Yuppies - I giovani di successo

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Yuppies - I giovani di successo
Yuppies titoli.png
Logo dai titoli di testa del film
Paese di produzione Italia
Anno 1986
Durata 93 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Carlo Vanzina
Soggetto Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Sceneggiatura Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Produttore Luigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis
Casa di produzione Filmauro
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Detto Mariano
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Yuppies - I giovani di successo è un film del 1986 di Carlo Vanzina.

Realizzato sull'onda del cosiddetto yuppismo, fenomeno di costume proliferante, soprattutto, nella Milano da bere degli anni 1980, la pellicola vede protagonisti Massimo Boldi, Jerry Calà, Christian De Sica ed Ezio Greggio.[1]

Il film ha avuto un sequel, Yuppies 2.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nella Milano da bere degli anni 1980, Willy, Giacomo, Lorenzo e Sandro sono quattro giovani e rampanti yuppie che vivono le loro giornate nel mito dei grandi nomi della finanza. A causa del loro stile di vita votato al divertimento e all'edonismo, declinato all'apparire anziché all'essere, gli amici si ritrovano spesso invischiati in molte surreali situazioni da cui difficilmente riescono a uscire.

I quattro protagonisti del film durante una pausa sul set; da sinistra: Ezio Greggio (Willy), Jerry Calà (Giacomo), Massimo Boldi (Lorenzo) e Christian De Sica (Sandro).

Willy è il co-proprietario di una concessionaria d'auto; playboy impenitente, frequenta Amanda, la figlia diciassettenne di un importante visconte, ma in attesa che la ragazza si conceda, Willy non disdegna di andare a letto con altre donne, tra cui la procace quarantenne Françoise. Giacomo è un pubblicitario che cerca di conquistare la bella Margherita, ma ogni volta si ritrova involontariamente ostacolato nei tentativi di corteggiamento dal suo direttore, che finisce sempre per mettersi in mezzo a ogni incontro tra i due.

Lorenzo è invece un notaio nello studio del suocero; si tratta della persona più seria e tranquilla del gruppo, sposato e fedele a sua moglie, ma nonostante ciò viene spinto al tradimento dal suo amico Sandro, il quale lo convince a intraprendere una relazione extraconiugale con Virginia, la sua segretaria, da sempre innamorata di lui. Infine c'è proprio Sandro, titolare di uno studio dentistico e compagno di avventure di Lorenzo, un marito fedifrago sempre alla ricerca di occasioni per tradire l'ignara consorte.

Per tutti e quattro la situazione ben presto degenera: Willy, invitato nella baita della famiglia di Amanda, scopre che Françoise è la madre della ragazza, e viene costretto da questa a cacciare la giovane dalla sua vita. Giacomo, dopo varie peripezie, viene promosso vicedirettore, ma si rifiuta di combinare un incontro tra Margherita e il commendatore padrone dell'azienda, dimettendosi. Sandro scopre i tradimenti della moglie e la lascia.

Lorenzo, dopo aver salvato dal suicidio Virginia (che si voleva gettare dalla finestra dello studio, dopo essere stata licenziata dal suocero, decisione indotta dallo stesso Lorenzo), viene cacciato di casa dalla moglie. I quattro si ritrovano infine a Cortina per la fine dell'anno: Willy con una nuova fiamma, Giacomo con l'amata Margherita, e l'insospettabile Lorenzo con varie accompagnatrici, che "spartirà" con Sandro.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Yuppies vuole trattare con i toni della «commedia di costume»[1] – se non dello stereotipo attraverso tic, manie e comportamenti,[2] vedi «l'orologio sul polsino perché sa che lo fa l'avvocato Agnelli [...] l'easy listening che esce da un compact disc [...] una partita a squash giocata con gli amici»[3] – una sorta di fenomenologia degli yuppie, giovani "rampanti" che, nelle metropoli del mondo occidentale e capitalista degli anni 1980, trovarono velocemente una realizzazione sociale attraverso la propria professione (spesso nel campo della finanza), la ricchezza da essa derivata e l'ostentazione di vari e talvolta effimeri status symbol del tempo.[1]

Gianni Agnelli fu una delle icone dello yuppismo italiano: è così anche per i protagonisti del film, che ne riprendono il vezzo dell'orologio indossato sopra la camicia.

Inizialmente pensato come un progetto vicino ai toni del Grande freddo di Lawrence Kasdan,[2] in seguito i fratelli Vanzina virarono verso un'opera più leggera e ispirata ai capisaldi della commedia all'italiana,[4] Il sorpasso e C'eravamo tanto amati su tutti, ma che tuttavia sapesse come di «sberleffo» verso quegli anni 1980 non ancora giunti al termine: una pellicola nata come parodia, scritta come fosse un articolo d'attualità, e resa su celluloide per essere soprattutto divertente ma anche, eventualmente, per portare a una riflessione.[3]

« Gli yuppies [...] nel loro lavoro sono bravi, efficienti, preparati. È nel tempo libero, che sono buffi. »
(Enrico Vanzina, 1985[1])

Ideato praticamente in contemporanea con l'esplosione italica di un fenomeno appena importato dagli Stati Uniti[4] – tanto che il produttore Aurelio De Laurentiis, ritenendo poco comprensibile al grande pubblico il semplice titolo Yuppies partorito dai Vanzina, pretese di aggiungere il sottotitolo I giovani di successo[5] –, questo instant movie[4] pone attenzione sui lati meno edificanti dello yuppismo del bel paese, con una generazione di ventenni e trentenni epigoni dei loro «arrembanti e arroganti» cugini d'oltreoceano,[6] all'ossessiva ricerca del successo a tutti i costi, spesso limitandosi a scimmiottare i modi e lo stile di Gianni Agnelli,[7] Carlo De Benedetti e Luca Cordero di Montezemolo – questo ultimo «il loro modello [...] perché ha classe, ricchezza, potere e piace pure alle donne. I nostri quattro protagonisti non hanno niente di tutto questo, ma gli piacerebbe tanto raggiungerlo» –,[3] e pertanto incapaci di rendersi conto del loro scadere nel ridicolo: «è proprio questo loro aspetto patetico che mi interessa: si sentono così importanti, vanno nei posti più alla moda, girano con Capital sotto il braccio e poi litigano per decidere chi deve pagare il conto al ristorante», riassunsero i Vanzina.[7]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

De Sica e Boldi sul set di Yuppies, dove nacque quella coppia comica che in seguito, tra gli anni 1990 e 2000, porterà al successo la serie dei cinepanettoni.

La pellicola si struttura in tre sottotrame che, intrecciandosi tra loro, vanno a sciorinare il racconto generale.[7] Il quartetto di protagonisti è formato da un mix tra elementi all'epoca legati al cinema dei fratelli Vanzina, vedi Jerry Calà e Christian De Sica già assieme, negli anni addietro, in Sapore di mare, Vacanze di Natale e Vacanze in America, e facce note soprattutto al pubblico televisivo come due dei mattatori del Drive In che alla tivù italiana stava andando per la maggiore, Massimo Boldi, pure non a digiuno di esperienze sul grande schermo, ed Ezio Greggio, appena salito alla ribalta nonché di ritorno nelle sale dopo l'autoprodotto Sbamm! che, all'inizio del decennio, era passato quasi inosservato al botteghino.[6][8]

Calà è affiancato da un affezionato della filmografia vanziniana, quel Guido Nicheli[8] che anche qui ripropone la sua storica maschera del cumenda meneghino, e dalla ventenne Federica Moro, al tempo tra i volti più freschi del cinema italiano, rispettivamente nei panni di un invadente datore di lavoro e di un irraggiungibile interesse amoroso.[7] Greggio è invece alle prese con una già affermata Corinne Cléry,[7] nella finzione un'annoiata signora dell'aristocrazia meneghina e madre dell'esordiente Sharon Gusberti, diciassettenne lolita.

Recitano in tandem De Sica, l'unico protagonista non supportato da comprimari, e Boldi, costui circondato in scena dal suocero e datore di lavoro Ugo Bologna, dalla segretaria Valeria D'Obici, dal cameriere Isaac George (altro volto noto del Drive In[6]) e dalla consorte Jinny Steffan;[1] fu grazie a questo film che, per la prima volta, si formò davanti alla cinepresa la coppia Boldi-De Sica – coi due che già l'anno prima avevano preso parte, senza tuttavia interagire assieme, ai Pompieri –, dando il là a un sodalizio che farà la fortuna del filone cinepanettoniano nel ventennio a venire: «fu in quel momento che ci rendemmo conto che i nostri due caratteri, insieme, erano perfetti», ricorderà in seguito lo stesso Boldi.[9] Ruoli minori, infine, per Renzo Marignano e Sergio Vastano (ennesimo prestito dal Drive In), nei panni del nobile marito della Cléry il primo, e di un commissario di polizia dalle spiccate origini calabresi il secondo.[7]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

La Milano da bere degli anni 1980, così come accadeva nella realtà del tempo, anche nella pellicola fece da sfondo alle vicende degli yuppie.

Realizzata nella seconda parte del 1985, nell'arco di sette settimane e con un budget di circa tre miliardi di lire dell'epoca, la pellicola ha inevitabilmente come sua location principale quello che fu «il regno dello yuppismo nostrano», la città di Milano,[3] dove vennero girate la gran parte degli esterni, in luoghi-simbolo per gli yuppie come il teatro Manzoni,[1] piazza San Babila e la stazione Centrale,[7] e degli interni. In questo senso, Yuppies andò a inserirsi in una cornice – quella dei cosiddetti "Milanodabere-movies" – che lungo tutti gli anni 1980 mostrò al cinema un capoluogo lombardo in pieno cambiamento e che, lasciatosi alle spalle gli anni di piombo e del riflusso, con il boom della moda italiana e l'arrivo di una nuova classe imprenditoriale andava definitivamente trasformandosi da polo industriale a capitale del terziario; un filo conduttore che i Vanzina avevano già toccato pochi mesi prima con Sotto il vestito niente, e che approfondiranno ancor più da vicino nel 1987 con Via Montenapoleone.[10]

Unica eccezione a questo palcoscenico meneghino, sul finire dell'anno Cortina d'Ampezzo ospitò le riprese di alcune sequenze dell'episodio di Willy nonché del breve epilogo del film, ambientate per l'appunto nella regina delle Dolomiti,[1] più precisamente nelle località di Peziè e Rumerlo.[11]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Le musiche originali di Yuppies, prettamente strumentali, sono firmate da Detto Mariano. Per il resto, il film annovera una tracklist composta dalle canzoni disco e pop di maggior successo del periodo. Duel dei Propaganda e Live Is Life degli Opus sono i brani che accompagnano, rispettivamente, i titoli di testa e di coda, affiancate nel corso della pellicola da Exotic and Erotic di Sandy Marton, Cheri Cheri Lady dei Modern Talking, More Than I Can Bear dei Matt Bianco, I Was Born to Love You di Freddie Mercury e It's So Easy di Valerie Dore.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Tra le critiche maggiori rivolte al film, ci fu quella di una comicità più adatta alla televisione commerciale che non al cinema, rifacendosi fin troppo a quel Drive In (1983-1988) da cui vennero presi a prestito vari elementi, Boldi e Greggio su tutti.

Nonostante l'ottimo successo riscontrato presso il pubblico, con un incasso totale ai botteghini di circa sette miliardi e ottocento milioni di lire del 1986, l'opera non riuscì a ottenere il plauso della critica, pressoché concorde nel bollarla come una spenta pochade che mal mescolò l'idea della satira di costume con un certo linguaggio afferente la televisione commerciale italiana degli anni 1980. A detta dei Vanzina, Yuppies «è un'operazione vecchia come la commedia all'italiana: prendere dei prototipi del costume nazionale e costruirgli intorno un film-istantanea, nel quale tra qualche anno magari ci si possa anche riconoscere con un sorriso»[6] ma, a conti fatti, per la Repubblica «si respira spesso un'atmosfera da "Canale 5"».[8]

Nota di demerito venne posta in particolar modo sullo sviluppo dei quattro protagonisti – una combriccola che pesca un po' dai Vitelloni,[6][8] un po' da Amici miei[2] –, sì divertenti[8] ma ritenuti poco attinenti alla figura dei cosiddetti Young Urban Professional, sia fisicamente sia caratterialmente.[12] Greggio, un venditore d'auto più nullafacente che altro,[8] si limitò a portare al cinema la cifra stilistica, tormentoni inclusi, messa in mostra sul palco del Drive In.[6] Calà, un pubblicitario sulla cresta dell'onda ma fin troppo idealista[8] e romantico, nei duetti con il suo direttore (Nicheli) si ritrovò di fatto a replicare un vecchio canovaccio già alla base di un classico quale L'appartamento di Billy Wilder.[2][6] Boldi, un notaio in qualche modo succube dell'ambiente lavorativo e familiare,[8] diede al suo personaggio una connotazione insicura e indecisa, in bilico costante fra i doveri di marito e i desideri di uomo, quasi a far da contraltare al partner di scena De Sica il quale, andando a interpretare un dentista ambizioso e sfacciatamente latin lover, fu forse l'unico ad avvicinarsi davvero all'estetica, ai modi e soprattutto allo spirito di fondo dello yuppismo.[6]

La banda di Amici miei (1975), un modello – assieme ai Vitelloni (1953) – cui, secondo la critica, finirono per somigliare i vanziniani protagonisti di Yuppies, abbastanza distanti dai canoni degli edonisti professionisti degli anni 1980.

Scelte di sceneggiatura che andarono a inficiare negativamente sul giudizio della pellicola, ciò pur a fronte di un promettente avvio,[8] di tempi comici molto ben studiati[6] nonché del godibile epilogo «a Cortina, di fronte al conto del pranzo consumato all'aperto», dove per Michele Anselmi dell'Unità «dietro quel litigio furibondo occhieggia la perfidia del primo Sordi, lo squallore di un'Italietta che cela, tra le eleganze da designer, l'antica arroganza borghese. Ma è solo un lampo, un'unghiata alla Risi (Dino, s'intende), destinata a suggellare una commediola fragile e un po' tirata via».[2] Ben più tranchant fu Paolo Mereghetti, il quale stroncò il risultato finale come uno «tra i film più volgari e nocivi del decennio».[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Ornella Rota, Greggio, Calà, Boldi e De Sica diventano Yuppies con Vanzina, in La Stampa, 17 dicembre 1985, p. 27.
  2. ^ a b c d e Michele Anselmi, Yuppies, ovvero come far carriera sognando di essere Agnelli (PDF), in l'Unità, 22 marzo 1986, p. 13.
  3. ^ a b c d Calà, Boldi, Cléry & C., yuppies caserecci, in La Stampa, 4 marzo 1986, p. 22.
  4. ^ a b c Lamberto Antonelli, Yuppies casalinghi, in Stampa Sera, 24 marzo 1986, p. 13.
  5. ^ Mauro Zender, Enrico Vanzina ci parla di Yuppies, su davinotti.com, 14 novembre 2007.
  6. ^ a b c d e f g h i j Bertolino, Ridola, p. 29
  7. ^ a b c d e f g Adele Gallotti, Ecco gli «Yuppies», in Stampa Sera, 17 dicembre 1985, p. 27.
  8. ^ a b c d e f g h i Quanti yuppies al Drive In..., in la Repubblica, 21 marzo 1986.
  9. ^ Chiara Maffioletti, De Sica e Boldi, le liti e la pace, «Da Christian parole bellissime», in Corriere della Sera, 5 agosto 2014, p. 23. (archiviato dall'url originale il ).
  10. ^ I "Milanodabere-movies" e i 10 anni magici di Milano, su davinotti.com, 22 aprile 2008.
  11. ^ Location verificate: Yuppies - I giovani di successo (1986), su davinotti.com.
  12. ^ Piatto «espresso» della ditta Vanzina, in La Stampa, 15 marzo 1986, p. 21.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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