Zabbalin

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Zabbalin (singolare Zabbāl) è un termine della lingua araba egiziana (زبالين, Zabbālīn)[1] che significa netturbini[2] ed è impiegata per indicare una comunità religiosa minoritaria cristiana copta ufficiosamente impegnata nella raccolta di rifiuti urbani al Cairo dagli anni dieci del Novecento.
I membri di detta comunità sono anche chiamati zarrāba (singolare zarrāb), che significa "porcai"[1]. Diffusa tra le sette aree periferiche più degradate dell'area metropolitana del Cairo, la popolazione zabbalin ammonta a 60 000-70 000 unità.[3]

Un gruppo di ragazzi nel Moqattam Village.

Il più ampio insediamento è quello situato sotto il monte Muqattam, nell'area che in inglese viene definita "Moqattam Village" o "Garbage City", vicino a Manshiyat Naser, un insediamento di diseredati musulmani[4]. La comunità degli zabbalin al Moqattam Village conta circa 20 000-30 000 persone, il 90% delle quali sono copti.[5]

Per numerose generazioni, gli zabbalin si sono mantenuti raccogliendo pressoché gratuitamente la spazzatura porta-a-porta dagli abitanti del Cairo. Da notare che quanto viene riciclato raggiunge circa l'80% di quanto raccolto, laddove la maggior parte delle compagnie riescono a riciclare solo dal 20 al 25% della spazzatura urbana[6][7]. Gi zabbalin usano asini e carretti per trasportare la spazzatura che raccolgono dai residenti del Cairo, trasportando poi il tutto nelle loro case al Moqattam Village, dove operano una cernita del materiale, vendendo poi la spazzatura da essi prescelta dal macero ad altri intermediari che si occupano della loro commercializzazione al minuto, o dando vita a nuovi oggetti col processo da loro operati di riciclo.

Il livello di vita per gli zabbalin è assai umile, specialmente perché vivono nella spazzatura, a contatto stretto con i maiali (il cui allevamento è concesso ai cristiani copti), che contribuiscono a smaltire in modo naturale buona parte dei rifiuti di origine organica. Ciò nonostante gli zabbalin sono riusciti a dar vita ad una comunità solidale. Il loro modo di vivere è stato messo in pericolo dopo la decisione assunta nel 2003 dalle autorità comunali del Cairo di concedere contratti per un ammontare annuo di 50 milioni di dollari a tre compagnie internazionali di raccolta e smaltimento di rifiuti[8][9][10]. Le autorità di governo non hanno indennizzato gli zabbalin per queste misure che stravolgono il loro sistema di vita e sussistenza[11]. Gli zabbalin nell'aprile 2009 hanno dovuto far fronte a un'altra sfida, quando il ministero dell'Agricoltura egiziano ha ordinato l'abbattimento di tutti i maiali, in ossequio ai timori dell'opinione pubblica musulmana sul fatto che i maiali possano diffondere epidemie tra la popolazione, in particolar modo l'influenza H1N1[12][13]. Questa decisione governativa ha creato imprevisti problemi agli zabbalin, visto che i maiali costituiscono una componente essenziale del loro sistema di riciclo della spazzatura. Immediatamente dopo l'eliminazione dei suini, gli osservatori hanno notato un visibile incremento della spazzatura e degli scarti alimentari putrescenti nelle strade del Cairo[14].

Vi sono anche voci circa la volontà delle autorità di governo egiziane di rimuovere del tutto il cosiddetto Moqattam Village, chiamato anche "Città della Spazzatura" e di insediare gli zabbalin fuori città, in un'area di 50 feddan (1 feddan = 1.038 acri, ossia 202.342,821 m²), a 25 km dalla capitale, nella zona del deserto orientale nota come Katameya[15][16].

Retroterra storico e origine della comunità zabbalin[modifica | modifica wikitesto]

Prima ondata migratoria[modifica | modifica wikitesto]

Intorno agli anni dieci del XX secolo, un gruppo di migranti provenienti dall'oasi di Dakhla, nel Deserto Occidentale dell'Egitto, s'insediò al Cairo, in un'area conosciuta come Bāb el-Baḥr (Porta del Mare), situata tra Mīdān Ataba e Mīdān Ramsīs, nel centro urbano della capitale egiziana[1][17][18][19]. Questa gente era normalmente chiamata wahiya (singolare: wahi), che significa "gente dell'oasi"[18][19]. I wahiya s'assunsero unicamente il compito di raccogliere dalle abitazioni cittadine la spazzatura casalinga, in base a contratti sottoscritti con i proprietari degli appartamenti del Cairo. In questo sistema, i wahiya erano pagati dai proprietari degli alloggi con una somma iniziale e quindi, mensilmente, ricevevano un certo ammontare dagli stessi proprietari per i loro servizi[3][17][18].

Seconda ondata migratoriae[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni trenta e quaranta del XX secolo vi fu una nuova ondata migratoria. Questo nuovo gruppo, per lo più composto da contadini senza terra, è noto come zabbalin, per lo più originari del distretto di el-Badārī, nella regione rurale di Asyūṭ, in Alto Egitto (cioè la parte meridionale del Paese)[17][18][19].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ragui Assaad, "Formalizing the Informal? The Transformation of Cairo's Refuse Collection System", su: Journal of Planning Education & Research, vol. 16 (1996), p. 118
  2. ^ da zubāla, cioè "immondizia".
  3. ^ a b Wael Fahmi & Keith Sutton, "Cairo's Zabaleen Garbage Recyclers: Multi-nationals' Takeover and State Relocation Plans", su: Habitat International, Vol. 30 (2006), p. 812
  4. ^ R. Assad, Upgrading the Moqattam Zabbaleen (Garbage Collectors) Settlement in Cairo: What Have We Learned?, 1998 Archiviato il 4 febbraio 2010 in Internet Archive., Paper presentato al the Macarthur Consortium on International Peace and Cooperation Symposium on The Challenge of Urban Sustainability.
  5. ^ [1] Archiviato l'8 febbraio 2011 in Internet Archive., Marina of the Zabbaleen, Directed by Engi Wassef. Produced by “Torch Films.”
  6. ^ Wael Fahmi & Keith Sutton, op. cit., p. 820
  7. ^ Wael Salah Fahmi,(2005) "The Impact of Privatization of Solid Waste Management on the Zabaleen Garbage Collectors of Cairo", su: Environment & Urbanization, Vol. 17 (2005), no. 2, p. 158
  8. ^ Dena Rashed, Cairo Cleanup Conundrums, Al-Ahram Weekly, 23-29 ottobre 2003. URL consultato il 24 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2011).
  9. ^ Dena Rashed, Trashed Lives, Al-Ahram Weekly, 6 febbraio–12, 2003. URL consultato il 24 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2011).
  10. ^ Wael Fahmi & Keith Sutton, "Cairo's Zabaleen Garbage Recyclers: Multi-nationals' Takeover and State Relocation Plans", su: Habitat International, Vol. 30 (2006), p. 821
  11. ^ Garbage Dreams, the documentary produced by Iskander Films in co-production with MotiveArt and directed by Mai Iskander
  12. ^ Michael Slackman, Cleaning Cairo, but Taking a Livelihood, The New York Times, 24 maggio 2009. URL consultato il 24 ottobre 2010.
  13. ^ Wael Fahmi & Keith Sutton, "Cairo's Contested Garbage: Sustainable Solid Waste Management and the Zabaleen's Right to the City", su: Sustainability, Vol. 2 (2010), p. 1773
  14. ^ Michael Slackman, Belatedly, Egypt Spots Flaws in Wiping Out Pigs, The New York Times, 19 settembre 2009. URL consultato il 24 ottobre 2010.
  15. ^ Wael Fahmi & Keith Sutton, "Cairo's Zabaleen Garbage Recyclers: Multi-nationals' Takeover and State Relocation Plans", su: Habitat International, Vol. 30 (2006), p. 820
  16. ^ Wael Fahmi & Keith Sutton, "Cairo's Contested Garbage: Sustainable Solid Waste Management and the Zabaleen's Right to the City", su: Sustainability, Vol. 2 (2010), p. 1771 & 1774
  17. ^ a b c Wael Salah Fahmi, "The Impact of Privatization of Solid Waste Management on the Zabaleen Garbage Collectors of Cairo", su: Environment & Urbanization, Vol. 17, no. 2 (2005), p. 156
  18. ^ a b c d Wael Fahmi & Keith Sutton, "Cairo's Contested Garbage: Sustainable Solid Waste Management and the Zabaleen's Right to the City", su: Sustainability, Vol. 2 (2010), p. 1769
  19. ^ a b c Wael Fahmi & Keith Sutton, "Cairo's Zabaleen Garbage Recyclers: Multi-nationals' Takeover and State Relocation Plans", su: Habitat International, Vol. 30 (2006), p. 811

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