Wu Sangui

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Wu Sangui

Wu Sangui[1] (吳三桂T, Wú SānguìP; Gaoyou , Yangzhou, 1612Hengyang, 2 ottobre 1678) è stato un generale cinese, determinante nella caduta dei Ming Meridionali e nell'insediamento della dinastia Qing nel 1644. Considerato dalla critica tradizionale come un traditore dei Ming prima, e dei Qing poi, Wu nel 1678 si proclamò imperatore della dinastia "Grande Zhou", ma la sua guerra contro i mancesi fu subito repressa dall'imperatore Kangxi dei Qing.

Primi periodo di vita e servizio sotto i Ming[modifica | modifica wikitesto]

Wu nacque a Gaoyou, nella provincia del Jiangsu, da Wu Xiang e da Zu. Coll'appoggio del padre e dello zio materno Zu Daoshu, Wu Sangui guadagnò rapidamente la carica di generale (Zong Bing) all'età di 27 anni.

Fu uno dei generali della battaglia di Songjin, durante la quale le forze Qing sconfissero l'esercito Ming, ma riuscì ad evitare la cattura.

Alleanza coi Qing[modifica | modifica wikitesto]

Era di stanza ai confini della Manciuria, a difesa dello Shanhaiguan dagli invasori Manciù, nel 1644 e si trovava di fronte all'alternativa se sottomettersi ai ribelli di Li Zicheng, che avevano da poco detronizzato i Ming di Pechino, o allearsi coi Manciù.

Dopo la conquista della capitale dei Ming, Pechino, e la presa in custodia della famiglia di Wu, Li Zicheng inviò un messaggio per negoziare la defezione di Wu. Quando Wu impiegò troppo tempo per rispondere, tuttavia, Li interpretò questa mancanza come un rifiuto di resa. Li pertanto giustiziò trentotto membri della famiglia di Wu, compreso il padre, la cui testa fu esposta alle mura della città. Incollerito, Wu si rivolse al comandante delle truppe mancesi, Dorgon, per negoziare un'alleanza. Wu accettò di aprire il passo di Shanhai, si rasò il capo e s'arrese ai Qing.[2] Wu ordinò ai suoi soldati di indossare abiti bianchi a contatto colla loro armatura, per essere distinte dalle forze di Li Zicheng.[3] Le forze di Wu e l'esercito di Dorgon combatterono su un unico fronte contro Li Zicheng, ignaro di questa alleanza, alla battaglia del passo Shanhai, sconfiggendo i ribelli Shun. Poco dopo, i Qing entrarono a Pechino senza alcuna resistenza, e insediarono il giovane imperatore Shunzhi nella Purpurea Città Proibita.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'onomastica cinese il cognome precede il nome. "Wu" è il cognome.
  2. ^ Julia Lovell, The Great Wall: China Against the World, 1000 BC - Ad 2000, Grove, 1º dicembre 2007, p. 254, ISBN 978-1-55584-832-3.
  3. ^ Mark C. Elliott, The Manchu Way: The Eight Banners and Ethnic Identity in Late Imperial China, Stanford University Press, 2001, pp. 1–2, ISBN 978-0-8047-4684-7.
  4. ^ Frederic Wakeman Jr., The Great Enterprise: The Manchu Reconstruction of Imperial Order in Seventeenth-Century China, University of California Press, 1986, pp. 291–318, ISBN 978-0-520-04804-1.
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