Vai al contenuto

Zucchine alla scapece

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Zucchine alla scapece
Origini
Luogo d'origineItalia (bandiera) Italia
RegioneCampania
DiffusioneCampania
Dettagli
Categoriacontorno
Ingredienti principali
  • zucchine
  • acqua
  • aceto
  • aglio
  • menta
[1]

Le zucchine alla scapece sono un piatto tipico della cucina napoletana.

Il termine scapece è generalmente considerato un adattamento dell’ispanico escabeche, voce attestata nella lingua spagnola medievale per indicare una tecnica di cottura e conservazione degli alimenti basata sulla frittura e sulla successiva immersione in aceto. Il termine spagnolo deriva a sua volta dall’arabo andaluso al-sikbāǧ (o sikbāj), con il significato di “cibo cotto in aceto”, entrato nella lingua iberica durante il periodo di Al-Andalus e successivamente diffuso nell’area mediterranea.[2]

L’ipotesi di una derivazione diretta dal latino ex Apicio, talvolta riportata nella tradizione erudita, non è sostenuta da evidenze linguistiche ed è pertanto considerata una paretimologia. Tale associazione riflette tuttavia il ruolo centrale della cucina romana antica e, in particolare, dell’opera attribuita ad Apicio (I secolo d.C.), considerata il più antico corpus sistematico di ricette della tradizione occidentale, nel quale sono ampiamente documentati procedimenti basati sull’uso dell’aceto, della frittura di zucchine e delle erbe aromatiche come mezzi di condimento e conservazione degli alimenti.[3][4][5]

L’impiego dell’aceto nella cucina romana è attestato anche da evidenze archeologiche. Nei siti vesuviani, in particolare a Pompei ed Ercolano, sono stati rinvenuti numerosi contenitori in terracotta (dolia, anfore e vasi da dispensa) destinati alla conservazione di derrate alimentari, vino e prodotti acetici, a conferma dell’uso diffuso dell’aceto nella vita quotidiana romana, in ambito domestico e commerciale.[6][7]

Questi elementi indicano che le tecniche di cottura e conservazione basate sull’aceto erano ampiamente praticate nel mondo romano molto prima della fissazione medievale del termine escabeche, pur in assenza di una diretta continuità etimologica.[2]

Si preparano friggendo zucchine piuttosto grandi tagliate a fette tonde e condendole con aceto, aglio e foglie di menta fresca.[8]

Il piatto è noto anche per essere citato in un film di Totò: in Un turco napoletano, infatti, il guappo Don Carluccio "uomo di ferro" (interpretato da Enzo Turco), stilando il contratto di nozze, elenca i piatti che non piacciono allo sposo, tra cui appunto questo, che chiama col suo nome napoletano: cocozzielli alla scapece.

  1. Ricetta Zucchine a scapece, su Le Ricette di GialloZafferano.it. URL consultato il 17/4/2015.
  2. 1 2 José Ramón Carriazo Ruiz, Los indigenismos en el "Diccionario Crítico Etimológico Castellano e Hispánico" de Joan Corominas y José Antonio Pascual, in Epos : Revista de filología, vol. 0, n. 30, 1º gennaio 2014, pp. 147, DOI:10.5944/epos.30.2014.16094. URL consultato il 24 gennaio 2026.
  3. Apicio, De re coquinaria, I, 11.
  4. Apicio, De re coquinaria, III (Cepuros).
  5. Apicio, De re coquinaria, trad. e commento di Giambattista Baseggio, Venezia, Antonelli, 1852.
  6. A. Maiuri, Pompei, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma.
  7. P. Arthur, Food and Drink in Roman Pompeii, Oxford University Press.
  8. Giuseppe Maffeis e Apicio, De re coquinaria, trad. e commento di Giambattista Baseggio,, Antonelli, 1852.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]