Buccolicum carmen

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Buccolicum Carmen
Prima pagina dell'egloga Faunus, tratto dal Codice Riccardiano 1232, conservato nella Biblioteca Riccardiana, Firenze.
AutoreGiovanni Boccaccio
1ª ed. originaleXIV secolo
Generepoesia
Lingua originalelatino

Il Buccolicum Carmen è una raccolta di sedici egloghe di Boccaccio composte in un arco di tempo che va dalla gioventù fino agli ultimi anni di vita, rifacentesi al modello dantesco prima e a quello petrarchesco poi.

Genesi e tematiche

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Dal modello dantesco a quello petrarchesco

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Il soggiorno romagnolo: dalle egloghe dantesche a quelle petrarchesche

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Dedicate a Donato degli Albanzani (nell'opera chiamato col soprannome di Appenninus) nell'ultimo componimento (Aggelos), le prime poesie bucoliche risentono fortemente dell'influenza dantesca.[1] Dante, negli ultimi anni di vita, scambiò con l'erudito latinista Giovanni del Virgilio delle Egloghe in cui il poeta fiorentino difendeva la scelta del volgare per la propria gloria poetica. Boccaccio, che tra il 1345 e il 1347 soggiornò nelle corti romagnole, ravennati prima e forlivesi poi, riuscì a recuperare la corrispondenza tra il venerato Dante e Giovanni del Virgilio, e a ricopiarla in quello che è lo Zibaldone Laurenziano XXIX 8, conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana.[2][3]

Nel contempo, Boccaccio venne a conoscenza, grazie ai contatti con Checco Miletto de Rossi, segretario di Francesco I Ordelaffi, dell'egloga petrarchesca Argus, scritta in occasione della morte di Roberto d'Angiò re di Napoli e diffusa presso la cerchia dei suoi fedeli ammiratori, tra cui Checco.[4][5] Le egloghe petrarchesche, basate direttamente sul modello virgiliano, attirano maggiormente l'attenzione di Boccaccio, sia per l'impianto dialogico sia per quello linguistico e stilistico[6]. L'interesse di Boccaccio per il modello petrarchesco toccò il vertice durante la visita che il Certaldese fece al Petrarca nel 1359, quando quest'ultimo era sotto la protezione dei Visconti. Durante questo soggiorno, Boccaccio poté vedere con i propri occhi l'autografo del Bucolicum Carmen, ricopiandolo e adattando la propria raccolta poetica sulla scia di quella del praeceptor.[7]

Tematiche e datazione

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Boccaccio, negli anni 1367/1368, mentre trascorreva il suo tempo nella nativa Certaldo, mise insieme 16 egloghe collocabili, cronologicamente, tra il 1346-1348, al 1355 e al 1367.[1][8] Ricalcanti il modello petrarchesco, le egloghe boccaccesche affrontano i temi più svariati, e sono indirizzate, oltre ad Appenninus (Donato degli Albanzani), anche a Petrarca (Silvanus):[9] in esse si trattano di tematiche politiche e letterarie,[10] ma le più significative sono l'ottava (Mydas) e la quattordicesima (Olympia). Nella prima, Boccaccio espone una violenta requisitoria contro il compatriota Niccolò Acciaiuoli, gran siniscalco del Regno di Napoli dal quale Boccaccio aspettava un qualche ruolo nella corte angioina; la seconda è invece una commovente lirica dedicata alla scomparsa della figlioletta Violante, avvenuta proprio mentre il Certaldese era in viaggio verso Napoli.[11]

La Littera explanatoria a Martino da Signa

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Nell'epistola XIII, Boccaccio espone al suo amico, il frate agostiniano di Santo Spirito Martino da Signa, il significato allegorico delle egloghe da lui scritte.[12] L'epistola, datata da Auzzas intorno al 1374,[13] prima di iniziare a trattare il significato dei suoi componimenti poetici, espone velocemente le origini e la fortuna del genere bucolico, partendo da Teocrito per giungere fino a Petrarca:

(LA)

«Theocritus syragusanus poeta, ut ab antiquis accepimus, primus fuit qui greco carmine buccolicum excogitavit stilum, verum nil sensit preter quod cortex ipse verborum demonstrat. Post hunc latine scripsit Virgilius, sed sub cortice nonnullos abscondit sensus...Post hunc autem scripserunt et alii, sed ignobiles, de quibus nil curandum est, excepto inclito preceptore meo Francisco Petrarca, qui stilum preter solitum paululum sublimavit et secundum eglogarum suarum materias continue collocutorum nomina aliquid significantia posuit. Ex his ego Virgilium secutus sum...»

(IT)

«Il poeta siracusano Teocrito, come apprendiamo dagli antichi, fu il primo che diede origine al genere bucolico nella poesia greca, e davvero non fu soggetto [a precedenti] se non che lo stesso rivestimento delle parole mostra chiaramente ciò. Dopo costui Virgilio le scrisse in lingua latina, ma sotto il rivestimento delle parole non nascose alcun significato. Ma dopo costui altri scrissero elegie bucoliche, ma furono insignificanti, dei quali non ci si dovrebbe curare, con l'eccezione del celebre mio maestro Francesco Petrarca, che elevò di un po' lo stile oltre il solito ed espose, secondo gli argomenti delle sue egloghe, in modo continuativo alcuni soprannomi degli interlocutori. Tra questi io seguii Virgilio...»

L'aver escluso Dante dagli scrittori celebri di egloghe mostra l'ormai superamento del modello dantesco a favore di quello virgiliano, al quale Boccaccio si rifà direttamente[14].

  1. ^ a b Piacentini, p. 203.
  2. ^ Nocita.
  3. ^ Branca, p. 74.
  4. ^ Piacentini, p. 203: «La lettura prima di Argus, che Petrarca diffuse nel 1347...»
  5. ^ Billanovich, p. 88.
  6. ^ Battaglia Ricci, p. 212:

    «Del precedente dantesco Boccaccio mantiene la fictio pastorale e a forma epistolare [...] In séguito, l'esempio dell'egloga petrarchesca condizionerà profondamente questa sua scrittura: la seconda egloga di quella corrispondenza, Tempus erat placidum, ampiamente rimaneggiata e ristrutturata mediante la cancellazione della forma epistolare e l'introduzione del dialogo diretto tra pastori, entra a far parte della raccolta col titolo di Faunus

  7. ^ Branca, p. 111:

    «Proprio su uno dei testi amorosamente copiati volle formare il disegno del suo Buccolicum carmen...»

  8. ^ Battaglia Ricci, p. 211.
  9. ^ Billanovich, p. 184.
  10. ^ In Piacentini, p. 203 viene riportato l'elenco completo con la trama di ciascuna egloga, così come in Battaglia Ricci, p. 211: le trame politiche sono proprie di Dorus, Silva cadens, Pantheon e Iurgium, mentre quelle letterarie sono Saphos e Laurea.
  11. ^ Nocita:

    «Con Midas Boccaccio denuncia l’inaffidabilità di Niccolò Acciaiuoli, vendicandosi del “tradimento” dell’influente amico. L’elemento autobiografico appare centrale in Olympia, triste e toccante ricordo dalla figlioletta Violante, scomparsa alla tenera età di cinque anni.»

  12. ^ Riportata in Auzzas, pp. 216-221
  13. ^ Auzzas, p. 216.
  14. ^ Battaglia Ricci, pp. 212-213.
  • Giovanni Boccaccio, Buccolicum Carmen, in Giovanni Boccaccio, Buccolicum Carmen, a cura di Giacomo Lidonnici, Città di Castello, S. Lapi, 1914, SBN IT\ICCU\RAV\0204315. URL consultato il 23 gennaio 2015.
  • Giovanni Boccaccio, Epistole, a cura di Ginetta Auzzas, collana Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, V, tomo I, Milano, Mondadori, 1992, SBN IT\ICCU\UBO\0978090.
  • Angelo Piacentini, Buccolicum carmen, in Teresa De Robertis, Carla Maria Monti, Marco Petoletti et alii (a cura di), Boccaccio autore e copista, Firenze, Mandragora, 2013, pp. 203-208, ISBN 978-88-7461-213-0.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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  • Teresa Nocita, Buccolicum carmen, su internetculturale.it, Internet Culturale. URL consultato il 23 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
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