Zeder

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Zeder
Zeder - Titoli.jpg
Il risveglio del morto, dal trailer
Paese di produzioneItalia
Anno1983
Durata95 min
Genereorrore, fantascienza
RegiaPupi Avati
SoggettoPupi Avati
SceneggiaturaPupi Avati, Maurizio Costanzo, Antonio Avati
ProduttoreAntonio Avati, Gianni Minervini, Enea Ferrario
Distribuzione (Italia)Gaumont
FotografiaFranco Delli Colli
MontaggioAmedeo Salfa
MusicheRiz Ortolani
ScenografiaGiancarlo Basili, Leonardo Scarpa
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Zeder è un film horror del 1983, diretto dal regista Pupi Avati e da lui sceneggiato con il fratello Antonio e Maurizio Costanzo. Ne sono protagonisti Gabriele Lavia e Anne Canovas.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film è ambientato prima in Emilia e poi in Romagna, tra Bologna e Rimini[1].

Francia, Chartres, 1956. Un'anziana signora si avvicina ad una lussuosa villa, di sera, chiamando a gran voce la sua occupante, la signora Aubert. Ad un tratto accadono inspiegabili fenomeni nel cortile della villa, tra cui vasi che iniziano a muoversi come spinti da forze invisibili e calcinacci che cadono. Alle spalle dell'anziana donna compare improvvisamente una misteriosa figura. La donna, trovata uccisa con una ferita alla gola, viene sottoposta ad autopsia da due medici, risultando la terza vittima ad essere uccisa in quel modo da due anni a quella parte.

Il dottor Meyer (Cesare Barbetti) porta con sé dentro alla villa una ragazza, Gabriella (Paola Tanziani), con apparenti poteri psichici, che si dimostra molto impaurita e riluttante nel seguirlo. Ad un certo punto tornano a verificarsi gli strani fenomeni paranormali, e Meyer decide di portare la giovane ragazza nello scantinato, dove questa cade in ginocchio, come in trance, in un punto preciso. Meyer capisce che ciò che stava cercando è proprio lì, e abbandona la ragazza nella cantina: attaccata da qualcosa di misterioso e gravemente ferita, Gabriella viene portata d'urgenza all'ospedale e dichiarata fuori pericolo, necessitando però dell'amputazione della gamba. Successivamente Meyer dichiara di aver "trovato Paolo Zeder", e ordina ad un gruppo di collaboratori di scavare in un punto preciso dello scantinato dove trova una bara con all'interno delle ossa: tra le dita scheletriche della mano viene rinvenuta la scarpetta appartenuta a Gabriella.

Bologna, 1982. Stefano (Gabriele Lavia), giovane scrittore di romanzi, riceve in regalo dalla moglie Alessandra (Anne Canovas) una macchina per scrivere usata per il loro anniversario. Nel provarla scopre che al suo interno contiene ancora un vecchio nastro, e dalla bobina ne legge e trascrive i contenuti, venendo a conoscenza di una serie di ricerche riguardanti dei misteriosi "terreni K". Incuriosito, e sperando di trovare elementi interessanti per la trama del suo nuovo romanzo, inizia così a indagare con l'aiuto del professore di storia delle religioni Chesi: secondo la teoria, elaborata agli inizi del XX secolo da un certo Paolo Zeder, alcuni terreni sparsi per il mondo aventi particolari caratteristiche chimiche comuni (da lui battezzati "terreni K") costituirebbero una porta tra il mondo reale e l'aldilà, consentendo ai morti in essi seppelliti di tornare in vita. Aiutato da un amico poliziotto, Guido Silvestri (Alessandro Partexano), Stefano viene a conoscenza del fatto che la macchina da scrivere era appartenuta ad un certo Luigi Costa, un prete cattolico. Stefano si reca dunque alla canonica dove questo prete abitava, trovandovi un uomo impegnato a rovistare freneticamente tra le scartoffie. Alla domanda su dove sia Luigi Costa riceve una risposta brusca. Credendo di averlo trovato, Stefano gli mostra il contenuto del nastro della macchina da scrivere, ma viene seccamente invitato dall'uomo a lasciar perdere tali ricerche.

In seguito Stefano torna nella canonica, dove chiede al parroco, don Mario (Aldo Sassi), di poter parlare con don Luigi Costa: viene tuttavia informato che don Luigi aveva abbandonato i voti tempo addietro in seguito alla diagnosi di un cancro, notizia che l'avrebbe sottoposto ad uno stress tale da fargli perdere la testa e conducendolo a strane ricerche sul sovrannaturale.

La ricerca porta Stefano a spostarsi in vari luoghi dell'Emilia Romagna sulle tracce di Luigi Costa, a cominciare dalla casa della sorella non vedente a Rimini: la donna gli rivela la morte del fratello per poi allontanarlo bruscamente. Nella camera dello spretato, Stefano scopre che Guido Silvestri era già stato lì per un sopralluogo, avendovi trovato un ciondolo che Alessandra aveva regalato a Guido per la sua nomina a tenente. Spiando la sorella di Costa, la vede salire in auto con l'uomo che si era spacciato per don Luigi nella canonica mentre rovistava tra gli scaffali. Alessandra li segue all'interno del cimitero di Rimini, dove la donna cieca viene portata davanti ad una tomba a piangere il defunto fratello: Alessandra nota però che il nome sulla lapide non è quello di don Luigi. Lei e Stefano vanno dunque a fare visita al dottor Melis (Marcello Tusco), primario dell'ospedale dove don Luigi era stato curato nonché amico di famiglia della stessa Alessandra, che fornisce loro informazioni sul reale luogo di sepoltura di Costa. Stefano, sceso ad ispezionare la cripta dove era realmente stato sepolto l'ex prete, scopre che è vuota. Giunto al Lido di Spina, dove sorgono un'ex colonia estiva - la stessa dove Luigi Costa aveva prestato servizio come sacerdote - e una necropoli etrusca (di dimensioni molto maggiori rispetto alla popolazione stimata per l'epoca, facendo sospettare che nel luogo si praticasse un particolare culto per resuscitare i defunti), scopre che in realtà molte altre persone sono interessate al terreno K che probabilmente si trova sotto la colonia. Il terreno è stato acquistato da un'équipe di scienziati francesi, guidata dal professor Meyer (scopritore del terreno K originario in cui si era fatto seppellire lo stesso Zeder, nonché ex tesista del prof. Chesi) e di cui fanno parte lo stesso Chesi, il dr. Melis, l'uomo che Stefano aveva incontrato in canonica e Gabriella, la ragazza con poteri paranormali rimasta sciancata. L'entourage, su suggerimento dello stesso Costa, sta infatti conducendo una serie di esperimenti all'interno della colonia, non facendosi scrupoli a depistare o eliminare chiunque sia d'intralcio alle ricerche. Tra le persone uccise vi sono anche il tenente Guido Silvestri, morto in uno strano incidente stradale, e un'allieva del prof. Chesi che aveva cercato di mettersi in contatto con Stefano sostenendo di avere informazioni.

Spinto dalla curiosità e dalla ricerca della verità, Stefano si introduce all'interno della pericolante ex colonia estiva per scoprire il terribile segreto dei terreni K. Vi trova una sala con schermi che improvvisamente si accendono, mostrando un corpo in una bara: quello di don Luigi Costa. Stefano affida la videocassetta con la sconvolgente scoperta ad Alessandra, che sul treno per Bologna viene inseguita dall'uomo della canonica, trovando poi rifugio nell'amico di famiglia, il dottor Melis. Stefano torna alla colonia e ritrova sugli schermi l'immagine del cadavere di Costa, che improvvisamente apre gli occhi e comincia a ridere spaventosamente. Si imbatte anche nel cadavere decapitato dell'uomo della canonica e in Gabriella che, mortalmente ferita, lo prega di disseppellire il corpo di don Luigi e portarlo altrove. Viene poi attaccato dal redivivo Luigi Costa a cui riesce a sfuggire. Tornato nel motel dove alloggiava, Stefano trova Alessandra morta nella propria stanza. Distrutto dal dolore, decide di seppellirla nel terreno K della colonia. Poco tempo dopo la vede riapparire, e corre ad abbracciarla. Il film si conclude con l'urlo terribile di Stefano, probabilmente ucciso dalla moglie riportata in vita dalle proprietà sovrannaturali del terreno K.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato presentato in anteprima a Torino il 10 agosto 1983 durante una rassegna estiva della produzione Gaumont avvenuta nel cortile di Palazzo Reale.[2][3][4]

Data di uscita[modifica | modifica wikitesto]

Alcune date di uscita internazionali nel corso degli anni sono state:

Divieti[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la pellicola è stata vietata ai minori di 14 anni.[8]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito oltre un anno prima che l'autore statunitense Stephen King desse alle stampe il suo romanzo Pet Sematary, la cui trama ha il proprio punto focale in comune col film di Avati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In realtà le scene al mare sono state girate a Milano Marittima, dove ancora oggi è visibile la vecchia colonia usata dal regista, e a Cesenatico, sul lungomare e in un villino liberty a pochi metri dal faro
  2. ^ Ai «Punti» arrivano grandi film, in La Stampa, nº 169, 1983, p. 23.
  3. ^ Cinema Punti Verdi: A Palazzo Reale in anteprima Zeder, in Stampa Sera, nº 215, 1983, p. 24.
  4. ^ Spettacolo,cultura e varietà - Punti Verdi Zeder in anteprima, in La Stampa, nº 188, 1983, p. 14.
  5. ^ Cinema e Teatri in Liguria - Prime Visioni Genova, in La Stampa, nº 201, 1983, p. 18.
  6. ^ Prime visioni a Roma, in L'Unita, nº 201, 1983, p. 15.
  7. ^ (EN) Movie Guide, in Detroit Free Press, 8 maggio 1984, p. 41.
  8. ^ Zeder (Italia 1983), http://www.cinematografo.it. URL consultato il 12 luglio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]