Yvonne la Nuit

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Yvonne la nuit)
Yvonne la Nuit
Yvonne la Nuit.png
Nino e Yvonne in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1949
Durata 85 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Giuseppe Amato
Soggetto Fabrizio Sarazani
Sceneggiatura Fabrizio Sarazani, Oreste Biancoli, Giuseppe Amato
Produttore Rizzoli-Amato
Distribuzione (Italia) E.N.I.C.
Fotografia Mario Craveri
Montaggio Maria Rosada
Musiche Pasquale Frustaci
Scenografia Gastone Medin
Costumi Mario Vigolo, Lemi e De Luca
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Yvonne la Nuit è un film del 1949, diretto da Giuseppe Amato.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il macchiettista Nino, segretamente innamorato della sciantosa Yvonne la Nuit, assiste alla nascita dell'amore tra lei e il conte Carlo Rutelli. L'unione è contrastata dal severo padre di lui, che lo crede irretito da un'avventuriera.

Quando l'Italia entra nella Grande Guerra, Carlo deve partire per il fronte proprio mentre Yvonne è in attesa di un figlio: ingenuamente, il giovane affida la sorte dei suoi cari al padre, che al momento del parto fa scomparire il neonato, facendolo credere morto a Yvonne. Il destino si accanisce sulla donna perché Carlo è ucciso in battaglia. Successivamente alla doppia perdita, Yvonne va incontro a un declino che coinvolge anche la sua carriera artistica. Quando prova a rientrare negli spettacoli, il tempo è passato e i café chantant non esistono più; prova ad esibirsi all'Ambra Jovinelli, preceduta da un cantante trombone che canta "Guapparia". Si propone a un pubblico del tutto diverso da quello cui era abituata, e il totale insuccesso le dà un ulteriore colpo. Infine, in coppia con il devoto amico Nino, l'unico che le resta accanto, si riduce a essere un'artista ambulante. Un giorno mentre si ritrova nel solito ristorante di piazza S. Maria in Trastevere, riceve la chiamata dell'avvocato Rubini, che la invita a recarsi presso il suo studio l'indomani alle cinque. All'incontro l'avvocato le comunica la morte del suocero e la verità sul figlio avuto da Carlo, che è vivo e che le fu sottratto dal suocero Conte Rutelli facendoglielo credere morto. Yvonne decide di non incontrare il figlio e dice all'avvocato di dirgli che è morta. Ormai il rapporto che avrebbe dovuto avere con il suo figlio le è stato crudelmente sottratto e tra di loro non potrebbe più esserci niente che possa sostituire la naturale relazione che sarebbe dovuta esistere.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Quante cose una parabola del genere ci avrebbe potuto o narrarci, o additarci, o lasciarci intuire: dai tempi beati anteriori alla prima guerra, dai tempi degli «Eden» e dei «Trianon», che erano il regno delle varie Yvonne la Nuit, giù giù fino alle conscie e inconscie crudeltà della vita d'oggi. Il film, invece, s'attacca alla vicenda, in sé, di Yvonne; e la narra a quadretti che ne sono altrettante puntate, in sé fin troppo compiute, esaurienti, e non certo aiutate da un dialogo spesso verboso e discettante. Tocchi gustosi, particolari azzeccati non mancano; ma non sono molti; [...] mi pare che questa Yvonne sia un po' raccontata con la tecnica dei racconti a fumetti. Ci si sorprende di dover ascoltare questi dialoghi dagli altoparlanti, e di non vederli sbocciare, a palloncino, dalle labbra di Olga Villi, o Totò, o degli altri attori. Fra i quali la sola Villi ha qualche istante efficace, soprattutto nell'ultima parte, e quando l'auto-doppiaggio, con le sue manchevolezze, glielo consente. »
(Mario Gromo su La Stampa del 30 novembre 1949[1])

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La recensione

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema