Yahya Jammeh

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Yahya Jammeh
Yahya Jammeh.png

Presidente del Gambia
In carica
Inizio mandato 22 luglio 1994
Vice presidente Isatou Njie-Saidy
Predecessore Dawda Jawara

Dati generali
Partito politico Alleanza Patriottica per il Riorientamento e la Costruzione
Alma mater Istituto dell'Emisfero Occidentale per la Cooperazione alla Sicurezza

Yahya Abdul-Aziz Jemus Junkung Jammeh o Yahya Alphonse Jemus Jebulai Jammeh (Kanilai, 25 maggio 1965) è un politico gambiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo presidente del Gambia, ha assunto il potere di fatto appena 29enne con un golpe il 22 luglio 1994, ma è stato eletto nel 1996 col supporto dei suo partito, l'Alleanza Patriottica per il Riorientamento e la Costruzione. Di recente convertitosi all'Islam, ha rinviato a causa del Ramadan le elezioni presidenziali del 2006 dalle quali è comunque uscito vincitore, anche se contestato dall'opposizione, appoggiato dal Senegal. È stato fortemente criticato dalla comunità internazionale per le sue politiche apertamente in contrasto con i diritti umani e per il suo atteggiamento repressivo verso l'omosessualità. In vari discorsi pubblici ha espresso la propria avversione verso le persone omosessuali promuovendo la loro criminalizzazione e minacce di morte.[1]

Il 12 dicembre 2015, durante una conferenza, ha proclamato il Gambia una repubblica islamica, in linea con la religione praticata dalla maggioranza della popolazione, affermando: "Il destino del Gambia è nelle mani di Allah. A partire da oggi il Gambia è uno Stato islamico. Noi saremo uno Stato islamico che rispetterà i diritti dei cittadini".[2]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine della Repubblica di Gambia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Repubblica di Gambia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Yahya Jammeh, presidente del Gambia minaccia: "Se sei gay ti taglio la gola. E nessun bianco può farci niente", L'Huffington Post, 13 maggio 2015.
  2. ^ Il Gambia da oggi è uno "Stato islamico", su rainews. URL consultato il 12 dicembre 2015.

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