Ponte ferroviario di Piacenza

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il ponte della ferrovia ad alta velocità, vedi Ponte strallato di Piacenza.
Ponte ferroviario di Piacenza
I-PC-Piacenza25.JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàPiacenza
San Rocco al Porto
AttraversaPo
Coordinate45°03′43.51″N 9°42′24.54″E / 45.062086°N 9.706818°E45.062086; 9.706818
Dati tecnici
Tipoponte a travata
Materialeferro
Luce max.75 m
Realizzazione
Costruzione1927-1931
Mappa di localizzazione

Il ponte ferroviario di Piacenza è un ponte ferroviario percorso dalla linea Milano-Bologna, che vi attraversa il fiume Po. Aperto originariamente nel 1865 in sostituzione di una struttura provvisoria realizzata quattro anni prima, venne riedificato nel 1931 e, ancora, dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale era stato distrutto dai bombardamenti alleati.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte provvisorio in legno (1861-1865)

Il primo ponte ferroviario sul Po a Piacenza venne aperto al traffico il 9 novembre 1861, in contemporanea con l'attivazione della tratta da Milano a Piacenza, che completava la ferrovia Milano-Bologna: si trattava di un ponte provvisorio realizzato in legno su palafitte all'americana, risultando essere il primo esempio di ponte stabile costruito con questa tecnologia in Italia[1].

Nell'ottobre 1863 l'infrastruttura fu in parte distrutta a seguito di una piena del Po, la quale danneggiò anche quanto già realizzato del ponte definitivo, incluse alcune opere di supporto che permettevano di raggiungere le fondazioni e di far arrivare i materiali di costruzione nel cantiere; il ponte provvisorio fu rapidamente ricostruito con i relativi lavori che procedettero in parallelo al completamento dell'opera definitiva[1].

Fronte del ponte in ferro sul Po (xilografia di Giuseppe Barberis su disegno di Cornaglia).

Il 3 giugno 1865 venne inaugurato il nuovo viadotto, progettato da parte dell'azienda francese Parent, Schaken, Caillet et C.ie, con la direzione dei lavori che era stata affidata agli ingegneri Jules-Achille Daigremont, che si occupò del ponte provvisorio, e Pierre-Félix Moreaux, che curò i lavori del ponte definitivo[1]. Il ponte era dotato di un portale di accesso realizzato in ghisa in stile neogotico, che in seguito fu spostato nel giardino di una villa situata a Carpaneto Piacentino[2]. Pochi anni dopo il viadotto fu danneggiato dal passaggio di alcuni iceberg ad opera della corrente del fiume[1].

Nel 1927 vennero cominciati i lavori finalizzati al raddoppio della ferrovia, i quali furono portati avanti fino al 1931; nell'ambito di questo intervento un nuovo viadotto venne affiancato al preesistente mediante il raddoppio delle pile. Oltre a ciò, l'originale impalcato del primo ponte venne smontato per essere rimpiazzato da nuove travate adatte alle caratteristiche e alla frequenza dei convogli dell'epoca[1].

Il ponte definitivo in ferro (1865-1931)

Durante il secondo conflitto mondiale, a partire dal 12 luglio 1944, il viadotto, così come la vicina infrastruttura stradale posta lungo il percorso della Via Emilia, fu obiettivo dei bombardamenti aerei condotti da parte delle forze alleate, che, dopo diverse incursioni[1], lo abbatterono obbligando così la sostituzione del servizio ferroviario con un servizio di traghetti sulla tratta tra Piacenza e Santo Stefano Lodigiano[3].

Al termine della guerra il ponte fu immediatamente ricostruito: la travata a monte venne inaugurata il 14 ottobre 1945 dopo cinque mesi di lavori, alla presenza del ministro dei trasporti Ugo La Malfa[1][4]. Successivamente, il 19 agosto 1948, si riuscì a ripristinare il funzionamento della travata posta a valle, la quale venne inaugurata da parte del ministro dei trasporti, l'ingegner Guido Corbellini[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte, lungo 608 m[4], è composto di 11 coppie di travate in ferro, ad arco superiore parabolico.

Sei travate hanno luce di 74,52 m e cinque di 61,02 m.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Ponti sul Po Dirimpetto a Piacenza 1801-2013, su piacenzantica.it. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  2. ^ Piacenza e provincia: dal Po all'Appennino tra borghi, castelli e abbazie, p. 76.
  3. ^ Il ponte sul Po e il Grande Fiume dal 1943 ad oggi, in PiacenzaSera, 15 novembre 2019. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  4. ^ a b L'inaugurazione del ponte ferroviario, ricostruito sul Po presso Piacenza, alla presenza del Ministro dei Trasporti La Malfa, su patrimonio.archivioluce.com. URL consultato il 22 ottobre 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piacenza e provincia: dal Po all'Appennino tra borghi, castelli e abbazie, Touring Club Italiano, 1998.
  • Renzo Pocaterra, I ponti di Piacenza, in I Treni, n. 313, Salò, Editrice Trasporti su Rotaie, 2009, ISSN 0392-4602 (WC · ACNP).

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