Mio figlio Nerone

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Mio figlio Nerone
Alberto Sordi in una scena del film
Titolo originaleMio figlio Nerone
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1956
Durata82 min
Dati tecniciTechnicolor
rapporto: 2,35:1 (CinemaScope)
Generecommedia
RegiaSteno
SoggettoRodolfo Sonego
SceneggiaturaSandro Continenza, Diego Fabbri, Ugo Guerra, Rodolfo Sonego, Steno
ProduttoreFranco Cristaldi
Casa di produzioneTitanus, Vides, Les Films Marceau
Distribuzione in italianoTitanus
FotografiaMario Bava
MontaggioMario Serandrei, Giuliana Attenni
Effetti specialiMario Bava
MusicheAngelo Francesco Lavagnino
ScenografiaPiero Filippone
CostumiVeniero Colasanti
TruccoLibero Politi
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Mio figlio Nerone è un film del 1956 diretto da Steno.

La pellicola vede come protagonista Alberto Sordi, nei panni di Nerone.

L'imperatore Nerone vive nella sua ricca dimora di Bauli, circondato da amici fannulloni, dalla fidanzata Poppea e dal furbo consigliere Seneca, i quali lusingano il suo canto e lo spingono ad occuparsi più di spettacoli che dei suoi veri impegni a Roma. Un giorno giunge alla villa la madre Agrippina che richiama severamente il figlio all'ordine. Nerone però non se la sente di partire per la guerra nelle gelide pianure del Nord Europa, e così architetta l'avvelenamento della madre. Ma il tentativo di matricidio non va a buon fine e Agrippina riesce a scagliare Nerone contro i suoi amici. L'imperatore sta quasi per uccidere tutti quando il miracoloso intervento di Seneca lo convince a non farlo.

Così, ancora una volta, Nerone torna ai suoi divertimenti sperando che la madre muoia nella tragedia navale da lui architettata. Ma ciò non avviene e Agrippina ritorna nuovamente alla villa. Questa volta la donna scende a patti con Seneca e Poppea, concedendo a quest'ultima di sposare suo figlio, a condizione che quest'ultimo smetta di cantare, definendolo vocalmente un cane. Nerone, ascoltate queste parole, in preda alla follia brucia l'intera città di Roma e uccide Agrippina, Poppea e Seneca, continuando a tormentare col suo canto i loro busti marmorei.

I coprotagonisti Brigitte Bardot, Vittorio De Sica e Gloria Swanson in una scena del film

Il rapporto tra attori e produttori del film non fu facile da gestire. Come dichiarò Steno molti anni dopo, Gloria Swanson non legò né con Sordi, né soprattutto con la Bardot, verso la quale dimostrò un'inequivocabile e costante gelosia. Il regista affermò inoltre che la Swanson non capì per nulla l'umorismo nero del film, al punto di giudicarlo come il peggior film della sua carriera.[1] Vittorio De Sica chiese all'attrice statunitense come mai non si fosse trovata nel film: «Non lo sapete? - disse la Swanson - ho accettato solo perché c'eravate voi». «E io perché c'eravate voi», replicò De Sica. «Allora - concluse lei - siamo stati imbecilli tutt'e due».[2]

Per il ruolo di Poppea si era inizialmente pensato alla più famosa Anita Ekberg, al posto dell'allora semisconosciuta Brigitte Bardot[3].

Le scene ambientate presso la villa di Nerone a Bauli sono state girate a Punta Ala, promontorio che chiude il golfo di Follonica.[4]

Distribuzione

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Il film è stato proiettato in prima assoluta il 7 settembre 1956 alla 17ª edizione del Festival di Venezia; si racconta che Sordi, irritato dalla propria interpretazione, abbia abbandonato la sala a metà proiezione.[5] Anni più tardi, nella trasmissione Storia di un italiano, l'attore romano dichiarò che il film non gli è mai piaciuto.[6]

«Si è tante volte deplorato che il nostro cinema allegro buttasse via i film senza considerazione: eccone uno che sotto il rispetto formale è all'opposto della faciloneria, rasenta addirittura la raffinatezza. Peccato che tanta diligenza di stesura, rilevata dal grande schermo e dai colori, dalla magnificenza dei costumi e degli scenari, non passando la cornice, lasci anche più nettamente sentire quella povertà di contenuto, quella carestia d'autentica vis comica, che in una meno luccicante cornice avrebbero dato meno nell'occhio. [...] Il divertimento è complessivamente moderato, e lo stesso Alberto Sordi, il protagonista, non ritrova l'irresistibile vena che a sprazzi: avremmo sperato di più dal suo Nerone, che, qual è, non eclissa il ricordo del petroliniano. Affatto spaesata Gloria Swanson nella parte della tremenda genitrice; mentre Vittorio De Sica, alle prese col personaggio più consistente del copione, tratteggia un Seneca abbastanza inedito e gustoso. Alla parte decorativa, che come abbiamo detto non fa una grinza, appartiene di diritto Brigitte Bardot, una Poppea fornita di tutti i requisiti fisici e aneddotici (il bagno di latte) che la più scollacciata vicenda le attribuisce. Diligenti anche gli interpreti minori che concorrono alla riuscita dell'accuratissimo spettacolo, ravvivato da un ottimo colore.»

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Collegamenti esterni

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