Zhou Xiaochuan

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Zhou Xiaochuan
John W Snow greeted Zhou Xiaochuan.jpg
Zhou Xiaochuan insieme all'ex segretario del tesoro John W. Snow

Presidente della Banca Popolare Cinese
In carica
Inizio mandato dicembre 2002
Predecessore Dai Xianglong

Dati generali
Università laurea in ingegneria e chimica presso l'Università di Scienza e Ingegneria di Pechino; dottorato in economia presso l'Università Tsinghua

Zhou Xiaochuan[1] (周小川S, Zhōu XiǎochuānP; Yixing, 29 gennaio 1948) è un economista e banchiere cinese. È governatore della Banca Popolare Cinese dal dicembre 2002, nonché responsabile della politica monetaria della Repubblica popolare cinese.

Uomo della "cricca di Shanghai" per provenienza territoriale e formazione universitaria, nonché orientamento ideologico (di idee liberiste), è ritenuto vicino a Wen Jiabao ed è uno degli uomini più potenti in Cina, pur dovendo dare conto del proprio operato al Consiglio di Stato.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nella provincia dello Jiangsu, a nord di Shanghai, fu epurato durante la Rivoluzione culturale e in seguito riabilitato da Deng che lo fece ministro dell'Industria. Fu mentore di Jiang Zemin ai tempi in cui muoveva i suoi primi passi come dirigente dell'apparato industriale.

Nel 1989, amico e delfino di Zhao Ziyang, si schierò a favore del dialogo con gli studenti durante i torbidi di Piazza Tienanmen, cadendo vittima dell'epurazione da parte del partito che lo relegò per cinque anni a tecnico in un comitato per la riforma economica.[2]

Successivamente diventa vice presidente della Bank of China, quindi della China Construction Bank, i due maggiori istituti di credito della nazione. Nel 2001 operò una drastica riduzione dei tassi dei bond pubblici provocando un crollo della Borsa di Shanghai.

Nel dicembre del 2002 viene chiamato a ricoprire il ruolo di governatore della Banca Popolare Cinese, il più importante assieme a quello presidenziale. Nel 2005 decise di associare lo yuan, non convertibile, alle fluttuazioni di un paniere di divise internazionali, tra cui euro e yen. In due anni, complice anche il periodo di euforia sui mercati finanziari, lo yuan si rivalutò del 20% sul dollaro, fino al maggio 2007 quando, alle prime avvisaglie della crisi globale, Xiaochuan decide di frenare la rivalutazione, riagganciando il renminbi al valore del dollaro.[2] Impegnato a scalzare il ruolo del dollaro come moneta di riferimento, ha proposto di ricorrere a una valuta comune mondiale emessa dall'FMI, nell'intento, assieme al gruppo dirigente cinese, di sganciare il dollaro dalle commodities (cui sono legate le materie prime come moneta di acquisto), sostituendolo con il yuan. È, inoltre, tra gli artefici del programma di investimento in titoli pubblici statunitensi di cui la Cina è prima detentrice al mondo, contribuendo a finanziare il disavanzo statunitense e le stesse esportazioni cinesi.

Il 25 settembre 2012 varò l'immissione da 46 miliardi di dollari di liquidità (programma Repo) nel sistema cinese, senza precedenti nella storia del paese, con l'obiettivo di stimolare la domanda interna (discostandosi, sin dal 2008, dalla linea di austerity imposta dall'Uem e dell'Inghilterra), operando un'altra iniezione il 10 ottobre successivo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'onomastica cinese il cognome precede il nome. "Zhou" è il cognome.
  2. ^ a b Zhou Xiaochuan il banchiere cinese spaventa il dollaro - la Repubblica.it

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