Zalingei
| Zalingei città | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Stato (wilāya) | Darfur Centrale |
| Territorio | |
| Coordinate | 12°54′N 23°29′E |
| Abitanti | 27 000 (2009) |
| Altre informazioni | |
| Fuso orario | UTC+3 |
| Cartografia | |
Zalingei (in arabo زالنجي?, traslitterato anche come Zalinjay o Zalingi) è una città del Sudan, capitale dello stato del Darfur Centrale. Si trova nella regione del Darfur, ai piedi del massiccio montuoso del Jebel Marra. Ha una popolazione di circa 27.000 abitanti.
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]La città è situata a un'altitudine di circa 890 metri, lungo il corso del fiume stagionale Wadi Azum, che confluisce nel Bahr Azoum. Zalingei si trova lungo l’asse stradale che collega Nyala a Geneina, nella regione del Darfur. La sua posizione vicino al massiccio vulcanico del Jebel Marra rende il suo clima relativamente più temperato rispetto alle aree desertiche circostanti.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Prima dell'epoca coloniale, Zalingei fu per secoli abitata dal popolo dei Fur e dal XVII al XX secolo fu un importante centro del Sultanato del Darfur. Nel 1874 insieme a tutta la regione del Darfur fu temporaneamente annesso al Regno d'Egitto e successivamente coinvolto nello stato mahdista dal 1885 al 1898, periodo segnato da instabilità politica e militarizzazione della regione. Nel 1916 il Darfur venne definitivamente incorporato nel Sudan Anglo-Egiziano. Dopo l’indipendenza del Sudan del 1956, Zalingei acquisì maggiore importanza con l’avvio nel 1957 del Jebel Marra Rural Development Project, un programma di sviluppo agricolo su larga scala che aveva la città come quartier generale e che attirò in città l'introduzione di nuove tecnologie agricole e altri investimenti nel settore. Negli anni successivi, la fondazione dell’Università di Zalingei nel 1994 consolidò il ruolo della città come polo educativo regionale.[2]
Dal 2003 la città fu coinvolta nel conflitto del Darfur e divenne progressivamente un importante centro di accoglienza per sfollati interni, provenienti dalle aree rurali circostanti, e uno dei principali nodi umanitari della regione. Negli anni successivi, la presenza di missioni internazionali (in particolare lamissione ONU UNAMID) contribuì a una relativa stabilizzazione, pur in un contesto di insicurezza cronica e violenze intermittenti. Dopo la caduta di Omar al-Bashir nel 2019 e la fine formale di UNAMID nel 2020, la situazione della sicurezza peggiorò ulteriormente, con un aumento degli scontri locali e una riduzione della protezione internazionale.
Con lo scoppio della guerra civile sudanese del 2023 la città divenne teatro di combattimenti diretti tra le Forze armate sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF). Dall'aprile 2023 la città fu sottoposta a assedio, interruzioni delle comunicazioni, saccheggi di istituzioni governative e strutture umanitarie, e gravi violenze contro i civili.[3] Nell'agosto 2023 la città passo sotto il controllo delle RSF e ha da allora subito bombardamenti, saccheggi, raid aerei e una grave crisi umanitaria, con distruzione di infrastrutture civili e sanitarie.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Zalingei, su Kupi. URL consultato il 1º febbraio 2026.
- ↑ Zalingei history, su Kupi. URL consultato il 1º febbraio 2026.
- ↑ RSF forces destroy government institutions in Central Darfur, su Sudan Tribune, 8 luglio 2023. URL consultato il 1º febbraio 2026.
Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Zalingei
