Antonio Pesenti (economista)

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Antonio Mario Pesenti

Senatore della Repubblica Italiana
Durata mandato25 giugno 1953 –
4 giugno 1968
LegislaturaII, III, IV
Gruppo
parlamentare
Comunista
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato8 maggio 1948 –
24 giugno 1953
LegislaturaI
Gruppo
parlamentare
Comunista
CoalizioneFronte Democratico Popolare
CollegioVerona
Incarichi parlamentari
  • Vicepresidente della IV Commissione (Finanze e Tesoro)
  • Vicepresidente della Commissione Parlamentare per il parere sulla nuova tariffa generale dei dazi doganali
Sito istituzionale

Deputato dell'Assemblea Costituente
Durata mandato25 giugno 1946 –
31 gennaio 1948
Gruppo
parlamentare
Comunista
CollegioIX (Verona)
Incarichi parlamentari
  • Commissione per la Costituzione
  • Terza Sottocommissione
  • Seconda commissione per l'esame dei disegni di legge
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPCI
Titolo di studioLaurea in giurisprudenza
ProfessioneProfessore ordinario

Antonio Mario Pesenti (Verona, 5 ottobre 1910Roma, 14 febbraio 1973) è stato un economista e politico italiano.

Iscrittosi a Giurisprudenza a Pavia, nel 1931 vi si laureò, quale alunno dell'Almo Collegio Borromeo. Si recò a Londra, Vienna, Berna e Parigi per frequentarvi corsi di perfezionamento in economia. Aderì al movimento antifascista clandestino pavese.

A Parigi pubblicò con lo pseudonimo di Italicus il pamphlet "Antifascismo nuovo" con la collaborazione dei fuoriusciti aderenti a Giustizia e Libertà. Si avvicinò - dopo aver inizialmente professato idee repubblicane, aderendo al gruppo di B. Maffei - al Partito Socialista Italiano, con cui intraprese una costante attività clandestina, che proseguì quando, a 24 anni, ottenne la libera docenza in Scienza delle finanze e Diritto finanziario a Sassari.

Collaborò col Nuovo Avanti! e con Politica socialista, pubblicati in Francia. Partecipò al Congresso degli Italiani all'estero contro la guerra d'Abissinia tenutosi a Parigi nell'ottobre 1935; dopo aver parlato contro l'aggressione fascista all'Etiopia a Bruxelles (mascherato e sotto falso nome) al “Congresso degli italiani”, fu arrestato al suo rientro in Italia l'8 novembre 1935. Condannato dal Tribunale speciale a 24 anni di reclusione, ne passò otto di dura prigionia (non fu curato e neppure informato di un attacco di angina pectoris) a Roma (qui ebbe come compagno di cella Enrico Minio), Fossano, Civitavecchia e San Gimignano.

Nel 1938 la tessera del PSI portava in segno d'onore il suo nome, assieme a quelli di Rodolfo Morandi e Sandro Pertini, prigionieri anche loro nelle carceri fasciste[1].

Resistenza e attività politica

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Scarcerato il 4 settembre 1943, passò le linee, per raggiungere l'Italia già liberata. A Bari aderì al Partito comunista, ottenne la direzione del giornale Civiltà Proletaria, impegnandosi nel Comitato federale del capoluogo pugliese.

Indi si ebbe la sua partecipazione, nel gennaio 1944, al Congresso nazionale del CLN; nell'aprile si spostò a Salerno ed entrò, come sottosegretario alle Finanze, nel secondo governo Badoglio; dopo la liberazione di Roma partecipò come ministro al primo governo di unità nazionale del CLN presieduto da Ivanoe Bonomi e, nel dicembre 1944, ottenne l'incarico di ministro delle Finanze nel secondo Governo Bonomi.

Fu membro della Consulta nazionale nel 1945 e poi dell'Assemblea Costituente.

Nel 1946 partecipò, a Parigi con De Gasperi, agli incontri per il Trattato di pace.

Fu presidente della Commissione per lo studio dei problemi del lavoro istituita nel gennaio 1946 nell'ambito del Ministero per la Costituente.[2] Dal 1946 al 1947 ottenne la vice presidenza dell'IRI.

Fu membro del comitato centrale del PCI, della presidenza del Centro studi di politica economica e del Comitato direttivo dell'Istituto Gramsci.

Rieletto nelle successive legislature, nel 1953 optò per il Senato.

Docenza ed attività universitaria

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Dal 1968 si dedicò interamente all'insegnamento e agli studi, che nel dopoguerra lo avevano visto fondatore del “Centro economico per la ricostruzione” e della rivista Critica economica ed editore di Politica Economica.

Fu titolare della cattedra di Scienza delle Finanze e Diritto Finanziario all'Università di Parma nel 1948, indi fu ordinario di Economia Politica a Pisa e a Roma. Tra i suoi allievi è possibile menzionare Gianfranco La Grassa, divenuto assistente di Pesenti a Pisa.

Un anno prima della scomparsa, pubblicò il suo libro autobiografico La cattedra e il bugliolo.

Ad Antonio Pesenti è stato intitolato un istituto superiore scolastico a Càscina[3], in provincia di Pisa.

  • La politica finanziaria e monetaria dell'Inghilterra, Padova, CEDAM, 1934.
  • Ricostruire dalle rovine, Milano, O. Picardi, 1946.
  • Lezioni di economia politica, 2 voll., Roma, Editori Riuniti, 1959; 1962.
  • Lezioni di scienza delle finanze e diritto finanziario, Roma, Editori Riuniti, 1961; 1967.
  • Tendenze del capitalismo italiano, con Vincenzo Vitello, Roma, Editori Riuniti, 1962.
  • Manuale di economia politica, con Gianfranco La Grassa e Carlo Casarosa, 2 voll., Roma, Editori Riuniti, 1970.
  • La cattedra e il bugliolo, Milano, La Pietra, 1972.
  • Discorsi parlamentari, 2 voll., Roma, Senato della Repubblica, 1990.
  • Autobiografia, Milano, Il Sole 24 Ore, 2013.
  1. ^ La tessera PSI del 1938 Archiviato il 24 giugno 2016 in Internet Archive.
  2. ^ Il Ministero per la Costituente, su senato.it. URL consultato il 29 novembre 2022.
  3. ^ IISS Antonio Pesenti, su antoniopesenti.gov.it. URL consultato il 12 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2015).

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