Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

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Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato.jpg
Willy Wonka e il gruppo di genitori e bambini.
Titolo originale Willy Wonka & the Chocolate Factory
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1971
Durata 100 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,33:1
Genere commedia, fantastico, musicale
Regia Mel Stuart
Soggetto Roald Dahl (libro: La fabbrica di cioccolato)
Sceneggiatura David Seltzer, Roald Dahl
Fotografia Arthur Ibbetson
Montaggio David Saxon
Musiche Anthony Newley
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio originale

Ridoppiaggio (1983)

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (Willy Wonka & the Chocolate Factory) è un film del 1971 diretto dal regista Mel Stuart. Il film è ispirato ad un romanzo di Roald Dahl, La fabbrica di cioccolato, nuovamente portato sullo schermo nel 2005 da Tim Burton ne La fabbrica di cioccolato, con Johnny Depp nel ruolo già ricoperto da Gene Wilder.

Con il passare degli anni, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato ha acquisito nuova popolarità e un particolare status di "cult movie" per diverse generazioni, grazie in larga parte ai ripetuti passaggi televisivi (specialmente sotto le festività natalizie) di cui è stato fatto oggetto nel corso degli anni. Nella classifica dei migliori 50 cult movies stilata nel 2003 dalla rivista statunitense Entertainment Weekly, il film viene piazzato alla posizione numero 25.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Charlie Bucket vive con la madre e i suoi quattro nonni in una misera casupola all'ombra della fabbrica di cioccolato del grande Willy Wonka, il misterioso fabbricante di dolci che dominava l'intero mercato mondiale. Ed ecco un mattino che il sig. Wonka bandisce un concorso: ai cinque fortunati che troveranno i biglietti dorati nelle tavolette di cioccolato Wonka sarà loro concesso di visitare la fabbrica e a uno dei vincitori una scorta di dolci Wonka da bastare per tutta la vita. Tutto il mondo cade in una sfrenata caccia ai biglietti dorati, e i primi quattro vincitori sono:

- Augustus Gloop dalla Germania: ragazzino obeso e ingordo.

- Veruca Salt dall'Inghilterra: ragazzina capricciosa ed eccessivamente viziata dai genitori.

- Violetta Beuregarde dagli Stati Uniti: ragazza vanitosa e scorretta, campionessa masticatrice di gomme.

- Mike Travis dall'Arizona, Stati Uniti: ragazzo superbo e dipendente dalla televisione.

Charlie ha ormai perso le speranze ma incredibilmente un giorno riesce a trovare il biglietto dorato. Durante il ritorno a casa però incontra il sig. Slugworth, che gli promette benessere e denaro per tutta la vita in cambio della straordinaria ricetta di Willy Wonka del "Succhia Succhia che mai si consuma". Le intenzioni di Charlie però sono buone, perciò non si fa corrompere da Slugworth. Vedendo tutti gli altri vincitori essere divorati dai loro stessi vizi durante la visita alla fabbrica, sarà proprio Charlie grazie alla sua obbedienza e sincerità a vincere un'inaspettata sorpresa finale: l'intera fabbrica di cioccolato.

Differenze rispetto al romanzo[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel film, Charlie lavora come strillone e sua madre fa la lavandaia. Si mantengono così perché il padre di Charlie è morto. Nel romanzo, invece, il padre di Charlie è vivo ed è l'unico membro della famiglia a lavorare; fa l'avvitatore di tubetti in una fabbrica di dentifrici. Per via dell'omissione di tale personaggio nel film, non si accenna al suo rimanere disoccupato in seguito all'inclusione di macchinari sofisticati in questa fabbrica, di cui si parla nel romanzo.
  • Al pari di quanto succede nel film del 2005 sullo stesso soggetto, anche qui, è specificata la provenienza dei bambini vincitori dei biglietti d'oro (nel romanzo no). Costoro, sia in questo film che in quello di Tim Burton, sono accompagnati alla fabbrica di Willy Wonka da un genitore solo, non da entrambi come nel libro.
  • Nel romanzo, non appaiono i personaggi di Slugworth e Wilkinson, così come, di conseguenza, il "Succhia Succhia che mai si consuma" è un'invenzione del film.
  • Nel romanzo, nonno Joe e Charlie non trovano la bibita magica che li fa volare e che loro bevono di nascosto per non essere visti da Willy Wonka che, però, li scopre ugualmente. Nel film, Willy Wonka sta per punire Charlie e nonno Joe per aver bevuto questa bibita senza esserne autorizzati. A quel punto, nonno Joe dice a Charlie che Willy Wonka è un truffatore e Slugworth può conoscere la ricetta del "Succhia Succhia che mai si consuma" (che Wonka vuole mantenere segreta). Willy Wonka, sentendoli parlare, decide di perdonarli e di regalare solo a quel punto la fabbrica a Charlie. L'episodio sopra citato è del tutto assente nel libro.
  • Nel film, è omessa la scena in cui i bambini vincitori dei primi quattro biglietti tornano a casa in pessime condizioni.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Pre-produzione[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di creare un adattamento cinematografico del romanzo di Roald Dahl venne ispirata al regista Mel Stuart dalla figlioletta di dieci anni che avendo appena letto il libro, gli chiese di farci un film.[senza fonte] Stuart mostrò il romanzo al produttore David L. Wolper, il quale era nel bel mezzo delle trattative con la Quaker Oats Company a proposito di un buon veicolo commerciale per introdurre sul mercato una nuova barretta di cioccolato prodotta dalla loro compagnia sussidiaria produttrice di dolciumi "Breaker Confections" con sede a Chicago (da allora rinominata The Willy Wonka Candy Company e venduta alla Nestlé). Wolper convinse la compagnia, che non aveva nessuna esperienza pregressa in fatto di produzione di film, ad acquistare i diritti del libro e a finanziare la pellicola in promozione del prodotto che si sarebbe quindi chiamato "Wonka Bar".[2]

Venne quindi deciso e confermato che la pellicola sarebbe stata un "musical per bambini", e che Dahl stesso avrebbe scritto il copione,[2] anche se il titolo venne cambiato da Charlie e la fabbrica di cioccolato a Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato per promuovere il dolciume sopracitato.

Lo sceneggiatore David Seltzer introdusse nel copione diversi riferimenti letterari che Wonka cita lungo il corso del film, come ad esempio Ode di Arthur O'Shaughnessy, L'importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde, e Il mercante di Venezia di William Shakespeare. Seltzer sviluppò anche il personaggio di Slugworth (che nel romanzo veniva solo citato come rivale di Wonka) ampliandone il ruolo, e diede al tono dell'opera un particolare senso del grottesco, un'ironia talvolta anche crudele, diretta ad un pubblico più adulto (vedasi la scena del battello nel tunnel dove appaiono anche delle immagini disturbanti per un pubblico infantile).

Dahl, provò senza successo a caldeggiare la scrittura di Spike Milligan per il ruolo di Willy Wonka. La sua seconda scelta, Ron Moody, rifiutò la parte. Anche Jon Pertwee non accettò il lavoro a causa di impegni già presi per la serie televisiva Doctor Who. Le audizioni per la parte ebbero così luogo per il periodo di una settimana al Plaza Hotel di New York, dove Gene Wilder venne immediatamente scritturato per il ruolo. Wilder disse che avrebbe fatto il film solo a condizione che la prima apparizione di Wonka sullo schermo lo avesse visto uscire dalla fabbrica zoppicando claudicante con un bastone, per poi perderlo lungo il tragitto, e fare una capriola rivelando di essere sanissimo. Le audizioni per le altre parti furono tenute a New York, Londra e Monaco di Baviera.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il Munich Gaswerks come appare oggi.

Le riprese iniziarono il 30 aprile 1970 e terminarono il 19 novembre 1970. La principale location del film fu Monaco di Baviera in Germania Ovest, perché il regista trovava particolarmente adeguate l'atmosfera e l'architettura di quei luoghi. Gli esterni della fabbrica di cioccolato furono filmati al Munich Gaswerks (Emmy-Noether-Straße 10). La scena finale dove il Wonka-ascensore vola sopra la città contiene immagini dall'alto della città di Nördlingen in Baviera.

Vista aerea di Nördlingen, visibile nella scena finale del Wonka-ascensore.

La reazione di Dahl al copione[modifica | modifica wikitesto]

Roald Dahl disconobbe il film, la cui sceneggiatura era stata completamente riscritta da David Seltzer dopo che egli non aveva rispettato la data ultima di consegna. Dahl disse che era "contrariato" perché "pensava che nel film fosse stata posta troppa enfasi sul personaggio di Willy Wonka e non abbastanza su Charlie, che era il vero protagonista".[3]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La musica composta da Leslie Bricusse e Anthony Newley per la colonna sonora del film ricevette una nomination agli Oscar. La colonna sonora fu inizialmente pubblicata su disco dalla Paramount Records nel 1971. L'8 ottobre del 1996, la Hip-O Records (in collaborazione con la MCA Records, proprietaria del catalogo Paramount), ha ristampato la colonna sonora in formato CD con il titolo "Willy Wonka & the Chocolate Factory - 25th Anniversary Edition".

Le musiche e le canzoni che appaiono nel film in ordine cronologico sono le seguenti:

  • (tra parentesi gli interpreti sullo schermo)
  1. Main Title - medley strumentale dei brani (I've Got A) Golden Ticket e Pure Imagination
  2. The Candy Man Can - Aubrey Woods
  3. Cheer Up, Charlie - Diana Sowle
  4. (I've Got a) Golden Ticket - Jack Albertson e Peter Ostrum
  5. Pure Imagination - Gene Wilder
  6. Oompa Loompa (Augustus) - Gli Umpa Lumpa
  7. The Wondrous Boat Ride/The Rowing Song - Gene Wilder
  8. Oompa Loompa (Violet) - Gli Umpa Lumpa
  9. I Want It Now! - Julie Dawn Cole
  10. Oompa Loompa (Veruca) - Gli Umpa Lumpa
  11. Ach, so fromm (alternativamente intitolata M'appari, dall'opera Martha) - Gene Wilder
  12. Oompa Loompa (Mike) - Gli Umpa Lumpa
  13. End Credits - Pure Imagination

Album colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Willy Wonka & the Chocolate Factory
Artista Leslie Bricusse, / Anthony Newley
Tipo album Colonna sonora
Pubblicazione 1971
Dischi 1
Tracce 14
Genere Pop
Colonna sonora
Etichetta Paramount Records
Note Ripubblicato nel 1996 in CD dalla Hip-O Records

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Main Title (Golden Ticket / Pure Imagination)
  2. The Candy Man
  3. Charlie's Paper Run
  4. Cheer Up Charlie
  5. Lucky Charlie
  6. (I've Got A) Golden Ticket
  7. Pure Imagination
  8. Oompa Loompa
  9. The Wondrous Boat Ride
  10. Everlasting Gobstoppers / Oompa Loompa
  11. The Bubble Machine
  12. I Want It Now / Oompa Loompa
  13. Wonkamobile, Wonkavision / Oompa Loompa
  14. Wonkavator / End Title (Pure Imagination)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La canzone di Marilyn Manson intitolata Everlasting Cocksucker (Remix) presente sulla prima versione non censurata dell'album Smells Like Children del 1995, contiene campionature non autorizzate dal film Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato.
  • La foto del falso vincitore multimilionario del Paraguay è quella di Martin Bormann, leader nazista di cui si persero le tracce alla fine della guerra, e che si supponeva morto durante un bombardamento il 2 maggio 1945. Nel 1972 (un anno dopo la realizzazione del film) fu ritrovato a Berlino uno scheletro. In seguito ad un confronto del calco dei denti, si stabilì che lo scheletro apparteneva effettivamente a Bormann. La ricostruzione (seppur molto marginale) che nel film vedeva Bormann rifugiatosi in Paraguay era quindi, per quel tempo, improbabile, ma non impossibile.
  • La canzone Pure Imagination è stata cantata alla Cerimonia di chiusura dei Giochi della XXX Olimpiade cantata da Russell Brand con la London Symphony Orchestra.
  • Il disco Primus & the Chocolate Factory inciso dai Primus in collaborazione con The Fungi Ensemble, pubblicato il 21 ottobre 2014, è una rivisitazione della colonna sonora del film Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato del 1971[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kara K. Keeling, Scott T. Pollard Critical approaches to food in children's literature p. 221. Taylor & Francis, 2008.
  2. ^ a b Filmato audio J.M. Kenny (Writer, Director, Producer), Pure Imagination: The Story of 'Willy Wonka and the Chocolate Factory', USA, Warner Home Video, 2001. URL consultato il 02 dicembre 2006.
  3. ^ Liz Buckingham, trustee of the Roald Dahl Museum, quoted in Tom Bishop, "Willy Wonka's Everlasting Film Plot", BBC News. July 2005, http://news.bbc.co.uk/2/hi/entertainment/4660873.stm.
  4. ^ Davide Moncalero, Primus - Primus and the chocolate factory, Metallized. URL consultato il 29 ottobre 2014.

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