "Maschere italiane", Nuova Editrice Spada, Roma.
  • Raffaele Bagnoli, "Tradizioni e feste popolari milanesi", Libreria Meravigli editrice, Milano.
  • Raffaele Bagnoli, "Il carnevale ambrosiano", Libreria Meravigli editrice, Milano.
  • "Carnevale: le origini, le maschere, le tradizioni, la storia del carnevale italiano", Laspiga - Meravigli, Milano.
  • Alessandro Cervellati, "Le maschere e la loro storia", con illustrazioni dell'autore, Bologna, S.T.E.B., 1945.
  • Alessandro Cervellati, "Storia delle maschere", con illustrazioni dell'autore, Bologna, Poligrafici Il Resto del Carlino, 1954.
  • Nicola Fano, "Le maschere italiane", Mulino, Bologna.
  • Franco Fava, "Maschere italiane", Spiga, Milano.
  • Walter Gautschi, "Carnevale italiano: origini, maschere, tradizioni, storia", Spiga, Milano.
  • Antonella Grignola, "Maschere italiane nella Commedia dell'Arte", Demetra.
  • "Maschere Italiane", Demetra.
  • Carla Poesio, "Conoscere le maschere italiane", Primavera, Firenze.
  • Cox Harvey, "La Festa dei folli, saggio teologico sulla festività e la fantasia", Bompiani Edizioni, Milano, 1971.
  • Mario Colangeli, "Carnevale. I luoghi, le maschere, i riti e i protagonisti di una pazza, inquietante festa popolare", Lato Side, Roma.

Voci correlate

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Altri progetti

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