Il viale della speranza

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Il viale della speranza
Cosetta Greco in una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1953
Durata100 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37:1
Generedrammatico
RegiaDino Risi
SoggettoDino Risi
SceneggiaturaFranco Cannarozzo, Gino De Sanctis, Ettore Maria Margadonna, Dino Risi
ProduttoreAntonio Mambretti
Casa di produzioneMambretti Film
Distribuzione in italianoE.N.I.C.
FotografiaMario Bava
MontaggioEraldo Da Roma
MusicheMario Nascimbene
ScenografiaFlavio Mogherini
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Il viale della speranza è un film del 1953 diretto da Dino Risi.

Il viale della speranza è la via Tuscolana, che collega il centro di Roma a Cinecittà. La via è percorsa quotidianamente in tram da una variopinta folla di persone che lavorano o vorrebbero lavorare nel cinema, vivendo nel frattempo in una modesta quotidianità molto lontana dai lussi e dalla celebrità degli attori e dei registi più affermati.

Fra loro spiccano le figure di Franca e Luisa, attrici alle prime armi, Tonino, aspirante regista, e Mario, operatore. Si aggiunge Giuditta, ingenua ragazza giunta a Roma da Sassuolo, talmente infatuata del mondo del cinema da considerarsi la nuova Anna Magnani. I giovani vivono alla giornata, condividendo una modesta pensione, e sperando di fare prima o poi l'incontro giusto. L'occasione sembra presentarsi durante un ricevimento a casa del produttore Franzi. Roberto, il figlio di quest'ultimo, si innamora di Luisa, la quale rompe il precedente fidanzamento con Mario dopo averlo visto in atteggiamento compromettente con Franca; però è proprio Franca che sembra sulla buona strada per sfondare, in quanto notata dal ricco palazzinaro Falcioni, che intende dedicarsi alla produzione cinematografica soprattutto per poter ottenere i favori delle giovani attrici.

Franzi rimane ostile a Luisa e non crede al sentimento fra lei e suo figlio; così lei e Giuditta sono costrette ad adattarsi a interpretare una modesta pubblicità di impermeabili, per la regia di Tonino, e a frequentare improbabili scuole di recitazione. Franca invece, divenuta l'amante di Falcioni, ottiene facilmente delle scritture; però in breve la ragazza si stanca del mondo del cinema, che comporta più lavoro e fatica di quanto lei avesse previsto, e del resto non appare affatto dotata per la recitazione, trovandosi a disagio anche nella sua prima parte, quella di un'infermiera a cui spettano solo poche battute.

Alla fine è Luisa, dotata di maggior talento, a ottenere la parte dell'infermiera; Franzi si convince delle sue capacità e si mostra disposto ad appoggiare tanto la sua carriera quanto il suo fidanzamento con Roberto. Giuditta, raggiunta a Roma dal rustico fidanzato sassolese, decide di abbandonare i sogni di gloria per tornare alla tranquilla vita di provincia. Anche Franca smette con il cinema, e dopo aver lasciato Falcioni si lega a un industriale della seta, scegliendo per il futuro la più comoda attività di mantenuta.

Prodotto da Antonio Mambretti per la Mambretti Produzioni Cinematografiche, il film fu girato negli studi di Cinecittà.

Incasso accertato sino al 31 marzo 1959: Lit. 106.041.473.

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